Parla KIMI campione del modo 2007

Discussioni sulla stagione 2007

da gillesthegreat » 06/12/2007, 9:24

BECCATEVI QUESTA INTERVISTA A KIMI STANAMENTE ELOQUACE


UN GRANDE!!!

JEREZ, 5 dicembre - L'uomo del miracolo è tornato. Fa­cendosi largo tra gli impegni come si è fatto largo nella giungla di un Mondiale impossi­bile. Ci voleva un miracolo per vincere, Ki­mi Raikkonen l'ha compiuto. Insieme con la Ferrari, che ovviamente è molto di più della partner coreografica di un prestigiatore. Per Kimi è stata amica e maestra, scuola e lavo­ro, commando ed esercito. Si erano scelti a vicenda e non se ne sono pentiti, benché al­l'inizio qualche scricchiolio si sia sentito, e ancora adesso c'è chi parla alle loro spalle. Raikkonen è sfuggito al dovere coniugale di andare a sostenere la moglie Jenni in una gara di equitazione a Monaco di Baviera: «Troppa gente, non mi sarebbe piaciuto». Ovviamente non può nascondersi per sempre e così eccolo in Spagna a provare due giorni, per poi andare giovedì a celebrare col presidente della Repubblica l'anniversario dell'indipendenza finlandese, venerdì a ricevere la coppa di campione del mondo a Montecarlo e sabato a celebrare il Natale con i dipendenti Ferrari a Maranello. Quattro Paesi in quattro giorni. Non senza un intimo piacere: non ha mai amato i confini. Oggi incontra a Jerez il suo rivale del 2007, Lewis Hamilton, un altro che prima di rimettersi all'opera è scampato a una grandinata di impegni mondani. Con una differenza: Hamilton ha perso e Raikkonen ha vinto, piccolo particolare che a quanto sembra in molti hanno voglia di dimenticare in fretta.


Kimi Raikkonen, bentornato al lavoro. E' un'altra cosa arrivare in ufficio da campione del mondo, vero?
«Di sicuro è una bella sensazione. Oddio, non è che vincere il titolo mi abbia cam­biato la vita. Ma era quello che volevo, che ho sempre desiderato da quando ho co­minciato a guidare. Ci ho provato per tan­ti anni, ci sono andato molto vicino due volte. Alla fine il Mondiale è arrivato».

E un Mondiale tutto particolare.
«Particolare perché non era proprio aria di vincerlo. Anzi, a un certo punto sem­bravamo perduti. Siamo usciti dalle diffi­coltà e ce l'abbiamo fatta. E' vero: arriva­re primi così ha un sapore diverso».

Ci dicono che la sera del Mondiale ab­biate festeggiato in maniera piuttosto, co­me dire? chiassosa.
« Eh eh. Abbiamo fatto una bella festa e questo è tutto».

La faccenda non è neanche finita lì. Co­me ha vissuto l'attesa della sentenza sul caso delle benzine che avrebbe potuto pri­varla del titolo?
«Non ero preoccupato. E' uno stato d'ani­mo che cerco sempre di evitare. Diciamo che ero piuttosto fiducioso. Non c'erano motivi di cambiare il risultato del GP Bra­sile. E' anche vero che non si è mai sicuri di niente. Quest'anno è accaduto veramen­te di tutto».

Quindi?
« Quindi ero a casa ad aspettare notizie, senza troppa ansia. Mi ha telefonato Stefa­no
(Domenicali, il responsabile della Ge­stione Sportiva) per dirmi che tutto era an­dato bene. In fin dei conti me lo aspettavo. Però a quel punto ho cominciato a sentir­mi pienamente campione del mondo».

E come fa a dire che non è cambiato nulla?
«Non sono cambiato io. Non è cambiata la mia vita. Posso capire che ad alcuni io ap­paia adesso sotto una luce diversa. Il tito­lo mondiale ha cambiato le cose per gli al­tri magari, non per me. Mettiamola così: ho raggiunto un obiettivo che inseguivo da molto tempo».

Per arrivarci, ha rinun­ciato a correre per una squadra che sembrava ta­gliata apposta per lei, la McLaren, ed è passato a un team che apparentemente non le si addiceva, la Ferra­ri.
«E sono felice che il titolo mondiale sia arrivato qui. Alla Ferrari sto benissimo e se ho lasciato la McLaren è perché lì avevo qualche problema, questo mi sem­bra evidente».


