Le Note di Stepv11 1° Parte

MI PRESENTO

Finalmente, dopo varie peripezie, posso presentarmi anche io:

56 anni, ingegnere meccanico, socio in una Società di Ingegneria che opera nel settore degli impianti civili ed industriali , mi ha introdotto qui il mitico Pedro, che ha lavorato con me alla fine degli anni 80.
Sono sempre stato appassionato di F.1, poi di moto e infine prestato ai rally, dove ho corso come navigatore per quattro anni.
Posso fregiarmi di avere avuto il mitico Giotto Bizzarrini come docente all'Università e di avere visto dal vivo le gare di F.1 dei primi anni 70, Monaco e Monza in particolare.
Non seguo la F.1 attuale, ma mi piace sempre quella storica e qui credo di avere trovato il posto giusto.....

IL PROFESSOR BIZZARRINI

Vorrei salutare tutti e Pedro in particolare con un breve racconto su Giotto Bizzarrini, mio professore di Tecnica delle Prove su Motori per Autotrazione all'Università di Firenze a Ingegneria.
Premesso che era, ovviamente, diverso da tutti gli altri professori, più che altro presi dall'esercizio della loro baronìa, Giotto Bizzarrini era un personaggio vero, uno che arrivava al parcheggio di S. Marta con un furgone un pò sgangherato e carrello con una F.3, perchè poi doveva andare al circuito del Mugello a provare.

Durante l'anno, a lezione, ed eravamo in quattro a seguirlo (no quattro gatti, ma quattro studenti) , il Suo dogma principale, più volte espresso con rafforzativi vari era il seguente: "sui collettori di scarico, chi capisce un pò di termodinamica, eh ci deve convogliare aria fresca, così si migliora il rendimento volumetrico senza spendere un caxxo".
Quando gli pareva, e non era comunque troppo propenso, ci raccontava qualche aneddoto della Sua vita professionale. Uno bellino è di quando scappò per una settimana dalla Ferrari. Stavano lavorando sulla 250 GTO e la pista di prova per la verifica pratica degli interventi era la strada dell'Abetone. Un pomeriggio partì dalla fabbrica e si avviò a velocità sostenuta, cioè pieno, verso l'Abetone. Preso dalla situazione e dal poco traffico, usando le parole sue " Eh mi feci prendere la mano....", su un tornante, in uscita centrò un mezzo agricolo, disfacendo il prototipo, del valore all'epoca, di mezzo miliardo...... Senza pensarci un attimo, sapendo che il Vecchio lo avrebbe fatto ammazzare nel piazzale di fabbrica, organizzò per il recupero del relitto e scappò.
Per una settimana si rese irreperibile (non mi ricordo se entrò in malattia)  e poi sperando che le acque si fossero calmate, tornò al lavoro. Il pomeriggio stesso, mentre era in buca a lavorare sul relitto, vide un'ombra sinistra che dall'alto lo osservava. "Come va Ingegnere?". "Eh benino, insomma ho fatto un pò di danni...." "Non si preoccupi, qui da noi si dice sempre che chi va al mulino si infarina" E se ne andò senza urlare, come suo solito. Di questo episodio ho trovato traccia anche nel libro "Ferrari che gente".
Bizzarrini era convinto che Ferrari era, si, uno che urlava in faccia come un pazzo, ma che in realtà fosse al massimo della sua pericolosità quando parlava piano e rimaneva calmo, come quando lo fece buttare fuori dal Rag. Della Casa insieme a Chiti, Tavoni etc, dopo una normale riunione di lavoro, ma su questo argomento non ha mai voluto andare oltre. 
Appena avrò tempo vi racconterò di quando entrò in Presidenza urlando come un pazzo e noi quattro dietro a Lui, che si sembrava dei pulcini bagnati....
 
bizzarrini
 
Ecco un altro episodio che ho vissuto in diretta con Bizzarrini protagonista:

21 luglio 1982, i quattro gatti si presentano a S.Marta per dare l'esame di Tecnica delle Prove su Motori per Autotrazione . L'atmosfera è tranquilla, non è quella di quando si andava a fare l'esame di Meccanica, ma siamo sempre a dare un esame.
Ecco il Prof.: "Buongiorno ragazzi, state tranquilli che oggi un boccia nessuno, un sono qui per bocciare!".
Eh vai, si sapeva, ma è comunque un toccasana per il nostro umore.
Ad un certo punto arriva il Segretario e gli bisbiglia qualcosa all'orecchio, al che il Nostro avvampa ed inizia a urlare come un forsennato "Mi hanno rotto i co...oni queste teste di caxxo, se vogliono che vada via me lo devono dire su i' muso, ma un hanno le palle..." Il Segretario a voce sempre più bassa tenta inutilmente di calmarlo, ma Bizzarrini è una furia. Poi vedendo i nostri volti sgomenti, si rende conto che una qualche spiegazione ce la deve pur dare "Allora, un vengano a fare la Commissione d'esame, perchè gli hanno da fare, questi pezzi di m....., gli è tre mesi che c'è l'appello fissato, ma ora l'è finita, perchè io mi sono rotto i co....ni...."
Per chi non lo sapesse,  la prassi vuole che ad ogni esame siano, anche virtualmente, presenti almeno tre professori, che poi firmano il verbale come Commissione, e quel giorno i due Commissari aggiunti, per giochi politici di basso livello si erano dati indisponibili. Bizzarrini ci dice "Forza, si va dal Preside, l'esame si fa, fosse l'ultima cosa che faccio in questo convento". Noi si parte dietro al Capo, senza sapere bene cosa fare, ma senza il minimo dubbio, gli saremmo andati dietro anche in un pozzo.
Aula di Presidenza ore 9.15: Bizzarrini apre la porta senza bussare seguito dal Segretario e dal manipolo di seguaci costituito da quattro studenti, come minimo perplessi ed inizia a tuonare: " Caro mio, io mi sono rotto i cog...ni, questa volta il vaso gli è pieno, eh vo a fare l'agricoltore diretto, così un mi rompe più le palle nessuno...Lo sai come sto a coltivare i miei pomodori?".
Il Preside, che era persona pacata e intelligente, non prova nemmeno un minuto a calmarlo e senza dire una parola alza il telefono e chiama: due parole, riattacca ed esordisce così: "Oh vai Giotto, oggi sarò membro della Tua Commissione d'esame insieme al Prof. Nerli, cosa vuoi di più? Preside e Vice Preside ai tuoi servigi....." Fu così che il Prof. Bizzarrini decise di continuare a fare il Prof. con grande soddisfazione di tutti gli appassionati di Meccanica, quella con la M maiuscola.
Per la cronaca, quattro trenta  Cheesy Cheesy

METTI UNA SERA...
 
Metti una sera....

