Le memorie di Powerslide 3


GP DI SAN MARINO 1982

Il GP di Imola '82 venne subito dopo la sentenza d'appello della FIA che confermò la squalifica per sottopeso della Brabham di Piquet e della Williams di Rosberg, classificate al primo e secondo posto nel GP del Brasile. Il reclamo era stato presentato dalla Renault a dalla Ferrari.
I team aderenti alla FOCA di Ecclestone, decisero così di non partecipare al GP di S.Marino.
Al via si schierarono 14 vetture, delle quali solo 4 competitive: Renault e Ferrari appunto.
Per offrire uno spettacolo decente, i due team presero questo accordo: per i primi 30 giri dei 60 in programma, si sarebbe fatto uno show: 4 macchine compatte con frequenti scambi di posizione. Da metà gara in poi, liberi tutti.
Nel corso del 7° giro, la Renault già perdeva Prost per rottura del motore.
Si arrivò così all'inizio della gara "vera": Arnoux si portò al comando superando Villeneuve e incrementando il ritmo. Le due Ferrari seguivano scambiandosi le posizioni.

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Al 44° giro, la Renault superstite cominciò ad avere problemi ad una turbina e Gilles prese il comando, seguito da Arnoux e Pironi, che segnava quello che sarebbe rimasto il giro record della gara. Nel corso del 45° giro anche la seconda vettura francese fu costretta al ritiro. Praticamente la battaglia era durata solo 15 tornate e ne restavano altrettanti al traguardo.
Villeneuve era al comando e Pironi lo seguiva, apparentemente senza pressarlo.
Accaddero poi due cose: dai box il Monsignore diede l'ordine di esporre un ambiguo cartello "SLOW" (Forghieri, che quel giorno non era presente ai box per motivi familiari, ha più volte dichiarato che se ci fosse stato lui, avrebbe fatto esporre la scritta: "1 GIL / 2 DID" per evitare equivoci) e Gilles fece un lungo alla Rivazza, subendo il primo sorpasso dal compagno di squadra. Ma in quale sequenza e per quanti giri fu esposto il cartello?
Dell'errore di Villeneuve, che avrebbe potuto dare una giustificazione al comportamento di Pironi (e che infatti lui addusse, facendone cenno a Ferrari in persona) all'epoca nessuno ne parlò. Una decina di anni fa, ne accennai ad un mio amico, uno giornalista ritenuto, a ragione, un guru del mondo delle corse. Neppure lui ricordava quel "lungo", ma, incuriosito, chiese alla RAI di poter visionare la registrazione completa della gara: gli fu risposto che non risultava negli archivi a catalogo. Ulteriori tentativi d'indagine a Maranello, caddero nel vuoto.

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Solo da pochi giorni, quel fatto viene citato nel libro di Piero Ferrari, in cui parla del padre.
Resta il dubbio se quel mezzo fuori pista di Gilles alla Rivazza fu causato dalla pressione di Pironi o se accadde solo per una distrazione del canadese. In questo caso il comportamento di Didier assumerebbe un'altra luce. Un'altra ancora se accadde prima o dopo l'esposizione del cartello dai box.
Da parte mia posso solo citare un aneddoto che chiarisce quale fosse il clima ai box Ferrari, nel primo GP successivo alla scomparsa di Gilles.
Quando nel convulso finale di Montecarlo la Ferrari di Pironi si arrestò a meno di un giro da una rocambolesca vittoria, molti dei meccanici, e non solo loro, non ebbero quei gesti di disperazione e disappunto che si sarebbero potuti attendere. Quando incrociai uno di loro, che conoscevo bene, chiesi se fosse stato per un problema elettrico o per mancanza di benzina. Mi si avvicinò, strizzò l'occhio e a voce bassa disse: "Ingegnere, Dio non esiste, ma oggi c'era."