Le memorie di Powerslide 4

I FRATELLI BRAMBILLA

Grazie a te madfilt Smiley

Allora ti racconto questa.

Siamo nella prima metà degli anni '60 e come spesso ci accadeva, io e un altro compagno di liceo facevamo un salto a Monza: l'Autodromo, la nostra droga! Shocked

E' un pomeriggio di tardo inverno o inizio primavera, fai tu che poco cambia. Non c'è nessuno che sta provando: pazienza, l'importante è respirare quell'aria. Intanto andiamo in Parabolica così, stradale o junior, se qualcuno gira lo becchiamo.

A quel tempo le tribune in Para erano un miraggio. Solo per le gare più importanti ne montavano una: tubi Dalmine e assi di legno. Nei giorni normali, come quello, ci si arrangiava stando sul terrapieno dietro una rete alta un metro e poco più che non avrebbe trattenuto una bici, anzi, era tanto se stava su di per sè Undecided
L'alternativa, bella, era salire su una delle torri di segnalazione in ferro che a quel tempo ancora esistevano: dismesse dal loro primario compito di segnalare i giri ed i piazzamenti al pubblico con appositi cartelli, venivano usate dai fotografi e, incredibile Cheesy , dalle prime telecamere.
Inutile però fare la fatica di arrampicarcisi, quel giorno, perchè proprio nessuno sembrava voler entrare in pista. Così ci appoggiamo alla rete, adagio sennò crolla, e ci mettiamo a parlare: auto o ragazze, mescolando il tutto che vien più buono.

Eravamo su un argomento o l'altro, chi si ricorda, quando infine si sente qualcosa. Ecco spuntare una macchina dall'Ascari. E' una Mini Cooper verde col tetto bianco sporco e la marmitta deve essere stata ben svuotata perchè fa un rumore infernale. Ci guardiamo e ci sorridiamo: la nostra pazienza è stata premiata 001_rolleyes

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Al secondo giro chi la guida si tira una bella staccata dopo il cartello dei 100. Io e il mio amico ci guardiamo negli occhi e, senza dir nulla, facciamo sì con la testa. Questo promette bene, pensiamo.

Al terzo giro eccola arrivare ancora più impiccata: tanto lavoro di volante e anche un po' di controsterzo!
Gli prendiamo il tempo: questo va!

Quarto giro: staccata, grande sfollata e macchina che punta dritta verso la sabbia. Quando la raggiunge s'impunta, si alza e fa due capottoni mica da ridere. Perde pure la portiera lato passeggero che si era aperta e infine si ferma a testa in giù.

Io e l'amico ci guardiamo in faccia: siamo gli unici presenti, gli unici che possono dare una mano. Scavalchiamo e cominciamo a correre. Tra la polvere si vede poco e non siamo per nulla tranquilli. Quando arriviamo su ciò che resta del Cooper ci tranquilliziamo: dai rottami una voce continua gridare: "La terza, la gamba!" alternando le due cose con dei bestemmioni rassicuranti 001_rolleyes
Insomma, che non fosse entrata la terza l'avevamo capito dalla sfollata, che il ragazzone dentro si fosse fottuto una gamba l'apprendevamo ora.
Mentre ancora stiamo pensando a come tirarlo fuori (io intanto mi ero già offerto di correre ai box per avvertire Cool ) ecco per fortuna che arriva un tizio in moto. Lo guardiamo: è Ernesto Brambilla, il pilota!
"Come sta quel pirla di mio fratello?"
"Bene, bene, potrebbe però essersi rotto una gamba."
"La testa si deve rompere quello lì! E adesso chi lo dice a ..... " e nomina il propietario del rottame.

E già, quello in questione era Vittorio.
Allora nessuno lo conosceva: ma ancora un paio d'anni .............. thumbup