Era una sera d'estate del 1982 ed io ero seduto sul muretto davanti al Bar Machiavelli a fumare una sigaretta in santa pace. D'un tratto si ferma una Mercedes a me familiare, con a bordo due volti noti, che chiamerò Marco e Alessio, pilota e navigatore da rally. Eh si perchè anche io in quegli anni correvo quasi tutti i fine settimana ed ero un apprezzato navigatore.
"Icchè tu fai lì tutto solo? Vieni con noi, si va a provare il Montevettolini (n.d.r. prova speciale del Tirrenia Rally nei pressi di Monsummano), così tu ci dai un parere sulle note" Tutt'altro che stupito, guardo l'orologio e faccio due calcoli, sono le undici, massimo all'una siamo a casa. Salgo in macchina e via.
Dopo poco siamo a Monsummano alla partenza della P.S.. La Mercedes del babbo di Marco, impropriamente usata per provare un rally, ha un motore a benzina di 4200 cc. con cambio automatico, una pesante bomba. L'inizio è fatto da tornanti e brevi rettilinei in sequenza. Marco in uscita schiaccia pesante sul pedale del gas ed usciamo di traverso senza grossi problemi. Io dietro con cintura sono tranquillo, fino a prova contraria...
Su un tornante destro, il leggero ritardo indotto dal cambio automatico nel trasmettere i cavalli alle ruote posteriori  ci è fatale e la ruota posteriore sinistra, posta ormai sull'erbolina di bordo strada,  inesorabilmente scivola verso la scarpatina trascinata dal peso della Mercedes. E' un attimo: usciamo di strada e fatti alcuni metri centriamo un ulivo secolare con una certa violenza, rimanendo nella scarpata su un fianco. Di fatto abbiamo iniziato la raccolta delle olive nel pistoiese... Dopo i consueti tutto bene?, iniziano i problemi. I vetri elettrici sono bloccati, così non posso passare dal finestrino e qualcuno mi deve tenere aperto lo sportello, che in caso mi venga addosso mentre esco, mi potrebbe anche ammazzare, visto che pesa come una cinquecento. Si fermano altri rallisti ed alla fine mi tiro fuori. Per prima cosa vedo che l'ulivo è ormai parte integrante della calandra ed il radiatore e relativi supporti, cofano compreso,  sono andati. Ad occhi e croce alcuni milioni di danni... Non sono ancora stati inventati i cellulari, quindi vado a Monsummano con un passaggio e da un bar chiamo il carro attrezzi, che arriva alle ore una e trenta. Nel frattempo chiamo anche un taxi per il mesto ritorno a casa.
Ma dov'è Marco? Chiedo ad Alessio,  che mi dice di non averlo visto da quando è arrivato il carro attrezzi.
Caxxo, stai a vedere che è scappato... Ad un tratto sento come una litania, una sorta di preghiera che proviene dal tornante sottostante, così mi avvicino e vedo uno a sedere in terra con la testa fra le mani che ripete, senza soluzione di continuità "il mi babbo m'ammazza, il mi babbo m'ammazza..." e direi che conoscendo il personaggio non si allontanava troppo dal vero.
Alle ore 3.50 rientro a casa senza altri problemi  Wink e pensare che stavo fumando una sigaretta in pace.

CHE LA  VUOI UNA MORA?
 
Erano i primi anni 80 ed io ero uno stimato navigatore cui i neofiti spesso si rivolgevano per avere consigli e chiarimenti sul Regolamento CSAI, che io sapevo praticamente a memoria.
Una sera di fine estate venne da me un ragazzo, che poi sarebbe diventato un ottimo navigatore a livello medio alto, e mi tirò da parte. Era scuro in volto e tradiva una notevole preoccupazione.
"Senti domani un corro, ho troppa paura di stare accanto a Marco, è pazzo furioso..."
Io senza sapere se c'era stato o meno qualche episodio scatenante, feci chiaramente presente che, con una simile fuga il giorno prima della gara, si sarebbe s*******ato a livelli planetari. Inoltre tutti conoscevano il soggetto in questione e quindi, accettando di fargli da navigatore, avevi già scommesso su una forte probabilità di non arrivare al traguardo, ma non per rottura....Comunque sentiamo.
"Ascolta che fosse così pazzo non lo sapevo, senti cosa è successo ieri sera: eravamo con l'A112 muletto a provare, quando su una destra due (circa 90° n.d.r.) siamo usciti e siamo andati giù nella scarpatina, per fortuna frenati da cespugli e rovi presenti in grande abbondanza.....Quando ci siamo fermati a mezz'aria e mentre dai finestrini aperti entrava di tutto, polvere, erba, insetti etc, Marco si gira verso di me e con aria divertita mi fa: "Che la vuoi una mora, guarda quante ce n'è..." allunga una mano fuori dal finestrino, ne coglie una e me la porge come nulla fosse..."
Attonito anche io, ma soprattutto ridendo come un matto, gli detti una pacca sulla spalla e gli dissi " Corri vai, che dopo questa non ti può succedere null'altro" E infatti, fecero una bella gara.

RALLY DI SAN MARINO 1981
 
Non posso competere con Caneva, ma qualcosa posso raccontare.

Rally di S. Marino 13-14 novembre 1981 - gara valida per il Campionato Italiano Rally Internazionali e per il Campionato Europeo Shocked

Ora dovete sapere che noi non si mirava mai basso e considerato che fatti cinque risultati utili, cioè partenza ed arrivo in altrettanti rally nazionali, in base a quanto concesso dal Regolamento CSAI si poteva chiedere la licenza internazionale di grado C e correre appunto Rally come il S.Marino che prevedeva 584 km di prove speciali su terra da fare in due giorni (quando oggi un mondiale si fa con meno di meno di 300), si decise di passare agli internazionali.....

La scuderia manda la richiesta alla CSAI e in due giorni Cannizzaro in persona ci fa avere gli attestati sostitutivi in attesa della Licenza ufficiale che richiedeva più tempo. Ma comunque si poteva correre.

Andiamo a provare e in due giorni massacranti distruggiamo completamente la trasmissione di una 131 della Hertz: gli sterrati di S. marino sono meravigliosi, ma la Fiat di serie non poteva sopportare tanto e i ricordo ancora lo sguardo attonito del casellante quando tornammo alla base.....

Arriviamo alle verifiche tecniche e subito ci rendiamo conto di essere in un altro mondo: Audi ufficiale con Cinotto-Radaelli, Opel ufficiale con Tony-Rudy, Talbot Sumbeam con Ormezzano, Porsche, Stratos etc insomma un'emozione.

