I racconti di Pedro - 3° parte

 

FRANCO PATRIA

Citazione di: "Powerslide"

Riguardo al curvone sopraelevato della 1000 km di Parigi, credo di ricordare che fu fatale ad una grande promessa dell'automobilismo italiano: Franco Patria.

 

Ricordi bene, Power.
La storia di Franco Patria è una di quelle che mi hanno raccontato da bambino e che ancora oggi mi fanno salire un groppo di magone alla bocca dello stomaco.
Franco Patria era un ragazzo veloce, un ottimo rallysta (io qui mi fermo non essendo sacerdote di quel tempio...) , forse , assieme a Geki Russo e Bruno Deserti, la speranza più brillante dello sport automobilistico italiano in quegli anni.
Cito a memoria: credo fosse di Sanremo, ma non ne sono sicuro, che, invece, fosse un potenziale campione c'è la testimonianza di chi lo ricorda spesso con gli occhi umidi e purtroppo sono sempre di meno.
La sua morte ha dell'incredibile anche per lo standard di sicurezza(?) accettato all'epoca, e la dinamica del suo terribile incidente mischia fatalità ed approssimazione in un cocktail terribile.
Sperando di fare cosa gradita a Power ed agli altri appassionati delle corse dantan e sfruttando l'occasione per ricordare lo sfortunato pilota, posto il trafiletto dedicato (nel solito libro del solito cassetto...) a questa triste storia.

franco_patria

 

 

 

 

 

 

 

 





11 ottobre 1964 Monthléry, 1000 Km di Parigi
Piove forte, non si vede quasi niente
Si corre da ottantaquattro giri, due terzi di gara.
In testa c’è la Ferrari 330P di Graham Hill che conduce senza problemi che non siano quelli dovuti al tempo inclemente.
Il curvone sopraelevato è molto scivoloso, parecchi piloti lo hanno segnalato ai box ed ai commissari, forse nessuno lo ha comunicato alla Direzione di gara.
Ai box Luigi Taramazzo ha appena ceduto il volante della sua Abarth-Simca 1300 bialbero a Franco Patria che, seduto al volante, aspetta il via libera dai commissari che circondano al sua auto.
Dal curvone sopraelevato esce a velocità sostenuta la Jaguar metallizzata di Peter Lindner, importatore per la Germania della prestigiosa casa inglese. La sua Jaguar non è una E-type normale (quella di Diabolik per intendersi), bensì è una  “lightwheigt”, uno dei modelli da competizione realizzati dalla Jaguar nei primi anni ’60 per competere con le GTO e le Aston Martin e forniti, fra gli altri, a Briggs Cunningham per correre a Le Mans.
La “lightweight” è una macchina difficile, nervosa. Nel ’63, a Le Mans, ha tradito anche un pilota esperto come Roy Salvadori, uscito miracolosamente indenne.
Forse questa volta tradisce Peter Lindner.
All’uscita del curvone, sbanda e punta diritta verso i box, separati dal tracciato solo da una cortina di balle di paglia.
La Jaguar metallizzata non accenna a cambiare direzione, investe le balle di paglia che fanno da rampa e decolla piombando in pieno sull’Abarth di Franco Patria, ancora ferma, e sui tre commissari che le sono accanto.
Nell’impatto terrificante muoiono tutti: Lindner, Patria e i tre commissari.
La corsa continua.


Un ultima curiosità: il pilota che causò il tragico incidente, Peter Lindner, era famoso per essere un vero fanatico della Jaguar e della sua storia tanto da aver acquistato a suon di marchi rivitalizzati il motore della VDU881, la Jaguar personale con la quale si era ammazzato Mike Hawthorn...

 

Citazione di: "Powerslide"

Ti ringrazio per avermi fatto tornare alla mente dei particolari ormai sepolti dal tempo. Ricordavo che l'incidente si era veificato nella zona dei box, ma era buio fitto sulla dinamica.

E' esattamente come lo hai descritto tu, anzi con una concomitanza d'avvenimenti che, se veri, potrebbero essere ancora più allucinanti. Sembra che Patria fosse stato fermato dai commissari a fine corsia (se di corsia si può parlare) proprio perchè stava arrivando la Jaguar. Lindner, che aveva visto dall'alto della sopraelevata la ripartenza dell'Abarth, non sicuro che l'avrebbero fermata, aveva frenato e scalato una marcia, sbilanciando così la macchina fino a perderne il controllo con le conseguenze da te descritte.