Alberto Ascari

Aneddoti, immagini, informazioni inerenti le vecchie stagioni

da 330tr » 28/05/2021, 6:43

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da leon_90 » 28/05/2021, 12:02

Una sciocchezza che notai qualche mese fa quando lessi la monografia su Ascari di De Agostini: avete mai fatto caso che il numero di gara che portava a Monaco è esattamente corrispondente al giorno in cui ha avuto l'incidente fatale?

Un po' come Bandini e quel 18 che al rovescio è un 81, il numero di giri completati prima del suo di incidente.

Sciocchezze lo so, però mi capita di notarle, o forse sono io che ne forzo la lettura. Non lo so.
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da sundance76 » 05/02/2023, 22:51

Arrivato ieri, è il primo libro dell'allora (1968) giovanissimo Cesare De Agostini, scomparso un anno fa.
Allegati
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20230205_223253.jpg (2.87 MiB) Osservato 7085 volte
"Chi cerca di conoscere il passato capirà sempre meglio degli altri il presente e il futuro, e non soltanto nel nostro piccolo mondo di effimere quanto amate frenesie corsaiole." G. C.

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da Niki » 14/11/2023, 14:37

Non so se sia stato messo prima, sono 27 pagine non mi va di sfogliarle tutte per controllare.
Comunque, appena visto sul tubo

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da 330tr » 06/01/2025, 23:23

Uno splendido resoconto tutto a colori, a me inedito, del Gran Premio di Pau 1955 (non titolato), con protagonista sfortunato il velocissimo Alberto Ascari..
Una spanna sopra tutti.
Magistrale.

Notevole la presenza di una vettura 750cc compressa, la DB spessissimo inquadrata (a causa dei numerosi doppiaggi subiti..) e struggente vedere gli ultimi momenti in pista di un giovane pilota, Alborghetti, che d'improvviso sparisce dalla gara e dalla vita stessa..


https://youtu.be/iVB4Jb1qUD8?si=PBxCIzObvGl_Mi34
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da 330tr » 26/05/2025, 22:54

26 maggio 1955. Sono 70 anni esatti..
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da leon_90 » 28/05/2025, 22:00

Bellissima foto
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da 330tr » 29/05/2025, 13:49

Pazzesco..ogni tanto salta fuori un qualcosa di inedito anche a distanza di così tanti eoni..
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da 330tr » 17/08/2026, 21:58

STORIA DEGLI UOMINI CHE ARRISCHIANO

Il piede destro di Ascari - Quando l'acceleratore si arroventò come un coltello di fuoco -