Ma dopo le verifiche tecniche (positive) alle verifiche sportive una doccia ghiacciatissima: il Commissario Sportivo non accetta i nostri attestati sostitutivi, dice che in quella forma potremmo averli fatti noi a casa. Io tiro fuori la domanda con le attestazioni dei cinque risultati utili conseguiti, ma lui è irremovibile, anzi con una punta di sarcasmo mi fa capire che a suo avviso quel regolamento è una ciofeca, che noi due siamo degli incoscienti a presentarsi ad un rally simile senza esperienza e che in fondo non ci fa partire per il nostro bene. Tralascio di narrarvi i miei pensieri e naturalmente non li esterno a quella testa di caxxo, anche se qualche dubbio che avesse ragione.... Sono le 16.45 di venerdì 12 novembre , mi aggiro come un disperato a chiedere consigli, ma tutti mi dicono che con quella testa di caxxo lì non ce la può fare nessuno. Mi presentano anche l'Ing. Cadringher, persona squisita, ma lui mi dice che è il Commissario Tecnico e nulla può. Poi mi si accende la lampadina: telefoniamo a Roma alla CSAI, ma chi vuoi che ci sia di venerdì alle 17.30 a Roma a lavorare? Ma io non sento discorsi, munito di gettoni trovo  a cento metri una cabina telefonica e chiamo. Dopo alcuni interminabili squilli, mi risponde una voce sfavata:" CSAI Romaaaa" "Buonasera avrei bisogno di parlare con il Sig. Michele Cannizzaro. è cosa urgente, grazie" "Cannizzaro non l'ho visto nemmeno stamani" E mentre fuori dalla cabina il mio pilota mi guarda e scuote la testa, io non mollo "Ma c'è qualcuno nel suo ufficio?" Ancora più sfavato "Mah, ora se guarda" dopo un'attesa nella quale ho la chiara visione della nostra Escort RS2000 Gr.1 sul carrello mentre sussulta sulla via del ritorno, una voce femminile e gentile dice "Buonasera, mi dica" " Signora siamo nei guai qui a S. Marino e le spiego il tutto" lei mi fa finire e poi gentilmente dice"Mi spiace, ma  Michele è in ferie e torna lunedì" Io ormai bevo anche acido fluoridrico come fosse minerale e rispondo" Guardi Signora è un caso disperato, abbiamo bisogno di un aiuto subito, può cercare il nostro incartamento, è roba di pochi giorni fà" La Signora è un angelo e ci proverà, solo che devo richiamarla tra 10 minuti. Nel frattempo mando il mio pilota a chiedere allo ******o se per piacere può venire qui a cento metri per parlare con la CSAI (i cellulari quando servivano per davvero non erano stati inventati). La risposta sarà semplice e concisa:" io sono qui per esaminare documenti e non voci telefoniche" Azz.
Passati nove minuti e 59 secondi richiamo "Signora, che mi dice?" "Ho trovato l'incartamento e l'originale degli attestati che vi abbiamo mandato per fax!" Abbiamo vinto. Un problema, non ho il numero di fax della Direzione Gara per ricevere i documenti. Lascio l'uomo a telefono (non si sa mai la Sig.ra scappasse) e mentre i gettoni cadono a profusione parto in una progressione degna di Carl Lewis, trovo il numero da un Commissario e torno alla cabina quasi defunto.
Arriva il fax con tanto di verbale accompagnatorio, mentre arriva sono lì ed ho i testimoni che lo vedono uscire dal fax con l'intestazione CSAI. Lo prendiamo ed andiamo dall'animale che ci vuole mandare a casa. E' scettico, sfoglia tutto in silenzio, ci pensa e poi quasi scocciato accetta la nostra partecipazione.
Esco in silenzio dalla Sala, scendo un piano e lancio un urlo liberatorio devastante. Si corre!!!!!!!!!!!!!

to be continued
 
81sanmarino
 
Dopo tutte le avventure delle verifiche, mi concentro sulle note e vi dico che mettere a pulito più di 250 km (le prove vengono tutte ripetute due volte) di curve, allunghi, riferimenti è tanta roba. Alle 2.30 di mattina sono ancora lì nella hall dell'albergo, stanco come una bestia, ma conscio che senza quel lavoro non avremmo potuto correre, quindi....La mattina presto iniziano le partenze, noi abbiamo il 75, quindi ho un pò di tempo per controllare che tutto sia a posto per quanto riguarda il piano assistenza, quali e quanti pneumatici  siano sul furgone, che i meccanici abbiano ben capito dove andare etc. Trasferimento verso la prima prova tranquillo che ci serve per capire meglio le Pirelli SG35 da terra che hanno una notevole deriva e che permettono intraversate pazzesche sull'asfalto. Sono stranamente troppo tranquillo, d'altra parte debuttare in un internazionale sulla terra in un S. Marino è cosa da pazzi, quindi devo essere tranquillo per forza. Partiamo con un passo tranquillo, giustamente non possiamo incartarci in un muro alla prima prova in un rally di 580 km di prove speciali... A fine prova chiedo un pò di tempi e vedo che siamo nella mischia (circa 20 iscritti in classe 15 - gruppo 1 da 1600 a 2000!!!), non possiamo certo prendere a riferimento Bentivogli che ha la Escort RS ufficiale, certo che quello davanti ci ha dato un secondo a km e quello dietro uguale. Di fronte a questo rilievo tutti i buoni propositi vanno a farsi benedire e decidiamo di attaccare un pelino di più. Così inizio a guardare davanti attraverso il finestrino laterale e cominciamo a ragionare. Dopo qualche prova ho individuato i nostri concorrenti diretti: il locale Muccioli con la Opel Kadett GTE, un tale Vardanega di Bassano con la RS, Pigoli (che poi diventerà un ottimo pistard con la BMW) con la Opel Manta GTE ed uno svizzero che sembra un francescano di nome Cattaneo, con la Manta anche lui, che ha un piedino assai ignorante a dispetto dell'aspetto ascetico. Il percorso lunghissimo ci porta a correre in zona Urbino attraverso due anelli da ripetere due volte, così al secondo passaggio miglioriamo le nostre prestazioni in modo cospicuo. Il mio uomo comincia a prenderci la mano ed i traversi sono sempre più redditizi e meno spettacolari, la macchina deve scorrere senza impuntarsi troppo, sennò si perdono giri preziosi e la cavalleria non è mai troppa. Al secondo riordino facciamo il punto: attaccare senza pietà nella prova di trenta (diconsi 30 km!!)  che va a S.Agata Feltria. In quella prova c’è di tutto, salita su terra veloce, asfalto e discesa con tornantini,  per finire su una carrabile a due corsie su terra battuta percorsa normalmente dai pulman di linea. Dopo una decina di km, la prima nota importante: Pigoli lascia la compagnia preferendo inserire il frontale della sua Manta nel terrapieno di un uliveta. Per lui e Roda nessun problema fisico, li vediamo appollaiati tranquilli in attesa della fine della prova. Altri dieci km e anche Vardanega provvede a centrare un albero dopo un tornante e saluta tutti. Noi, galvanizzati come pochi, continuiamo ad attaccare, c’è lo svizzero che non molla. Verso la fine della prova sento distintamente nell’interfono realizzato dal grande Quaglino, il respiro del mio pilota che si fa via via sempre più affannoso: non era mai successo, anche se dopo quasi trenta km fatti a fuoco è plausibile,  solo che siamo nel tratto più veloce, velocità stimata in certi tratti 160-170 km/h, che sulla terra battuta sono tanti… “100 in S3-  chiude al cartello lavori” lancio questa nota e con la coda dell’occhio, realizzando la lentezza con cui scala dalla quarta alla terza,  vedo che è in bambola e così grido “Ma chiude!!!”  L’uomo, scosso dal mio grido di allarme, chiude istantaneamente di brutto e per fortuna controlla la successiva derapata facendo il pelo alle transenne dei lavori per frana. Salvi per miracolo. A fine prova mi batte il cinque e mi ringrazia.
Dopo la prima tappa siamo quarti di classe e 19i assoluti, un risultato stratosferico, ma c’è appena un’altra tappa da fare….

