I racconti di Pedro - 4° parte

"L'ENFANT DU PAYS"

"L'enfant du pays"
Li chiamano così, nel ciclismo, al Tour, i corridori che vengono lasciati andare in fuga perché passino al comando   per le strade del paese dove sono nati.
Alla "Mille Miglia" c'é stato un campione che si comportava un po' allo stesso modo: per lui, aldilà della vittoria finale, era importante passare per primo dalla sua città, Terni.
Era Baconin Borzacchini, uno dei tanti piloti degli anni '20 e '30 schiacciato dalla titanica ed onnicomprensiva figura di Tazio Nuvolari il cui mito, meritato sulle piste e sulle strade di mezzo modo, ha offuscato troppo le gesta di altri campioni che sono finiti, spesso ingiustamente, in secondo piano.
Borzacchini è uno di questi, campione umile, introverso grande amico di Tazio, quasi suo scudiero.
I due erano divantati inseparabili tanto che venivano chiamati "i fratellini".
Era nato a Terni e dal padre aveva avuto quel nome rivoluzionario (derivava da Bakunin, ideologo dell'anarchia) che portava con rassegnazione, mentre un certo Amerigo Tomassini gli aveva attaccato il morbo della velocità.
Nel '29 corre per la prima volta la "corsa più bella del mondo" con una Maserati "Tipo 26", in coppia con Ernesto   Maserati, e lascia il segno: per oltre 700 Km non ce n'è per nessuno: in testa a Bologna, a Firenze, persino a Roma dove passa con tre minuti di vantaggio su Campari, poi vincitore per il secondo anno consecutivo.
Fa segnare il tempo record sia a Bologna (oltre 127 Km/h di media)  che a Roma (dove giunge in 6h23') la sua sembra una marcia trionfale, nonostante la sua Maserati sulla carta sia inferiore alle Alfa Romeo, se non altro per affidabilità.
Infatti, proprio a Terni è costretto al ritiro.
Nel '31 è all'Alfa Romeo, con la 8C 2300, ma l'avversario è Caracciola con la Mercedes SSK un osso duro.
Borzacchini lo impegna strenuamente, approfittando anche di qualche problema del tedesco, dopo Roma, fino a Perugia, va addirittura in testa, nonostante debba cambiare un numero impressionante di pneumatici, letteralmente mangiati dalla sua guida aggressiva al limite della spericolatezza.
Alla fine si trova sui cerchioni e senza freni, e solo allora si arrende, però dopo essere passato al comando da Terni dove lo acclamano come un eroe.

borzacchini

 

 

 

 

 

 

 







Nel '32, finalmente, vince la Mille Miglia, ma a Terni in testa c'è Taruffi e la cosa non gli va giù nonostante il trionfo di Brescia che raccoglie nell'ultimo tratto grazie al ritiro del battistrada.
E' una Mille Miglia un po' sotto tono, l'unica fra le quattro cui prende parte che non lo vede all'assalto.
Anche l'anno dopo, infatti, Borzacchini domina la prima metà gara, a Roma è al comando poi, sulle strade di casa sua, ma prima del suo personale traguardo di Terni, gli cede il motore cosa che gli provoca una delusione amarissima.
Si racconta che sieda in lacrime su un paracarro, invano consolato dal meccanico Ascanio Lucchi che continua a dirgli "sarà per l'an che viene !"
Per Baconin Borzacchini non ci sarà un'altra Mille Miglia, muore infatti, assieme a Campari dal quale lo divideva una fiera rivalità, a Monza in quello stesso anno.     
La sua generosità in gara ed il suo carattere schivo, quasi timido, che gli hanno attirato molte simpatie fra gli sportivi, non giovano altrettanto alla sua memoria.
Baconin (diventato poi, per sua scelta, Mario Umberto) Borzacchini, infatti, non viene ricordato in maniera proporzionata al suo grande valore e, ingenerosamente, spesso viene considerato alla stregua di un gregario di Nuvolari.
Niente di più falso, Borzacchini, oltre a figurare sul podio di molti Gran Premi, spesso in allenamento era veloce quasi come Tazio e qualche volta più degli altri compagni di squadra, gente come Varzi, Campari e Arcangeli.