Problemi simili a quelli che hanno avuto quest'anno Alonso e Hamilton?
«Non ho alcun desiderio di essere coinvolto in quella diatriba. Quanto accaduto alla McLaren non m'inte­ressa, sinceramente. Io vi­vevo una situazione che non mi piaceva troppo. Non si trattava di questioni stret­tamente legate alle corse. Erano più faccende riguar­danti il mio comportamen­to, il mio modo di concepire il tempo libero. Ma io sono stato sempre molto chiaro: voglio vivere la mia vita».

Al posto di Alonso come si sarebbe sen­tito?
«Neanche male, direi. Ho sempre preso i rapporti con i compagni di squadra con grande serenità».

E se nel 2009 dovesse trovarsi proprio Alonso alla Ferrari?
«Nessun problema. Non cambierei il mio modo di vivere, né di guidare. Sarebbe in­teressante correre l'uno contro l'altro sul­la stessa macchina. Però non so se e quan­do accadrà. Forse ci vorrà molto tempo».

Erano così tesi i suoi rapporti con Ron Dennis?
«Oh, qualche discussione. Ma niente e­-mail».

Alla Ferrari, insomma, si trova molto meglio.
«Decisamente. Sono soddisfatto del team, sono soddisfatto del rapporto con gli inge­gneri e tutto il resto. Non vedo alcun mo­tivo di andare da qualche altra parte. Que­sta squadra mi va benissimo. Non so se questo sarà il mio ultimo contratto, ma vo­glio che la Ferrari sia il mio ultimo team».

Già pensa al ritiro?
«Tutt'altro. Ma il mio orizzonte degli even­ti in questo momento arriva alla fine del 2009, quando scadrà l'accordo con la Fer­rari. Non mi pongo altri limiti. Non so quanti anni ancora correrò».

Ma di sicuro sa quanti Mondiali vuole vincere ancora. Hamilton ha detto che nevuole sette.
« Io ho sempre detto che non volevo riti­rarmi senza averne vinto almeno uno. Quell'obiettivo è centrato. Adesso ne vo­glio altri, quanti più possibile. A comincia­re dal prossimo».

E se non fosse possibile?
«Ci riproverò nel 2009. Non avrò certo fi­nito la benzina, in quel momento».

Torniamo un istante a parlare di questo campionato, quello che ha appena vinto. Come c'è riuscito, o se preferisce come ha fatto Hamilton a perderlo?
«Semplice. Ha commesso qualche errore. La sua macchina era molto affidabile e ha fatto i capricci nel momento sbagliato. Succede».

Non sarà che alla matricola è crollato addosso all'improvviso il peso di una sta­gione durissima?
«Non so se c'entri il fatto di essere un esor­diente. Credo che trovarsi in una certa si­tuazione, e in una squadra in cui la pres­sione psicologica è sempre molto elevata, abbia contribuito a fargli smarrire la luci­dità nel momento decisivo».

Queste le disgrazie di Hamilton. E i me­riti di Raikkonen?
«Ho vinto più gare. Nelle corse funziona così».

C'è qualcosa che non torna. Lei ha con­quistato il titolo mondiale, e in un modo che dovrebbe essere ricordato a lungo. In­vece siamo sempre qui a parlare di Ha-milton l'idolo delle folle, riempito di pre­mi da un luogo del pianeta all'altro: di Schumacher che non torna a correre ma forse sì; di Alonso che non ha ancora una squadra. Non le sembra strano?
«Mi sembra molto bello. Così gli altri so­no sempre sotto i riflettori e io conduco una vita tranquilla e divertente. Sapete che cosa c'é? C'è che il campione del mon­do sono io e niente può cambiare questo fatto. A me interessa un solo trofeo, quel­lo che spetta al campione del mondo e che venerdì mi consegneranno a Montecarlo. Gli altri premi, le designazioni come pilo­ta dell'anno e cose del genere le lascio vo­lentieri agli altri».

Non si sente il pilota più bravo adesso che ha vinto il tiolo?
«Parto dal presupposto che i piloti di For­mula 1 siano i migliori del mondo. Io sono uno dei migliori ventidue e mi sembra già molto».