to be continued
 
Finita la prima tappa siamo sfiniti, quindi il tempo materiale di mettere a posto un po’ di documenti per l’assistenza e andiamo a letto, non prima di aver ricevuto notizie disastrose: l’indomani nelle prove in quota è previsto ghiaccio a profusione. Non abbiamo mai corso con le chiodate. A letto ci vado, ma da lì a dormire ce ne corre un bel po’, quando davanti agli occhi scorrono sempre le stesse immagini, con una RS 2000 che se ne va incontrollata in un bel burrone….Non nascondo che quella notte ho avuto parecchi ripensamenti sul fatto che fossi lì per fare un rally, ma appena indossata la tuta ignifuga è passato magicamente tutto, indietro non si torna.
Fatta la prima  prova, andiamo verso il punto fissato con l’assistenza per mettere le chiodate e aspettiamo l’arrivo del nostro Transit.  Come mai non sono ancora arrivati, visto che venivano qui direttamente? Apro il CB, li chiamo e tra un gracchio ed un altro apprendo una notizia terrificante: sono bloccati da un ingorgo su una stradina secondaria e non potranno arrivare per tempo. Comunico la notizia al mio uomo e quasi all’unisono iniziamo a bestemmiare come solo i toscani sanno fare. Ma comunque ci avviamo ad inizio prova, e mentre metto la tabella sul tavolino dei commissari di prova mi sento come Cesare Battisti quando si reca al patibolo, Le cinque dita davanti al vetro davanti finiscono e così inizia l’avventura. Per terra c’è un velo di ghiaccio piuttosto robusto e noi non siamo più i 75i a partire, ma contando che uno non è ripartito siamo i 18i ed il velo resiste. Così fatte sulle uova le prime due curvette leggere, la situazione precipita quando dopo un allungo in discesa c’è un tornante destro. La macchina si intraversa in modo assai anomalo, cioè ci giriamo, ed a marcia indietro andiamo giù, fuori strada, ad una velocità non proprio bassissima. Mentre il rumore sordo dei sassi che urtano il pianale mi richiama alla dura realtà, l’ultimo pensiero è che potremmo farci male, il primo pensiero è che l’avventura è finita, maledetti tutti! Quando, dopo un tempo infinito la macchina si ferma siamo integri e soprattutto siamo in strada! Abbiamo tagliato un tornante e siamo ricaduti in strada. Caxxo, siamo contromano, ma con un paio di manovre ci raddrizziamo e si riparte, con la macchina che sembra a posto; di certo con grande cautela, ma arriviamo giù a fine P.S. Chiedo il tempo dello svizzero e chiaramente abbiamo preso un minuto, e forse compromesso la lotta. Ma la gara è ancora lunga. Arriviamo ad Apecchio dove troviamo la fila davanti a noi: qualcuno ha capottato, con piccoli danni personali e la prova è stata annullata, si farà quindi in trasferimento, prendendo tutti il tempo del peggiore fino ad allora passato. A noi non cambia niente. Però cambia tutto.Durante il trasferimento in prova detto comunque le note, così decidiamo di provarle e cosa succede? Arriviamo su un dosso da terza piena e recito Dosso+ in S3, quando invece si presenta un D2 piuttosto secca… Fortuna volle che andavamo piano! Nel copiare le note avevo saltato un rigo pieno e lassù qualcuno ci ha amato in modo quasi incredibile. Direi che abbiamo avuto un culo spaziale. Correggiamo le note e quella prova ci porta fortuna anche al secondo passaggio, quando il francescano svizzero, che partiva ormai davanti a noi,  si è stampato su un costone roccioso in una sinistra piuttosto veloce… senza danni per fortuna. A questo punto siamo secondi di gruppo dietro alla RS ufficiale di Bentivogli e nessuno ci crede, noi men che meno. Insomma finiamo la gara all’undicesimo posto assoluto su oltre 170 partenti e secondi di gruppo 1 dietro ad un ufficiale.
Alle premiazioni, quando ci chiamano, so che due file dietro c’è il Commissario Sportivo che non voleva farci partire, perché inesperti. Così quasi istintivamente mi volto e vedo che mentre applaude anche lui mi fa il gesto del pollice alzato: una soddisfazione che mi porterò dietro per tutta la vita.

LA STRATOS E LA LANCIA RALLY 037

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Guarda, ti posso anticipare una cosa, visto che ora sono di furia: nella mia carriera ho corso solo con due macchine nate praticamente per correre, la Stratos e la Lancia Rally 037 e ti posso dire che con la prima ho goduto tanto, con la seconda mi sono preoccupato tanto.....poi ti spiegherò.

La Stratos era una vera macchina da corsa, la 037 era più veloce, ma in realtà era una Beta Montecarlo modificata sapientemente dall'Ing. Limone.

Ho fatto solo due rally con la Stratos ed uno con la Lancia Rally.

La Stratos aveva un V6 da 2400 cc aspirato e suonava come un violino, la 037 un quattro in linea con compressore volumetrico ed in staccata si sentiva un gran tintinnio proveniente da dietro...

Quando ti sedevi sulla Stratos eri dentro una macchina da corsa, con il montante a filo casco ed un'atmosfera di grande fascino, quando ti sedevi sulla 037 avevi i piedi fuori dall'abitacolo in mezzo al traliccio in tubi che sosteneva le sospensioni anteriori e le immagini di Bettega con le gambe maciullate in Corsica nel 1982 inevitabilmente ti passavano davanti agli occhi come flash sparati nella notte.

Ciò premesso le questioni sul fuoco non erano contemplabili, sennò veramente non si correva, anche se Garzoglio sulla Stratos ci ha rimesso la vita per salvare Pregliasco.

Insomma la Stratos aveva ed ha un altro fascino, anche se per la cronaca l'unico Rally fatto con la 037 lo abbiamo vinto, e vi racconterò quanto prima la storia....


