Le memorie di Powerslide 5

Forghieri e Postletwhite a confronto

Cominciamo dalla fine: cosa pensasse Ferrari di Forghieri e Barnard non lo veniva certo a raccontare a me. Ovvio che considerasse Forghieri una sua creatura e, se l'ha tenuto tanti anni, ne pensava molto, molto bene.
Per lungo tempo la Ferrari è stata Forghieri: lui ha dato molto al Cavallino, ma senza non sarebbe stato il Furia conosciuto in tutto il mondo. A mio parere però i conti non si pareggiano: Mauro è in credito.
Forghieri era un progettista a tutto tondo, sanguigno, irascibile, ma di un'intuizione incredibile ed a volte stupefacente. Sul lavoro si agitava come un allenatore in panchina parlando e riflettendo ad alta voce con tutti quelli che gli stavano attorno. Decideva sempre di testa sua, ma prima ascoltava il parere di tutti: un grande pregio. Se devo trovargli un difetto potrei dire che non badava alla precisione quando questa riguardava esclusivamente l'estetica: ma questo rientrava nella mentalità di tutti noi.
Un grande pregio, che non ha mai voluto riconoscersi demandandolo al Vecchio, fu il prendersi sul groppone sconfitte evitabili ma a scapito della sicurezza. Lui lavorava con un coefficiente di 1.2 (che oggi può sembrare molto alto, ma che con la tecnologia dell'epoca no), altri progettisti rischiavano più in basso e incassavano successi.
Fuori dal lavoro è una delle persone più simpatiche e disponibili abbia mai conosciuto.

forghieri

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 








Barnard non aveva contatti con i motoristi. Mandava solo delle specifiche affinchè il motore completo di accessori rientrasse in determinate misure ed a volte addirittura le copiasse a vantaggio dell'aerodinamica. Preciso in modo maniacale ci insegnò nuovi metodi di lavoro, purtroppo però non aveva il concetto del tempo ristretto indispensabile nelle competizioni.
In pratica sacrificò un'intera stagione per portare avanti il cambio elettroattuato, quando questo non aveva ancora alcuna affidabilità. Certo, senza impuntarsi, forse non avrebbe raggiunto il suo obiettivo conoscendo quanto noi italiani siamo pronti ad accantonare tutto ciò che non funziona subito. Certo avrebbe potuto farlo presente da subito, senza far ricadere buona parte delle colpe su tecnici che non riuscivano a testare per più di tre giri di fila.

Osservando (di sfuggita) i due progetti di cambio elettroattuato (il suo e quello di Forghieri) posso dire che appaiono completamente diversi come disegno, ma concettualmente uguali: trai tu le conclusioni.
Per rispondere ad una tua osservazione di qualche giorno addietro, sappi che la tecnologia non nasce spontanea, ma si sviluppa secondo le esigenze dei progettisti. C'è sempre un primo che ci prova, pur senza avere i mezzi per realizzarlo, ma senza di lui non ci sarebbe spinta al progresso e non ci sarebbe un secondo.

Per quanto riguarda Barnard, ha sempre salutato tutti quelli che incrociava. Poteva stare più o meno simpatico, ma non era la tipica educazione inglese quella di cui mancava.