Vi trascrivo un articolo di Michele Alboreto su un inserto de "La Stampa" del MARZO 1989:
ALBORETO
Ecco come si guida un mostro da 300 all’ora:
Volete sapere se è difficile guidare una F1? Ebbene, vi dirò in tutta sincerità che questo compito può essere allo stesso tempo impossibile o facilissimo. Per un pilota dotato di sufficiente esperienza il problema non esiste. Ci possono essere solo delle complicazioni: tutto è semplice se si ha una vettura perfettamente a punto, competitiva e si può andare ai limiti, senza prendere rischi.
Il compito diventa invece molto più arduo quando la monoposto a disposizione è in disordine, ma progettata, costruita senza criterio e con risparmio di mezzi. Insomma se uno ha la McLaren-Honda campione del mondo farà molta meno fatica e patirà assai meno paure di chi si ritrova regolarmente nelle retrovie. Questo come discorso generale che vale ovviamente per tutte le vetture, anche per quelle di produzione normale.
Se si vuole scendere sul piano tecnico, la vicenda cambia aspetto. La Formula 1 è una vettura a ruote scoperte che si differenzia dalle formule minori per la maggior potenza, per le dimensioni (è più grande) e per la misura dei pneumatici, larghissimi.
Qualora un normale automobilista si sedesse dentro una di queste macchine, proverebbe un autentico choc. Già solo la posizione di guida, sdraiata, appare innaturale e ci vuole un po’ di tempo per apprezzare l’utilità.
Avviare il motore e inserire la marcia è un’azione difficile per chi non è abituato. Utilizzando un normale motore aspirato è necessario tenersi sui 3-4 mila giri affinchè non si spenga immediatamente al momento di lasciare la frizione. Quest’ultima è durissima, ha una corsa molto limitata e costringe a un notevole sforzo muscolare.
Una volta che si è riusciti ad avviare la vettura la difficoltà, sempre per chi non padronanza di una monoposto da GP, consiste nel cambiare le marce, che sono molto ravvicinate e inducono spesso ad errori pericolosi. Io penso che un guidatore di tutti i giorni alla prima prova su una F1 non riesca assolutamente a superare i 5 mila giri del motore perché si spaventa prima.
L’impressione di velocità con una macchina che viaggia radente al suolo e che ha le ruote scoperte è notevole. Inoltre, non si è abituati ad avere i piedi sull’asse delle ruote anteriori che girano quasi a fianco degli occhi.
Le vibrazioni e il rumore delle vetture attuali sono poi impressionanti: sono convinto che un esordiente avrebbe subito mal di testa e sarebbe costretto a scendere per correre alla toilette. Non è una battuta di spirito, ma una realtà che io stesso ho potuto constatare più volte.
La guida della vettura, infine, deve essere molto precisa: lo sterzo è direttissimo e resistente alle basse velocità. Si alleggerisce in alto, quando si fila oltre i 200 all’ora. Si debbono tenere costantemente gli occhi puntati sugli strumenti, cioè ci vuole l’abitudine a un controllo continuo senza perdere di vista il circuito. Il numero dei giri deve essere valutato ogni istante, nei cambi di marcia, per sfruttare al massimo le accelerazioni, nell’entrata e nell’uscita dalle curve.
Nella parte finale di una gara è necessario inoltre risparmiare la benzina, anche se ora non ci sono limiti. Ed in questo caso pure 300 giri, da 10.500 a 10.800, sono importanti. Attenzione alle frenate: quando tutto funziona bene sono immediate, violente. Se non si è abituati si resta sicuramente fermi sul circuito.
Insomma, per guidare una F1, come in tutte le cose della vita, ci vogliono esperienza e allenamento. Io credo che un buon pilota sia un individuo dotato di nervi saldi, di una grande passione, di un fisico più che perfetto e di tanta pratica, fatta possibilmente in giovane età
Michele Alboreto, dall’inserto “F1 1989” de “La Stampa”, marzo 1989.