RALLY DI PROSERPINA 1982

Dicembre 1982 - Finale Campionato Nazionale Rally - Rally di Proserpina - Coppa Città di Enna

Quell'anno il Campionato Nazionale prevedeva prima le qualificazioni di zona e poi tre finali: Imperia, Radicofani (terra) e Enna. A Imperia non era andata tanto bene, ma soprattutto ci rendemmo conto che la nostra gloriosa RS2000 in Gr.2 aveva dei grossi limiti contro le vere Gr.2 (Opel Kadett, Alfa GTV) e mi spiego meglio: in Gr. A non eravamo competitivi a causa del motore, perchè la Ford non aveva omologato il kit Cosworth, quindi gioco forza ci dirottammo verso il Gr.2, ma lì emergevano limiti telaistici, soprattutto legati alle sospensioni posteriori dotate di molle a balestra Shocked Eh si, il grande limite di quella macchina era proprio lì, e nelle staccate in discesa si saltava come cavallette, ma anche e soprattutto in pista, cioè nelle prove speciali in circuito, le staccate erano un grosso problema. Decisivo purtroppo, come vedremo dopo. La trasferta in Sicilia avvenne via mare, da Napoli, di notte con un mare che dire agitato è dire poco. Si ballava come turchi e di dormire non se ne parlava proprio, perché a me quando intravedo problemi e non vedo cosa fa chi comanda, mi girano sempre le palle.... Così andammo in coperta e trovammo il grandissimo Panteghini, bresciano sfacciato come pochi, anche lui poco propenso al sonno. Fu deciso di andare in plancia e chiedere al comandante se c'era da preoccuparsi o meno. Così, attraverso una fila sterminata di divieti di accesso violati, Panteghini ci guidò fino in plancia e lì fu grande lo sconcerto dei presenti, che però travolti dalla simpatia del bresciano e contagiati dalla sua allegria, ci accolsero da grandi signori e ci spiegarono il funzionamento di tutta la nave; tra l'altro vedere dalla plancia il mare mosso illuminato dai fari del traghetto e la prua che quasi entrava in acqua fu uno spettacolo. E comunque era tutto sotto controllo, grande professionalità e strumentazione di alto livello. Giunti ad Enna, una piccola caratteristica città su un altopiano, facemmo subito tappa a Pergusa, luogo sacro e teatro di sfide memorabili a gas inchiodato fra grandi campioni (Clark, Hill, Scarfiotti, Bandini etc), un santuario appunto. Una prova speciale del rally si sarebbe svolta in pista con alcune limitazioni. Nel paddock, nel quale si respirava ancora l’odore della storia delle corse, stavano scaricando la Opel Ascona di “Bronson”, pseudonimo di un pilota locale del quale si sapeva poco, se non che fosse un ricco sfondato operante nel settore edile. Il suo navigatore era un personaggio di quelli veri, e si narrava nell’ambiente, che una volta, dopo che avevano raggiunto uno in P.S, Eros, vedendo che il tizio non si spostava, tirò fuori la pistola a tamburo che teneva nell’apposito spazio e aprì il fuoco, naturalmente sparando verso l’alto dal finestrino ….Wink. Mi presentarono “Bronson” e chiacchierammo un bel po’ di corse e assatti, ricordo che era uno molto pacato. Mentre parlavamo amabilmente, un altro pilota, mi pare Ceccato, gli chiese se aveva con sé ..non capii cosa, Bronson si toccò la coscia lungo la Maxessoire da F.1 ed evidenziò la sagoma di una pistola a tamburo, dicendo “Non me ne separo mai…”. Dopo una decina di anni ricollegai tutto: l’uomo in questione era il cassiere di Cosa Nostra, braccio destro di Riina e non si muoveva foglia o appalto senza il suo beneplacito. Fu uno dei pentiti decisivi.

to be continued

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Rally di Proserpina 2° parte.

Il Rally, almeno mi sembra di ricordare prevedeva un prologo di pomeriggio in pista a Pergusa, con una P.S. che utilizzava la pista con delle chicane artificiali fatte con coni di gomma. Il lago con i relativi acquitrini era uno spettacolo, inoltre tutto l’ambiente esterno ricordava il periodo d’oro delle corse, quello fatta di uomini veri. Il muretto dei box, i box stessi , le tribune in cemento. Un vero e proprio tuffo nel passato.
Poichè era la prima volta che si faceva una P.S. in pista c’era l’incognita dei cordoli: come prenderli senz a spaccare una sospensione e senza essere mangiati vivi? Per fortuna tra i prioritari c’era gente con macchine tipo la nostra e così andammo a bordo pista per capire. Quello che mi impressionò di più fu Rayneri con la Kadett GTE Gr.A, ma anche Speranza, nostra avversario diretto con la GTV, non andò male. Si trattava di salire sul cordolo “dolcemente”, sfruttando al meglio la traiettoria giusta, senza andarci sopra con violenza.
Quando fu il nostro turno, capimmo al volo che il problema era un altro: sulle staccate il posteriore saltava talmente tanto che non entravano le marce, tanto fletteva il telaio! Per scalare il nostro doveva usare una certa violenza ed un paio di volte le grattate furono udite anche sull’altipiano di Enna. Chiaramente il tempo non venne, anzi. Comunque la sera ci aspettava la partenza vera e propria e le prove speciali erano di nostro gradimento, veloci e larghe, con premi e cotillon per chi aveva una guida pulita e scorrevole.
E invece dopo le prime tre prove, quattro con la prova in pista, eravamo quinti di gruppo a 20 secondi da Speranza. Una situazione che dopo 12 prove ci avrebbe visti esimi e disonorati. Qualcosa doveva cambiare. Così durante il trasferimento verso la quinta prova fu deciso che quella prova avrebbe costituito il cambio di marcia della gara: i primi cinque km erano tutti in discesa nel sottobosco, eravamo prossimi agli 0°C e con le gomme fredde per almeno due km bisognava stare attenti, molto attenti, una chiazza di umido e finivi nel bosco a fare marroni. Non si poteva fare la furbata di arrivare alla partenza all’ultimo minuto con le gomme calde, perché non c’era lo spazio per passare e avremmo rischiato di pagare al C.O. Alla partenza in macchina c’era un silenzio irreale, si sapeva che c’era verso anche inserire un albero secolare in macchina e non era una bella prospettiva, ma in quella maniera non si poteva continuare. 5,4,3,2.1 VIA! E cominciarono i chilometri più rischiosi della mia vita. La strada era umida, c’erano chiazze dappertutto ed in staccata si sentiva che da un momento all’altro,  soprattutto davanti, si poteva perdere la macchina. Furono almeno tre minuti al alto tasso di terrore! Ma poi le gomme andarono in temperatura e si continuò ad attaccare come bestie, però senza i rischi di prima, veramente incredibili. A fine prova allo stop c’era Cassina, che correva con Speranza, ad aspettarci, forse aveva un presentimento, Mi danno la tabella con il tempo, e lui dal finestrino mi chiede quanto abbiamo fatto: semplicemente avevamo dato 10 secondi in dieci km ad uno come Speranza, roba da bordoni, e mi vengono ancora, quando Cassina, deglutendo a malapena la notizia, ci dice “*****o, come avete fatto?. Bravi davvero”.
Gara riaperta, ma la prova dopo, il cambio ci ha lasciati, sicuramente provato dalle staccate in pista, e così sono finiti la nostra gara ed il Campionato.


TIRRENIA RALLY 1984

16.03.1984 - Tirrenia Rally gara valida per il Campionato Nazionale Rally - Coppa Italia IV Zona

E' il nostro debutto sulla Lancia Rally e probabilmente (come poi sarà in effetti)  la mia ultima gara, poiché a casa mia mi avevano chiaramente spiegato che se non mi laureavo entro la fine dell'anno potevo tranquillamente cercarmi un lavoro presso il Mercato Ortofrutticolo di Novoli (FI). Inoltre mi ero messo con una ragazza che per la prima volta in vita mia mi aveva fatto girare la pompa cardiaca ai limiti di progetto...