Milano, 31 marzo (1955).
Alberto Ascari esclama: «Eccolo il vero campione, è lui!» e solleva il piede destro un istante e poi lo lascia cadere sulla scarlatta e tenera moquette che fodera il pavimento dello studio. Negli occhi del corridore cogliamo un lampo divertito; e sembra un riflesso delle cento coppe argentee che splendono dietro 1 vetri degli armadi. «Sono per lui», continua spostando rapidamente l'indice dai trofei vittoriosi al piede destro. E per spiegarsi meglio ci racconta un episodio avvenuto nel 1951 a Montecarlo, in occasione del Gran Premio d'Europa. Mancava qualche giro alla fine e Ascari aveva già la vittoria in pugno quando l'acceleratore comincio a scottare. Nei primi istanti sembrò sopportabile, ma il pedale si arroventò al punto da bruciare la suola della scarpa. Sotto la pianta del piede destro, il dolore si fece acutissimo, una puntura acre che saliva fino al cervello. L'impulso istintivo fu di staccare il piede da quel fuoco, di abbandonare l'acceleratore che pungeva contro la carne del campione come un coltello acuminato. Ma si poteva buttar via una vittoria sicura conquistata in quasi tre ore di folle guida? Il piede destro di Ascari non parve di questo avviso. Continuò a premere contro il coltello di fuoco per più di trenta minuti, fino al traguardo. All'infermeria risultò una scottatura di terzo grado, grossa quanto una arancia. «Vede — ci spiega Ascari, sprofondando nel divano di cinz nocciola — la corsa in pista è una lotta contro il piede. In curva, il piede è maledettamente tentato di lasciare l'acceleratore, di battere in ritirata come un cattivo soldato davanti al nemico. Invece è proprio il momento di buttarsi avanti, di premere. Perchè tutti filano sul rettilineo, e vince chi sa correre in curva, senza paura. Ora, se per disgrazia il piede si mette a fare i capricci...». E, come per dire che non è il caso suo, si contempla con espressione assolutoria il destro, che riposa dolcemente sulla rossa moquette come un cagnolino accanto al padrone. Davanti a noi, col viso pieno e ottimista, che a tratti ricorda Giuseppe Pella (allora primo ministro), Ascari è l'ultima persona al mondo disposta a parlar serio dei pericoli che accompagnano la sua professione. Egli cerca di scivolare sull'argomento, ed allude agli incidenti con voce leggera, come si trattasse di passeggiate in carrozza. Eppure il figlio di un campione che perdette la vita in gara (e alludiamo ad Antonio Ascari, perito a Monthléry nel 1925) è passato attraverso una decina di incidenti dai quali è uscito salvo per miracolo. Il più grave risale al 1949, a Rio de Janeiro, quando il campione milanese raggiunse la macchina di un avversario, cercando di superarlo. Questi non s'era accorto di nulla fino a quel momento, e udendo il rombo repentino voltò il capo per guardare un istante, e senza accorgersi girò il volante quei pochi millimetri che portarono la sua auto alcuni metri a sinistra. Ascari, con la strada improvvisamente chiusa, montò su una scarpata ripida e la macchina non si capovolse grazie ad un albero contro cui andò a puntarsi. Ne usci con una spalla fracassata. «Correre in pista è forse meno pericoloso che guidare per le strade», dice il campione del mondo sempre con tono noncurante. E ci spiega che se in pista bisogna fare attenzione alla propria guida, fuori preoccupa quella degli altri. La difficoltà, secondo lui, consiste nel prevedere i movimenti degli altri quando sbagliano. «Ed è già difficile — aggiunge con un sorriso che appare sulle sue labbra e dispare veloce come le macchine da corsa — prevedere i movimenti degli altri quando fanno le cose giuste!». Insistiamo e un po' alla volta il campione ci descrive più da vicino i rischi della corsa. Il pericolo è nella distrazione. Un indugio dell'occhio sul cruscotto che segnala, ad esempio, un calo improvviso dell'olio, può riuscire fatale: ci si può trovare senza accorgersi addosso ad un concorrente, si può perdere il tempo della curva. Ma il nemico n. 1 del corridore, ci spiega Ascari, è l'olio. Certi motori, al massimo dello sforzo, cominciano a perdere; ed una macchia d'olio può far volare un'auto fuori di strada. Nel 1947, a Lione, durante il Gran Premio di Francia, Ascari notò sull'asfalto alcune macchie nere e lucide. «Qualcuno perde», disse fra sè contrariato. Giro dopo giro notò che l'olio aumentava sul mantello stradale, e allora, tra i denti, masticò: «Ma chi è quel cretino che butta come un fontana e non si ritira?». Era furente, perchè a tratti gli sembrava di slittare su quella morchia viscida, e lanciava in cuor suo parole di fuoco contro l'imprudente che metteva a rischio la vita di tutti. Durante una fermata di rifornimento, stava imprecando contro lo sconosciuto quando un bidonista gli battè la spalla e gli disse: «Ascari, la sua macchina perde olio». Il campione milanese ha l'aria spensierata come accade spesso agli uomini che vivono accanto al pericolo. Il suo viso carnoso e ottimista sembra quello di un tranquillo impiegato, lontano dai rischi e dalle preoccupazioni; nessuna traccia dei dieci incidenti che l'hanno risparmiato per miracolo e dell'ombra di Monthléry. Soltanto un momento affiorò nei suoi occhi una preoccupazione. Gli domandammo: «I suoi figlioli (Tonino e Patrizia di 10 e 12 anni) vengono a vederla correre? ». Serio e secco rispose : «No. Preferisco di no». Poi, fulmineo come i bolidi delle piste, ritornò sul suo viso il buonumore. Nessuno più di Ascari ha l'aspetto della persona felice, e forse lo è. Quando glielo abbiamo chiesto ci ha risposto: «Lo sarei se non fosse per... » e ci spiega che il suo tormento si chiama corso Sempione, dove si affacciano le finestre del suo confortevole alloggio. Si tratta di una strada di grande traffico, corsa contìnuamente da automobili, motociclette, autocarri rombanti. Alla sera comincia il supplizio dello scappamento, e Ascari, l'uomo che deve la sua fortuna al motore a scoppio, non riesce a dormire senza infilarsi negli orecchi due tappi di gomma. «Vede», ci saluta «sarei felice se non fosse per il rumore che fanno le automobili!».
Alfredo Todisco



