Le memorie di Powerslide 1


CIAO GILLES


Quel giorno non ero a Zolder, ero rimasto in fabbrica con un collega e tre meccanici per portare a termine un ciclo di resistenza dinamica di uno spinotto: sembrava ancora surdimensionato perchè proprio non aveva voglia di cedere e farci tornare a casa.
Feci segno di fermare il banco e mi tolsi le cuffie. Aprii la porta insonorizzata e sedetti alla scrivania per buttare giù gli ultimi appunti.
Suonò il telefono interno e per un attimo pensai che fossero arrivati i tempi di qualifica e che dall'ufficio accanto ce li volessero comunicare. Rispose il collega ed io alzai lo sguardo dal grafico.
Il collega sorridendo disse: "Dimmi", poi il sorriso svanì e la faccia divenne bianca. "Quando?! Come?"
Io gridai: "Chi?!"
Lui disse: "Gil" e non aggiunse altro, nè io glielo chiesi: gli occhi rossi e i pugni stretti parlavano da soli.

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A me non piaceva per come trattava le macchine, senza alcun rispetto per la meccanica: ci soffrivo. Ma quello era l'unico difetto che gli riconoscevo in mezzo a tanti pregi. Sincero, leale fino a sembrare tonto. Qualsiasi cosa combinasse lo perdonavi perchè capivi che era in buona fede.
Forse gli mancava una rotella, forse non sarebbe mai diventato campione del mondo, forse non era dotato di una tecnica sopraffina. Di certo il più veloce e con un controllo del mezzo incredibile.

Anche io gli volevo bene. Tanto.