Giovedì parteciperà alle celebrazioni dell'Indipendenza finlandese, venerdì al gala di Montecarlo dove verrà incoronato campione del mondo e sabato al party di natale della Ferrari. Dove conta di diver­tirsi di più?
«Alla festa di sabato. Quella meno ufficia­le. Ci saranno molti bambini. A me piac­ciono i bambini».

Quando deve usare uno pseudonimo, sceglie il nome di James Hunt. Perché?
«È un personaggio che mi è sempre pia­ciuto. Era un campione del mondo e vive­va come preferiva. Un pilota diverso da tutti quelli che ho conosciuto. Del resto, probabilmente era l'intera Formula 1 a es­sere diversa, negli anni settanta».

Adesso anche lei è un personaggio uni­versale, un campione del mondo, anche se non porta ancora il numero 1 sulla macchina. Sensazioni?
«Non sono certo i numeri l'importante. Anche se di sicuro il numero 1 mi piacerà di più quando lo vedrò sulla mia macchi­na. Starà meglio lì che in qualsiasi altro posto. Io ho vinto e conto di ripetermi nel prossimo campionato. Mi rendo perfettamente conto che sarà difficile».

Più o meno difficile di quest'anno, senza il control­lo della trazione?
«Da quel punto di vista, sa­rà divertente. Quando sono salito sulla macchina mi è sembrato di essere tornato a quei giorni del 2000, quando ho provato al Mu­gello la Sauber senza gli aiuti elettronici. Ho avuto l'impressione di essere più giovane, non male».

Come cambierà la guida in gara?
«Essenzialmente, bisogne­rà essere sempre concen­trati. Ogni piccola distra­zione potrà condurre a un errore decisivo. Non sarà così semplice».

Michael Schumacher adesso ha un ruolo più atti­vo nel team rispetto ai me­si passati. Sono cambiati i vostri rapporti?
«Per nulla. Continuo ad avere con Michael relazio­ni assolutamente cordiali, direi normali. Non siamo l'uno il migliore amico dell'altro. Non ci telefoniamo regolarmente, non usciamo insieme la sera. Ma questo non significa nulla. Anche con Felipe Massa è così » .

Però è stato saggio da parte della squa­dra non farvi provare negli stessi giorni.
«Sì, per un paio di buoni motivi. Prima di tutto non c'è la tentazione di mettersi a spingere a tutta quando non serve solo per il gusto di essere più veloci. E poi si evitano tante chiacchiere inutili » .

Posso chiederle un commento sulla sua presunta storia d'amore con una ra­gazza italiana di cui si è parlato sulla stampa?
«Naturalmente può chiedermelo. E io na­turalmente posso non rispondere».
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da sundance76 » 06/12/2007, 9:55

Va bene così, è positivo avere piloti come Kimi. che parlano quando necessario e che per il resto del tempo vincano in pista.

Il fatto che parli poco diventa un problema se non vinci, ma Kimi quest'anno ha vinto più gare di tutti, quindi...

Piuttosto, a me dà da pensare il fatto che la Ferrari per il futuro sia più convinta di Massa che non di Kimi.... Forse sarà vero che i tecnici del team preferiscono Felipe.
"Chi cerca di conoscere il passato capirà sempre meglio degli altri il presente e il futuro, e non soltanto nel nostro piccolo mondo di effimere quanto amate frenesie corsaiole." G. C.

https://www.youtube.com/watch?v=ygd67cDAmDI
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da guny » 06/12/2007, 11:07

Kimi è un grande; pochi (o nessuno) proclami e tanti fatti. Sale in macchina, spinge, vince. Punto.
"A parità di macchina, se voglio che uno mi stia dietro, state tranquilli che ci resta."
"Io do il tutto per tutto pur di arrivare primo invece che racimolare punti, non ho nessuna intenzione di vincere il campionato del mondo piazzandomi terzo o quarto tutte le volte."
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da Aviatore » 06/12/2007, 11:32

[quote=""gillesthegreat""]BECCATEVI QUESTA INTERVISTA A KIMI STRANAMENTE ELOQUACE


UN GRANDE!!!