Da La Stampa, Venerdì 1 aprile 1955
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da eddiesachs » 19/08/2026, 16:30

Grazie 330tr per il bellissimo articolo ! Si nota la 'mano' di Alfredo Todisco, importante scrittore e giornalista, forse oggi dimenticato.
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da sundance76 » 20/08/2026, 10:14

Montecarlo '51 GP d'Europa? Forse il giornalista intendeva 1950? E comunque nel '51 il GP d'Europa fu quello di Francia a Reims, e non vinse.
"Chi cerca di conoscere il passato capirà sempre meglio degli altri il presente e il futuro, e non soltanto nel nostro piccolo mondo di effimere quanto amate frenesie corsaiole." G. C.

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da 330tr » 21/08/2026, 12:14

sundance76 ha scritto:Montecarlo '51 GP d'Europa? Forse il giornalista intendeva 1950? E comunque nel '51 il GP d'Europa fu quello di Francia a Reims, e non vinse.


Erano passati pochi anni, quei ricordi li aveva di persona a memoria, non andava di certo a sfogliarsi i resoconti storici come facciamo noi..
Il problema è che la memoria umana è labile e imperfetta.
E oggi, dopo 75 anni siamo in grado di correggere un testimone oculare dell'epoca..
Io penso abbia confuso un po' tutto, forse parla di Germania '52..forse
Basterebbe trovare quando si è ustionato.
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da leon_90 » 21/08/2026, 20:28

330tr ha scritto:Perchè tutti filano sul rettilineo, e vince chi sa correre in curva, senza paura.


Che grande verità, a cui penso sempre quando mi capita di incrociare qualche - autoproclamatosi - pilota per strada. Folle velocità sul dritto, penosa lentezza nelle curve.
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da 330tr » 22/08/2026, 13:01

leon_90 ha scritto:
330tr ha scritto:Perchè tutti filano sul rettilineo, e vince chi sa correre in curva, senza paura.


Che grande verità, a cui penso sempre quando mi capita di incrociare qualche - autoproclamatosi - pilota per strada. Folle velocità sul dritto, penosa lentezza nelle curve.


Quelli che col megasuv ti arrivano ad 1 mm dal paraurti posteriore in rettilineo, ma quando arrivano alla rotonda inchiodano, li perdi e hai gli specchietti vuoti. Ma dopo un minuto rieccoli lì, dopo un furioso inseguimento sul dritto. Per inchiodare alla rotonda successiva, prenderla larga e uscire pianissimo..e tu lì agile e tranquillo, a disegnare traiettorie efficaci a vedere alle tue spalle un mostro che fa l'elastico, rabbioso e sbuffante, inutilmente potente, che sai non ti potrà mai superare. Mai. Grazie, rotonde.
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