Ciò premesso, visto anche il tipo di vettura ed i rischi connessi, non si poteva scendere da una Escort RS 2000 gr.2 e salire su una bestia simile da oltre 300 CV senza prepararsi in modo adeguato, previo analisi delle funzioni cerebrali. E vero che avevamo anche corso con la Stratos, ma solo due gare nel 1982, di cui una della durata di un trasferimento....

Così un mesetto prima della gara, oltre a consumare l'asfalto delle prove speciali per fare delle super note, andammo da Volta a Torino per procedere alle necessarie prove. L'Officina di Volta era molto piccola, ma dalle foto attaccate alle pareti si capiva subito che si era entrati in un luogo sacro. C'era tutto il Gotha dei rally attaccato a quelle pareti. Il circuito di prova era un largo salitone con alcune curve a seguire, alla periferia di Torino, appena fuori una squallida zona industriale, ma che consentiva di aprire il gas senza problemi di emissioni acustiche fastidiose...
Prima parte Volta con a fianco Orazio, poi dopo un paio di tornate guida Orazio, piuttosto bianco in volto, poi toccherebbe a me e puff! il Quattro cilindri si rifiuta di tornare in moto. In mezzo ad un vasto risonare di bestemmie piemontesi e toscane insieme, si capisce che il problema è elettronico e quindi il Vate ci comunica che la prova è finita, e che ci avrebbe portato un muletto a Tirrenia il giovedì prima della gara, in modo da farci "acclimatare". Sarà, ma a me cominciano a girare le palle, perchè il culo sopra ce lo volevo mettere quel giorno. Punto e basta.
Mi devo accontentare del racconto di Orazio sulla strada del ritorno: è una bestia pazzesca, gli occhi mi schizzavano fuori dalle orbite, lo sterzo mi scappava dalle mani, mi sentivo schiacciato sul sedile etc. Incominciai così a pensare alla cabala, vuoi vedere che quella è davvero l'ultima gara che faccio, ma non perchè smetto.... Pensieri funesti, da scacciare in tempo reale, ma che non si scacciano tanto facilmente, quando li hai nella testa....

Arriviamo al fatidico test,  il giovedì notte prima della gara sul Monte Serra, prova tutta in salita scelta per testare il muletto. Volta arriva domani, ci comunica il meccanico inviato da Torino, intanto si può provare tranquillamente. Sarà. La macchina è un muletto quasi in versione stradale, ben diversa da quella da gara, molto diversa. Infatti, dopo aver svolto i necessari aggiustaggi sulle cinture, si parte ed io non mi trovo affatto impressionato, anzi la Stratos, nei miei ricordi pur sbiaditi, era stata molto più impressionante. Nell'interfono sento un chiaro e nitido:" Questa macchina non va un caxxo". Torniamo giù e spieghiamo al meccanico che ci sono problemi e così sale lui con me accanto e tira un pò per due o tre chilometri, sentenziando: "In effetti non prende tutti i giri, vediamo perché".
Dentro di me penso "Vediamo un caxxo, sono già le due di notte di giovedì, sabato si corre e noi non abbiamo provato la macchina, è così che si stacca il biglietto per il nosocomio....". Comunque dopo vari tentativi si rinuncia, quella macchina ha un motore che è un polmone. Punto e basta.
Iniziamo così a pensare che questa gara sarà una gara di *****a e la sensazione che aleggia in macchina sulla via del ritorno a casa non è una bella sensazione.

Volta arrivò solo venerdì a notte inoltrata con la macchina da gara, che in effetti era uno spettacolo. Però non si poteva provare, perché il giorno dopo era giorno di verifiche. Alle verifiche era tutto un battermi pacche sulle spalle, gesti di incoraggiamento non richiesti che facevano girare i cog....ni, mi sembrava volessero tutti dire: "Avete fatto il passo più lungo della gamba....". In realtà ero io che cominciavo a pensarlo.

To be continued

tirreniarally

Tirrenia Rally, seconda parte.

Finalmente il sabato sera si parte e come al solito tutti dubbi e le preoccupazioni si dissolvono come nuvole al sole. Durante il trasferimento mi rendo conto di essere a bordo di un vero e proprio missile e capisco anche che capire una macchina simile durante il primo trasferimento è cosa impossibile. Riuscirò a dare le note con i tempi giusti? Poi si inserì anche il tempo con una pioggerella leggera. E che cosa pretendere di più?
La prima prova era il Monte Serra, la prova che conoscevamo di più in assoluto per averci corso un sacco di volte. Ecco lì mi è rimasto un altro ricordo indelebile. Dopo una serie di curve leggere c'è un allungo di circa duecento metri e poi un tornante sinistro che inizia la salita e lì su quella staccata, iniziai a capire che stavo su una macchina da corsa, di quelle vere: su quella staccata pensai che era finita, e mi vidi entrare nel terrapieno esterno a gran velocità  Shocked. E invece, appena Orazio toccò i freni, la macchina sembrò come planare e girammo il tornante senza alcun problema. Infatti l'impianto frenante era quello che la March adottava all'epoca sulle proprie formula due..... Arrivammo così tranquillamente in fondo alla prova, secondi dietro una Manta 400 gr.B ex Conrero, con alla guida uno alla nostra portata. Comunque sia decidemmo che era necessario temporeggiare e così dopo sei prove, metà gara, eravamo secondi dietro la Manta con meno di 20 secondi di distacco ed avevamo vinto anche una prova. Tutto sommato bene, anzi benissimo. Ma si sa, l'appetito viene mangiando, così al riordino rimanemmo in macchina per fare un briefing strategico, sapendo che lì dentro non ci avrebbe rotto le scatole nessuno. Guarda strano fu deciso di attaccare per vincere, approfittando del fatto che la prova successiva, Borgo a Buggiano, era uno dei nostri cavalli di battaglia. Ed infatti la vincemmo alla grande pur con qualche piccolo rischio, ma fu lì che mi resi conto delle enormi potenzialità complessive di quella macchina, che probabilmente stavamo sfruttando in minima parte. Dai picchia e meno arrivammo alla penultima prova con cinque secondi di distacco e lì avevamo già vinto la prova la primo giro... Purtroppo facemmo un grave errore: era piovuto da poco, ma secondo Volta il fondo si stava asciugando e le slick sarebbero andate in temperatura lo stesso. Io ero contrario, poichè pensavo che l'uomo non avesse ancora la macchina completamente in mano.
Dopo una lunga serie di tentennamenti, in cui addirittura montammo le intermedie e poi di nuovo le slick, decidemmo appunto per le slick. E sbagliammo. Dopo i primi cento metri, entrammo nel sottobosco e lì l'asfalto era completamente bagnato, addirittura c'erano rigagnoli d'acqua piuttosto frequenti. Insomma non c'era verso stare diritti e nemmeno aprire il gas. Così, e ci andò tanto bene perchè poi l'asfalto era più asciutto,  il nostro distacco tornò a circa quindici secondi, con una sola prova da disputare.