JEREZ, 5 dicembre - L'uomo del miracolo è tornato. Fa­cendosi largo tra gli impegni come si è fatto largo nella giungla di un Mondiale impossi­bile. Ci voleva un miracolo per vincere, Ki­mi Raikkonen l'ha compiuto. Insieme con la Ferrari, che ovviamente è molto di più della partner coreografica di un prestigiatore. Per Kimi è stata amica e maestra, scuola e lavo­ro, commando ed esercito. Si erano scelti a vicenda e non se ne sono pentiti, benché al­l'inizio qualche scricchiolio si sia sentito, e ancora adesso c'è chi parla alle loro spalle. Raikkonen è sfuggito al dovere coniugale di andare a sostenere la moglie Jenni in una gara di equitazione a Monaco di Baviera: «Troppa gente, non mi sarebbe piaciuto». Ovviamente non può nascondersi per sempre e così eccolo in Spagna a provare due giorni, per poi andare giovedì a celebrare col presidente della Repubblica l'anniversario dell'indipendenza finlandese, venerdì a ricevere la coppa di campione del mondo a Montecarlo e sabato a celebrare il Natale con i dipendenti Ferrari a Maranello. Quattro Paesi in quattro giorni. Non senza un intimo piacere: non ha mai amato i confini. Oggi incontra a Jerez il suo rivale del 2007, Lewis Hamilton, un altro che prima di rimettersi all'opera è scampato a una grandinata di impegni mondani. Con una differenza: Hamilton ha perso e Raikkonen ha vinto, piccolo particolare che a quanto sembra in molti hanno voglia di dimenticare in fretta.


Kimi Raikkonen, bentornato al lavoro. E' un'altra cosa arrivare in ufficio da campione del mondo, vero?
«Di sicuro è una bella sensazione. Oddio, non è che vincere il titolo mi abbia cam­biato la vita. Ma era quello che volevo, che ho sempre desiderato da quando ho co­minciato a guidare. Ci ho provato per tan­ti anni, ci sono andato molto vicino due volte. Alla fine il Mondiale è arrivato».

E un Mondiale tutto particolare.
«Particolare perché non era proprio aria di vincerlo. Anzi, a un certo punto sem­bravamo perduti. Siamo usciti dalle diffi­coltà e ce l'abbiamo fatta. E' vero: arriva­re primi così ha un sapore diverso».

Ci dicono che la sera del Mondiale ab­biate festeggiato in maniera piuttosto, co­me dire? chiassosa.
« Eh eh. Abbiamo fatto una bella festa e questo è tutto».

La faccenda non è neanche finita lì. Co­me ha vissuto l'attesa della sentenza sul caso delle benzine che avrebbe potuto pri­varla del titolo?
«Non ero preoccupato. E' uno stato d'ani­mo che cerco sempre di evitare. Diciamo che ero piuttosto fiducioso. Non c'erano motivi di cambiare il risultato del GP Bra­sile. E' anche vero che non si è mai sicuri di niente. Quest'anno è accaduto veramen­te di tutto».

Quindi?
« Quindi ero a casa ad aspettare notizie, senza troppa ansia. Mi ha telefonato Stefa­no
(Domenicali, il responsabile della Ge­stione Sportiva) per dirmi che tutto era an­dato bene. In fin dei conti me lo aspettavo. Però a quel punto ho cominciato a sentir­mi pienamente campione del mondo».

E come fa a dire che non è cambiato nulla?
«Non sono cambiato io. Non è cambiata la mia vita. Posso capire che ad alcuni io ap­paia adesso sotto una luce diversa. Il tito­lo mondiale ha cambiato le cose per gli al­tri magari, non per me. Mettiamola così: ho raggiunto un obiettivo che inseguivo da molto tempo».

Per arrivarci, ha rinun­ciato a correre per una squadra che sembrava ta­gliata apposta per lei, la McLaren, ed è passato a un team che apparentemente non le si addiceva, la Ferra­ri.
«E sono felice che il titolo mondiale sia arrivato qui. Alla Ferrari sto benissimo e se ho lasciato la McLaren è perché lì avevo qualche problema, questo mi sem­bra evidente».


Problemi simili a quelli che hanno avuto quest'anno Alonso e Hamilton?
«Non ho alcun desiderio di essere coinvolto in quella diatriba. Quanto accaduto alla McLaren non m'inte­ressa, sinceramente. Io vi­vevo una situazione che non mi piaceva troppo. Non si trattava di questioni stret­tamente legate alle corse. Erano più faccende riguar­danti il mio comportamen­to, il mio modo di concepire il tempo libero. Ma io sono stato sempre molto chiaro: voglio vivere la mia vita».

