da Powerslide » 17/04/2012, 12:19
Com'è risaputo i testimoni oculari sono i peggiori detentori della verità perchè i loro ricordi tendono ad essere inquinati delle emozioni. Tenderò quindi a dare esclusivamente le sensazioni che ho provato quel giorno senza ad andare a confrontarle con immagini in rete.
Il GP dopo i primi giri si stabilizzò in una monotona processione che nulla avrebbe da invidiare a quelle odierne. Ci si stava già arrendendo ad assistere ad una impeccabile cavalcata di Stewart, quando dopo poco più di un terzo di gara il Cosworth della Matra cominciò a dare grossi problemi fino alla resa finale. L'abbandono del migliore fu accolto con malcelata soddisfazione perchè quando un re cade la folla esulta e perchè così la gara poteva ritrovare un minimo di brio.
Per me, all'epoca ferrarista-khomeinista, la gara aveva riservato la delusione più cociente molti giri prima con l'abbandono di Ickx con l'unica Rossa in pista, ma motivi d'interesse ne trovavo a bizzeffe non foss'altro che per i suoni e gli odori che provenivano dalla pista.
Il secondo terzo di gara vedeva Brabham al comando seguito da Amon su March a da Hulme su McLaren. Non ricordo se i tre fossero vicini o meno, quindi sono propenso a credere che, nonostante i tempi di qualifica simili, fossero sufficientemente distaccati tra loro non avendo lasciato in me alcuna emozione.
Gli ultimi venti giri cominciarono con il ritiro di Amon che lasciò la seconda posizione a Rindt. Jochen era risalito fin lì da un'ottava posizione in griglia liberandosi prima di Pescarolo che l'aveva scavalcato al via e poi di Hulme. Nessuno però aveva fatto caso a questa rimonta e soltanto quando l'austriaco venne ad occupare la piazza d'onore, l'attenzione fu rivolta a lui. A noi spettatori cominciò a sembrare che il distacco scemasse ad ogni giro. D'apprima solo un'impressione, che credevamo un nostro espediente per combattare la noia di una gara ormai decisa, poi una certezza.
Il mio vicino di posto fu il primo a crederci, cronometro alla mano: quando mancavano una quindicina di giri Rindt guadagnava da uno e mezzo a due secondi a tornata su BlackJack Brabham.
Lì accadde una cosa che raramente, se non mai, ho avuto occasione di rivivere: la percezione visiva dell'inanellarsi di giri record. Rindt non stava guidando al limite, stava volando. Dal posto in cui mi trovavo potevo vedere dal Tunnel (anche sotto in un lampeggiare di immagini tra un'arcata e l'altra) fino al Gasometro, passando per la Chicane e il Tabaccaio. Era impressionante il poter percepire ad occhio di come la Lotus affrontasse questi punti ad una velocità nettamente superiore a tutti.
Distacco, diviso giri mancanti, uguale a guadagno medio al giro per colmare il distacco. Non c'erano calcolatrici, tutti noi facevamo la divisione a mente, mentre altri, cronometro serio o solo lancetta dei secondi dell'orologio alla mano, scandivano il gap.
Per chi ero schierato? Per Rindt, come tutti. Non perchè uno stesse simpatico e l'altro meno, ma perchè Jochen stava attaccando in un modo che tutti, ma proprio tutti, potevano vedere, sentire,vivere sulla propria pelle.
L'atmosfera, l'eccitazione poteva esser simile a quella di un altro GP storico: Monza 1967. Con una differenza sostanziale: la rimonta di Jim Clark, con la sua guida chirurgica, era scandita solo dal cronometro, quella di Jochen Rindt puzzava di adrenalina e sudore.
- Ce la fa - sentenziò il vicino, ormai rosso in volto, agitando il cronometro.
- No - fece un altro molto più compassato.
- Lo piglia ma non lo può passare fece un terzo
L'ultima ipotesi era la più probabile, oggi non sarebbe più così certa per "merito" del DRS.
Le nostre emozioni continuarono così fino al penultimo giro.
- Non ce la può più fare - dissi io. E smisi di credere.
Lui, Rindt, invece non smise affatto e continuò a tirare come un ossesso stampando il record proprio nell'ultima tornata: 8/10 più veloce della pole di Stewart e 2" e 7/10 meglio delle sue qualifiche. Quell'ultimo volo legittimò il suo trionfo aldilà dell'errore di Brabham, perchè ne fu la causa con la sua terribile pressione.
Jack passò l'ultimo giro guardando più gli specchietti che la pista. Spuntato dal Tabaccaio vide due doppiati davanti a lui procedere lentamente. Per un attimo pensò se sorpasarli prima o dopo la curva. Quando decise per il dopo aveva perso il punto di staccata di un metro o due: fuori traiettoria sterzò ma la macchina andò diritta delle balle di paglia senza accennare minimamente la piega.
Rindt, che ormai gli era dietro di una decina di metri, fece normalmente il Gasometro ed andò a vincere. Senza la bandiera perchè ormai anche il mossiere aveva smesso di credere nella sua rimonta.
Intanto un addetto spingeva indietro Brabham per toglierlo dalla paglia. Per l'emozione cadde sul muso della macchina e rimase lì sdraiato, agitandosi come un pesce preso all'amo, per un tempo che sembrò interminabile. Brabham intanto sgasava con un tuono che faceva accaponare la pelle anche a noi che eravamo in tribuna. Infine ripartì e tagliò il traguardo con la seconda piazza.
Mi diressi verso la mia macchina posteggiata dall'altro lato della città percorrendo a piedi la pista. Appena uscii dal Tunnel cominciò a piovere, anzi, a diluviare.
Mezz'ora prima ed oggi racconteremmo un'altra storia. O forse no.
Io non accetto che per trovare l’effetto suolo si debba strisciare per terra. Secondo me è assurdo, è immorale da un punto di vista tecnico. (Mauro Forghieri)