E lì venne fuori il carogna che deve essere un naviga.  Al controllo orario prima della partenza della prova, parlando con il naviga avversario, gli dissi in modo tranquillo, perchè dicevo la verità, che avremmo fatto una passeggiata e mi congratulai con lui per la bella gara fatta. Chiaramente, conoscendomi, non mi credette nemmeno un secondo, anzi nello sguardo vidi chiaramente un sinistro pensiero" guarda sto ********o, che caxxate mi racconta..".
Applicai il capitolo primo della psicologia applicata ai rally "Dire la verità solo quando sai che nessuno ti crederà"
Fu così che poco dopo metà prova trovammo la Manta fuori strada con i due, vivi e vegeti, appollaiati sul terrapieno adiacente. Chi li ha visti passare racconta ancora di avere avuto paura, ma in realtà furono loro ad avere avuto paura....
Mi piace ricordare che quella vittoria, in quella che è stata anche la mia ultima gara, fu frutto anche della mia astuzia, ma comunque sia,  è bello attaccare il casco al chiodo con una vittoria.
Agevolo foto ricordo, con aneddoto finale: tutti mi prendevano per il culo perchè non riuscivo a stappare lo spumante.


LA MIA PRIMA GARA

Ciao a tutti, oggi riprendo in mano carta e penna, virtuali, e vi racconto il mio ingresso nel mondo dei rally.

Siamo nell'esate del 1980, e nelle menti malate mie e di Orazio si fa strada un pensiero sempre più ricorrente e cioè correre nei rally. Si parte sempre da una considerazione di base, spesso sbagliata, che se corre Tizio e Caio possiamo correre anche noi...e nella nostra città in quegli anni correvano in tanti, magari sotto i colori della Livorno Corse, perchè a Prato la vecchia Scuderia S. Stefano aveva chiuso i battenti.

Così ci convincemmo che era arrivato il momento di cominciare e spinti da una parte dalla prudenza (mia) e dall'altra da ragioni di portafoglio (io da studente squattrinato non partecipavo alle spese se non le mie personali), scegliemmo come macchina una gloriosa Simca Rally 2 1300 cc per correre in Gr.1, cioè macchine di serie con piccole modifiche che comunque per essere montate dovevano essere in fiche, tipo il cambio ravvicinato per intendersi. La macchina era assai tamarra nel suo verde ramarro di ordinanza, ma aveva un suo perchè nel mondo dei rally, anche se oramai era a fine ciclo e le Alfasud erano più competitive.

Mi ricordo ancora della estenuante trattativa per l'acquisto del cambio corto, nuovo di pacca, che praticamente ci costò quanto metà macchina, un pomeriggio intero di lotta finanziaria, ma 400.000 vecchie lirette nel 1980 erano soldi.

Durante l'estate mettemmo a punto macchina e strategie, io mi imparai l'Annuario della CSAI a memoria con il Regolamento dei rally e decidemmo quindi di debuttare in ottobre al Rally di Camaiore, un seconda serie, proprio la base dei rally, con prove lunghe due km e niente discese.

L'emozione alle verifiche era tanta, direi proporzionale alle incognite, anche perchè nessuno ti da consigli minimamente comprensibili per dei neofiti, tolto il fatto che per vincere bisogna dare del gas....Mentre ero intento a sistemarmi il sediolo e le cinture mi si avvicina un ragazzino che con una faccina notevolmente a c**o mi dice tranquillo:"L'anno scorso a questo rally è morto uno" poi si gira e se ne va. Inutile dire che mi inquietò non poco, tanto che andai a raccogliere informazioni in merito e non era vero niente, comunque toccai tutte le strutture in ferro che trovai nei paraggi. Mi chiedevo, ma perchè è venuto a dire questa caxxata proprio a me?

Il sabato di primo pomeriggio si parte. L'emozione lascia spazio alla concentrazione e ci tranquillizziamo un pò, in fondo siamo qui per imparare.... Dopo il CO (controllo orario) ci incolonniamo per la partenza della prova speciale, ricordo ancora che eravamo gli ultimi della classe a partire, quando vedo arrivare di corsa due Commissari che ci urlano di accostare al muretto le macchine, e non erano affatto calmi, anzi erano agitatissimi. Dopo un minuto iniziano a risuonare nella valle le sirene di un'ambulanza, che poco dopo ci sfreccia accanto ed entra in prova speciale. Via CB mi informo dai nostri meccanici: a Camaiore in Direzione Gara si parla di un ferito grave, pare uno spettatore investito da una Alfasud Gr.1 1300, la macchina che partiva cinque minuti prima di noi. Iniziano i dubbi, conditi da un silenzio in macchina a dir poco spettrale. Nella nostra testa aleggia un solo ed inevitabile quesito: chi ce lo ha fatto fare?.....

Ma come sempre indietro non si torna. Così dopo avere fatto in trasferimento la prima prova, che fu annullata, facemmo la seconda prova, che definirei di sblocco, senza infamia e senza lode e sulla terza, ci dicemmo che si poteva fare un pò più sul serio. E così facemmo. Quando arrivammo a fine prova il cronometrista che mi rese la tabella, quasi incredulo,  ci disse "Bravi, avete fatto il miglior tempo di classe!" Brividi, anche ora che sto scrivendo. Una soddisfazione che non scorderò mai. Al CO successivo il navigatore di Grassini, manico interessante e dominatore della categoria 1300 Gr.1 con una Alfasud ,  cercava in giro una Simca che aveva fatto il miglior tempo nella terza prova, qualcuno sapeva chi era? Io mi defilai, un pò per timidezza ed un pò perchè mi divertiva vederlo con quella faccina sorpresa, del tipo "Come è posssibile che con una Simca ci abbiano messo dietro in una prova in salita con tanti tornanti?" Volevo essere io il solo a sapere il perchè e lo sapevo, e se lo sapevo!

Purtroppo. ma necessariamente,  lo capii ancora meglio nella quarta ed ultima prova del primo giro, quando stavamo andando veramente forte, troppo. In un tornante sinistro sporco di ghiaia, in uscita, centrammo il terrapieno all'esterno. Nel mezzo alla polvere, marcia indietro, due moccoli e via, ma in un seconda serie non puoi fare regali e così pur andando complessivamente bene finimmo quinti di classe su dodici arrivati, un risultato senza infamia e senza lode, ma ricordo che a fine gara Grassini venne a vedere la nostra macchina e ci guardava strano....

La morale della favola è che il buon giorno si vede dal mattino, nella vita come nelle corse.