Al posto di Alonso come si sarebbe sen­tito?
«Neanche male, direi. Ho sempre preso i rapporti con i compagni di squadra con grande serenità».

E se nel 2009 dovesse trovarsi proprio Alonso alla Ferrari?
«Nessun problema. Non cambierei il mio modo di vivere, né di guidare. Sarebbe in­teressante correre l'uno contro l'altro sul­la stessa macchina. Però non so se e quan­do accadrà. Forse ci vorrà molto tempo».

Erano così tesi i suoi rapporti con Ron Dennis?
«Oh, qualche discussione. Ma niente e­-mail».

Alla Ferrari, insomma, si trova molto meglio.
«Decisamente. Sono soddisfatto del team, sono soddisfatto del rapporto con gli inge­gneri e tutto il resto. Non vedo alcun mo­tivo di andare da qualche altra parte. Que­sta squadra mi va benissimo. Non so se questo sarà il mio ultimo contratto, ma vo­glio che la Ferrari sia il mio ultimo team».

Già pensa al ritiro?
«Tutt'altro. Ma il mio orizzonte degli even­ti in questo momento arriva alla fine del 2009, quando scadrà l'accordo con la Fer­rari. Non mi pongo altri limiti. Non so quanti anni ancora correrò».

Ma di sicuro sa quanti Mondiali vuole vincere ancora. Hamilton ha detto che nevuole sette.
« Io ho sempre detto che non volevo riti­rarmi senza averne vinto almeno uno. Quell'obiettivo è centrato. Adesso ne vo­glio altri, quanti più possibile. A comincia­re dal prossimo».

E se non fosse possibile?
«Ci riproverò nel 2009. Non avrò certo fi­nito la benzina, in quel momento».

Torniamo un istante a parlare di questo campionato, quello che ha appena vinto. Come c'è riuscito, o se preferisce come ha fatto Hamilton a perderlo?
«Semplice. Ha commesso qualche errore. La sua macchina era molto affidabile e ha fatto i capricci nel momento sbagliato. Succede».

Non sarà che alla matricola è crollato addosso all'improvviso il peso di una sta­gione durissima?
«Non so se c'entri il fatto di essere un esor­diente. Credo che trovarsi in una certa si­tuazione, e in una squadra in cui la pres­sione psicologica è sempre molto elevata, abbia contribuito a fargli smarrire la luci­dità nel momento decisivo».

Queste le disgrazie di Hamilton. E i me­riti di Raikkonen?
«Ho vinto più gare. Nelle corse funziona così».

C'è qualcosa che non torna. Lei ha con­quistato il titolo mondiale, e in un modo che dovrebbe essere ricordato a lungo. In­vece siamo sempre qui a parlare di Ha-milton l'idolo delle folle, riempito di pre­mi da un luogo del pianeta all'altro: di Schumacher che non torna a correre ma forse sì; di Alonso che non ha ancora una squadra. Non le sembra strano?
«Mi sembra molto bello. Così gli altri so­no sempre sotto i riflettori e io conduco una vita tranquilla e divertente. Sapete che cosa c'é? C'è che il campione del mon­do sono io e niente può cambiare questo fatto. A me interessa un solo trofeo, quel­lo che spetta al campione del mondo e che venerdì mi consegneranno a Montecarlo. Gli altri premi, le designazioni come pilo­ta dell'anno e cose del genere le lascio vo­lentieri agli altri».

Non si sente il pilota più bravo adesso che ha vinto il tiolo?
«Parto dal presupposto che i piloti di For­mula 1 siano i migliori del mondo. Io sono uno dei migliori ventidue e mi sembra già molto».

Giovedì parteciperà alle celebrazioni dell'Indipendenza finlandese, venerdì al gala di Montecarlo dove verrà incoronato campione del mondo e sabato al party di natale della Ferrari. Dove conta di diver­tirsi di più?
«Alla festa di sabato. Quella meno ufficia­le. Ci saranno molti bambini. A me piac­ciono i bambini».

Quando deve usare uno pseudonimo, sceglie il nome di James Hunt. Perché?
«È un personaggio che mi è sempre pia­ciuto. Era un campione del mondo e vive­va come preferiva. Un pilota diverso da tutti quelli che ho conosciuto. Del resto, probabilmente era l'intera Formula 1 a es­sere diversa, negli anni settanta».

Adesso anche lei è un personaggio uni­versale, un campione del mondo, anche se non porta ancora il numero 1 sulla macchina. Sensazioni?
«Non sono certo i numeri l'importante. Anche se di sicuro il numero 1 mi piacerà di più quando lo vedrò sulla mia macchi­na. Starà meglio lì che in qualsiasi altro posto. Io ho vinto e conto di ripetermi nel prossimo campionato. Mi rendo perfettamente conto che sarà difficile».

Più o meno difficile di quest'anno, senza il control­lo della trazione?
«Da quel punto di vista, sa­rà divertente. Quando sono salito sulla macchina mi è sembrato di essere tornato a quei giorni del 2000, quando ho provato al Mu­gello la Sauber senza gli aiuti elettronici. Ho avuto l'impressione di essere più giovane, non male».

Come cambierà la guida in gara?
«Essenzialmente, bisogne­rà essere sempre concen­trati. Ogni piccola distra­zione potrà condurre a un errore decisivo. Non sarà così semplice».

Michael Schumacher adesso ha un ruolo più atti­vo nel team rispetto ai me­si passati. Sono cambiati i vostri rapporti?
«Per nulla. Continuo ad avere con Michael relazio­ni assolutamente cordiali, direi normali. Non siamo l'uno il migliore amico dell'altro. Non ci telefoniamo regolarmente, non usciamo insieme la sera. Ma questo non significa nulla. Anche con Felipe Massa è così » .

Però è stato saggio da parte della squa­dra non farvi provare negli stessi giorni.
«Sì, per un paio di buoni motivi. Prima di tutto non c'è la tentazione di mettersi a spingere a tutta quando non serve solo per il gusto di essere più veloci. E poi si evitano tante chiacchiere inutili » .

Posso chiederle un commento sulla sua presunta storia d'amore con una ra­gazza italiana di cui si è parlato sulla stampa?
«Naturalmente può chiedermelo. E io na­turalmente posso non rispondere».[/quote]

[size=24px]HA SICURAMENTE RAGIONE!!!!!!!![/size]

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da groovestar » 06/12/2007, 11:59

L'impressione è che il mondiale di Kimi sia visto come quello di Hayden nella moto GP,un mondiale vinto da un pilota che nn entusiasma e non è IL personaggio.
L'unica differenza è che a conti fatti,Raikkonen ha legittimato il titolo con il maggior numero di vittorie e il minor peso specifico degli errori(Monaco sostanzialmente),comprensivi di 2 ritiri importanti,che probabilmente avrebbero portato a vincere il mondiale con 12 punti di vantaggio...

Boh,incomprensibile tutto ciò,ma a quanto pare la f1 vuole i personaggi da rivista quali Hamilton,il focoso Alonso, il pittoresco Massa ed il baby fenomeno Vettel,ragazzi più da MTV che da gran premi,troppo preimpostati e troppo vip.

E la cosa peggiore è che in tanti non riconoscono ancora il valore di un grande pilota come Raikkonen che,dopo la stagione conclusa,si merita pienamente l'appellativo di ICEMAN.

Se la sua sete nn s'è placata,sono AZZI PER TUTTI :D
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da Mclaren7C » 06/12/2007, 12:18

Ottimo ragazzo e pilota Raikkonen, uno dei miei preferiti oltretutto è un ammiratore di Hunt come me. Quest'anno ha davvero meritato il titolo perchè non ha mai mollato un attimo nonostante un inizio di campionato poco esaltante costellato da errori e problemi alla sua F2007.

Complimenti!
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da gillesthegreat » 06/12/2007, 12:20

io credo che sostanzialmente a kimi di questo disinterese nei suoi confronti non importi, anzi gli faccia piacre perchè può fare quello che vuole senza gente addosso......penso sia una forza psicologica il non avere bisogno dell'attenzione e dell'approvazione altrui, il che spiega queto suo carattere un po menefreghista

comunque grandissimo
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da Niki » 06/12/2007, 19:15

[quote=""groovestar""]L'impressione è che il mondiale di Kimi sia visto come quello di Hayden nella moto GP...[/quote]

Un par de palle. Hayden è un pipponaccio, Kimi un grande.
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da Niki » 06/12/2007, 19:19