 


 

RALLY CITTA' DI MODENA - 1981

E' il nostro debutto sulla Ford Escort RS2000 Gr.1, macchina che in versione kit Cosworth  aveva circa 160 cv e che era la vettura più competitiva nella classe 15 (da 1600 cc a 2000 cc). Le avversarie più pericolose erano le Opel Kadett e le Ascona, che erano forse un pelino migliori come assetto, ma lasciavano sul campo una decina di cv e soprattutto non avevano i dischi freno autoventilanti, che nelle prove in discesa erano davvero un bel gadget. D’altra parte nel Campionato Internazionale Rally, imperversava Bentivogli e prima di lui Presotto con la stessa macchina,  ufficiale Ford. L’avevamo acquistata da Boretti, futuro Campione Italiano con la Lancia Rally nel 1983,  ed era veramente una bella macchina, molto curata e competitiva. Con la Simca ed i suoi 80 cv dopo due gare ci eravamo resi conto di non trovare quelle scariche di adrenalina che ci erano necessarie ;) e così decidemmo il passaggio di classe. Inoltre le prime due gare fatte erano Rally di Seconda Serie, mentre questo era un Prima Serie con oltre 100 km di prove speciali, di cui una buona parte in discesa.
Un bel salto doppio carpiato, non nel vuoto per fortuna, ma comunque abbastanza impegnativo, come vedremo nel seguito.
Come prima cosa, da perfetto incosciente e dando per scontato che la macchina dovesse essere prima bella  e poi competitiva, mi misi al lavoro sulla grafica: la macchina era blu scura e questo rendeva più difficile intervenire sui cromatismi. Dopo vari studi su bozzetti scelsi la grafica allora utilizzata dall’Audi sulla Quattro con una scalatura di colori dall’arancio al bordeaux. Ancora non sapevo a cosa si andava incontro….
Per prendere le note avevamo a disposizione una Lancia Delta 1300 di serie utilizzata fino ad allora dalla Sig.ra Miranda per andare a fare la spesa, un'altra bella minchiata e se sommi tante piccole minchiate produci una grande caxxata.
Tutto ok alle verifiche sportive e tecniche, tutto a posto con l’organizzazione dell’assistenza e qui devo dire che ero già abbastanza meticoloso e attento, pur essendo soltanto alla terza gara in carriera. Al solito ero molto tranquillo prima della partenza. Gli avversari come sempre erano facilmente individuabili in base al loro curriculum, ma a noi interessava poco, eravamo lì solo per imparare…..
Finalmente si parte, in trasferimento controllo mille volte che sia tutto ok, radar, tripmaster, note, cb e mi tocco una decina di volta i gioielli personali ogni qualvolta mi viene in mente un pensiero nefasto come un albero secolare che entra in macchina di lato oppure un bel salto olimpionico in un burrone con atterraggio quantomeno incerto. Ma purtroppo alla partenza della prima prova ci attende una insana sorpresa: il Commissario non ci fa partire, si affaccia al finestrino chiuso e chiede di aprirlo, dicendo che con il pilota senza i guanti ignifughi non possiamo entrare in prova. Caxxo….. Intanto, sadicamente, ci fa vedere che è partito il cronometro. Inizia la ricerca dei guanti che per fortuna, o forse grazie alle varie bestemmie lanciate con continuità, saltano fuori rapidamente. Si parte con un handicap di 18 interminabili secondi. Ecco quindi una ulteriore minchiata. La prova la facemmo molto male, soprattutto considerato che era di rodaggio, ma anche perché c’era uno sporco pazzesco, in certe curve mi ricordo sembrava di essere sulla terra da quanta ghiaia di riporto c’era. La seconda prova ci convincemmo che orami la classifica era compromessa e si decise di andare a fare una girata esplorativa.  Altra convinzione errata. Mai pensare di contenere le prestazioni senza sapere quali sono le possibili prestazioni. Meglio vivere alla giornata e semplicemente non rischiare niente. Fu così che alla terza prova il cronometrista quasi strabuzza gli occhi quando  vede il nostro tempo: terzi di classe! Ed al solito tra gli ultimi a partire non ci sono quelli notoriamente più veloci della classe… Noi pensando di avere fatto una girata ci chiedemmo: ma sono fermi questi o siamo noi delle bestie? Ovviamente si scelse la seconda opzione, anche se erano sbagliate tutte e due, dato che quella giusta era semplicemente che eravamo delle minchie.

rally 81


Quarta prova: siamo gasati a mille, era la prova più facile e tutta in salita. Siamo già nella fase in cui o si fa il tempo o si muore. Minchiata massima data la nostra esperienza.
In macchina non mi accorsi di nulla, ma dopo nel tempo, correndo tante gare, ho capito che forte in quel modo non siamo quasi mai più andati. Si saliva come un aereo, con uscite di traverso pulite e redditizie, la macchina non si impuntava mai, insomma uno spettacolo. Quando mancavano due pagine di note alla fine della P.S. leggo testuale: “D2+ 30 in curvone S3-“ Dalla destra usciamo come una saetta in seconda piena, poi subito la terza, una pelatina al gas sui 30 metri e via dentro la sinistra.  E’ un attimo: la macchina va via davanti di brutto, sale sul terrapieno all’esterno e letteralmente decolla mentre si capovolge in aria. Poi riatterriamo sul tetto  con un botto pazzesco e  vedo nella notte una serie di traccianti dovuti alla strisciata del tetto sull’asfalto. Nel frattempo mi rannicchio al massimo e credo di prendere meno posto di un neonato. Finalmente, dopo un tempo interminabile ci fermiamo , purtroppo sul fianco destro, dalla mia parte, e così non posso scendere.
Vedo intorno a me i piedi dei vari spettatori e commissari presenti che stanno iniziando a spingere per rimettere sulle quattro ruote la macchina, quando ad un tratto sento gridare “Prende fuoco!” ed all’istante i piedi scompaiono. Furono attimi di puro terrore, durante i quali pensai che non poteva succedere proprio a me una cosa simile. L’unico scampo era passare dal parabrezza, così sollevo le gambe e prendo forza per sfondarlo a calci, quando mi accorgo che sta entrando in macchina un sacco di polvere proprio da lì, e realizzo che non c’è più il parabrezza, saltato dopo l’atterraggio dal volo carpiato. Sto per sganciarmi le cinture ed uscire carponi (anche Orazio nel frattempo si stava sganciando le cinture con il rischio di preciparmi addosso) quando riappaiono i piedi ed uno ci grida concitato “Occhio che la giriamo!” E non mi ricordo come,  mi ritrovo in un attimo fuori dalla macchina, come spinto da una molla invisibile.
Il Commissario ci portò in un luogo sicuro e ci chiese come stavamo, così vidi che all’interno della curva incriminata c’era una Porsche Carrera verde, moltodanneggiata,  senza il vetro davanti. Si era cappottato come noi. Comunque il Commissario pensando di fare cosa gradita ci disse che forte come noi dalla destra non era uscito nessuno……
Per riportare alla base la macchina dovemmo aspettare la fine del secondo passaggio sulla stessa prova  e così esaminammo la situazione con calma. Mi ricordo che eravamo seduti su un masso a bordo strada. La botta era stata veramente grossa, i  rischi di farsi male concreti, quindi la prima cosa da chiarire era sul da farsi: smettere o continuare? E lì dopo una serie di dubbi decidemmo che non era “cosa” tirarsi indietro al primo incidente serio. Era pur vero che avevamo fatto il passo più lungo della gamba (come ad esempio prendere le note con una Delta da 65 cv e correre con una macchina da 160 cv per la prima volta  che è stata una ingenuità gigantesca e che poteva costarci cara, molto cara, visto che il curvone S3- era in realtà una sinistra 2 lunga), ma l’Uomo si misura nelle difficoltà e come più volte ho già detto “indietro non si torna”, ma si cammina in un altro modo.

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