[quote=""gillesthegreat""]...Non si trattava di questioni stret­tamente legate alle corse. Erano più faccende riguar­danti il mio comportamen­to, il mio modo di concepire il tempo libero...[/quote]

Ossia andare a sbevazzare per locali :lol:

[quote=""gillesthegreat""]Quando deve usare uno pseudonimo, sceglie il nome di James Hunt. Perché?
«È un personaggio che mi è sempre pia­ciuto. Era un campione del mondo e vive­va come preferiva. Un pilota diverso da tutti quelli che ho conosciuto...[/quote]

E ti credo: il Superciuk del motorismo :lol: hauahuahua
Non mi stupisco che fosse il suo idolo. Scommetto che il suo personaggio preferito dei cartoni animati è l'aiutante di Capitan Uncino, "Spugna".
:lol:
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da gelax » 06/12/2007, 19:34

[quote=""Niki""][quote=""groovestar""]L'impressione è che il mondiale di Kimi sia visto come quello di Hayden nella moto GP...[/quote]

Un par de palle. Hayden è un pipponaccio, Kimi un grande.[/quote]

azzzzzz 8O 8O 8O
quoto niky?????
è proprio natale...........................
Scrolla, scrolla pure fin che vuoi, tanto l'ultima goccia va a finire nella mutanda..............
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da Mad » 06/12/2007, 20:43

[quote=""Niki""]Un par de palle. Hayden è un pipponaccio[/quote]

Sono solo in parte d'accordo con te: se Hayden è una sega allora il tanto decantato Pedrosa mi sa che non gli è tanto superiore...
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da Niki » 06/12/2007, 20:52

Secondo me Pedrosa è molto superiore ad Hayden, purtroppo perchè mi sta sulle balle.
Penso però che il problema maggiore dello spagnolo sia lo stesso che aveva Kato: è troppo piccolo per gestire moto come le GP.
La Honda gli ha costruito una moto bonsai su misura, ma nonostante ciò non riusciva quasi a finire una gara senza essere stremato dalla fatica.
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da Mad » 06/12/2007, 21:11

Secondo me Pedrosa ha un unico difetto: non sa sorpassare. Per questo Pedrosa lo accosto a Massa che in mezzo alla bagarre perde completamente la bussola. Se ci fai caso vincono solo se prendono e fanno il vuoto, altrimenti sono finiti.
Honda l'anno scorso ha scontentato tutti i clienti che aveva ( non conto più nemmeno quelli della 125 e della 250 perchè il loro programma di sviluppo era praticamente fermo dal fine 2005) con la 212, piccola per tutti e con un motore che non dava potenza ma degli strappi, in pratica hanno fatto la moto per il tappo ma hanno toppato in pieno. Quest'anno già nei test dominano, ma se la noti la versione 2008 è ingrassata, e l'unico che ha dei dubbi sulla moto è il solo Pedrosa. ( su 7-8 piloti con la stessa moto)


P.S. Siamo OT comunque.
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da echoes » 06/12/2007, 23:36

[quote=""Niki""]Secondo me Pedrosa è molto superiore ad Hayden, purtroppo perchè mi sta sulle balle.
Penso però che il problema maggiore dello spagnolo sia lo stesso che aveva Kato: è troppo piccolo per gestire moto come le GP.
La Honda gli ha costruito una moto bonsai su misura, ma nonostante ciò non riusciva quasi a finire una gara senza essere stremato dalla fatica.[/quote]

per me hayden non è cosi' pippa come si crede...sicuro non è un fenomeno, ma nemmeno una trasposizione sui 2 ruote di uno yamamoto qualunque...

sulla stazza di pedrosa...ma hai mai visto capirossi dal vivo!??!?!?! non è che sia propriamente un colosso...non so se arriva a 160cm!!! eppure teneva abbastanza bene la ducati 990cc, non propriamente un ciao qualunque...concordo con Mad, pedrosa ha enormi problemi quando è in lotta con altri piloti e sicuro non è uno staccatore (si è preso di quelle sverniciate da rossi, stoner e soci...)...per me è sinceramente sopravvalutato (felice di essere smentito in futuro...)

ciao
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da Die Mensch-Maschine » 07/12/2007, 0:38

Possiamo evitare di parlare di gente che guida mezzi meccanici con meno di 4 ruote? Scusate ma appena sento nominare quei pagliacci mi viene da vomitare.
Grazie.
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