I racconti di Pedro - 2° parte

1000 KM DI SPA 1970

Dopo qualche bella divagazione torniamo alla stagione '70, con un'altra gara passata alla leggenda.
I più giovani diranno, un'altra ?
Sì un'altra.
Vi garantisco che posso aver esagerato qualche volta, ma non questa. Chiedo conforto a Mastro Power: quell'edizione di Spa fu una cosa che lasciò il segno non solo nel Mondiale Marche.
Siffert e Rodriguez, quel giorno scoprirono le carte di quella che da quel giorno sarebbe diventata una rivalità alla luce del sole.
Franco Lini avrebbe scritto che fra i due si evidenziò in quel week end "uno scontro di personalità".
E non aveva tutti i torti.
Al solito buona lettura e ... ci vediamo a Blanchimont...

 

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Spa-Francorchamps.

La vecchia Spa mozzafiato con Masta e con tutto il resto, pali della luce, staccionate, marciapiedi e case a bordo pista.
John Wyer aveva fatto i suoi conti, ma soprattutto aveva fatto fare le opportune verifiche di affiodabilità, e le sue 917 montavano ora il motore nuovo da (si diceva) 600 HP, proprio quello che ci voleva per una bella passeggiata da Malmedy a Stavelot passando per Blanchimont.
Quella 1000Km passò alla storia per le prove, per i primi 1500 meri di gara, e per lo strascico di "veleni in rosso", più che per il risultato finale.
Le prove vissero, per la prima volta, sulla lotta fra due piloti eccezionali in molte cose e particolarmente adatti a quel triangolo da incubo: Jo Siffert e Pedro Rodriguez.
C'è chi ha scritto che i piloti si dividono in categorie: bravissimi sui circuiti fino a 150 Km/h di media ce ne sono tanti, quando la media aumenta a 180 Km/h ce ne sono abbastanza, fino a 200 Km/h qualcuno ce n'é ancora, sopra i 200 Km/h diventano pochi, oltre i 220 Km/h li conti sulle dita di una mano.
Spa-Francorchamps in questo senso era la più selettiva.
Jim Clark la detestava, ma era Jim Clark e ci aveva vinto quattro volte, perché se il Nurburgring era l'Università della Formula 1, Spa rappresentava il Master in velocità pura.
Il Ring era tecnico e difficile, ma Spa era veloce, maledettamente veloce e non faceva sconti.
Il Team Wyer per la 1000 Km oltre ai motori da oltre 600 HP presenta anche nuovi cerchi posteriori e proprio questi creeranno problemi inattesi quando indesiderabili: sul rettifilo di Masta, il punto di massima velocità (allora al confronto il Kemmel era un semplice allungo...) le gomme, forse per un errata valutazione da parte dei tecnici della Firestone dell'effetto della centrifugazione, tendevano a scorrere sul cerchione.
Il problema venne risolto con il ritorno ai vecchi cerchi, e la consueta dose di fegato.
C'era anche una terza novità nel Team Wyer. Il retrotreno delle 917 presentava un aspetto sostanzialmente diverso dal solito: le due classiche code che avvolgevano il vano motore erano state unite da un foglio di alluminio, nelle prove neppure verniciato, per aumentare al massimo l'effetto deportante nei tratti più lenti.
Infatti gli spoiler erano stati impostati alla minima inclinazione possibile per aumentare la penetrazione aerodinamica e guadagnare in velocità pura, e questo riproponeva, sebbene attenuati, i problemi evidenziati su quella stessa pista da Jo Siffert l'anno prima.
Al grande Jo era stata attribuita una frase del genere: -"provare a curvare alla Source con la 917 è come entrare in una cristalleria in groppa ad un maiale..."-
La soluzione di John Horsman aveva rimesso le cose a posto con la consueta geniale semplicità.
E le Ferrari ?
Ne riparleremo.
La prossima volta, mica ho ancora finito...

Ci eravamo lasciati in qualche posto fra Stavelot, Malmedy e Blanchimont dove si stava per decidere una delle più appassionanti gare di durata mai disputate.
Lo ammetto, quando parlo della vecchia Spa sono ancora meno obiettivo del solito, dovete aver pazienza.
Non perdiamo altro tempo, però, ed andiamo a vedere come andò a finire...

Eravamo rimasti a Spa-Francorchamps, 1000 Km del '70.
Più precisamente alla Ferrari.
Bando agli indugi, quindi e vediamo cosa combinarono quelli di Maranello...

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1000 Km Spa-Francorchamps (2a parte)


Da Maranello arrivarono tre 512S, modello chiuso: Ickx-Surtees, Giunti-Vaccarella, Merzario-Schetty.
E Chris Amon, forse uno dei migliori interpreti di Spa ?
Non c'era.
Non pervenuto, dimenticato.
Amon, dopo il pasticcio di Monza, del quale era fra l'altro innocente, non era più gradito ?
Non sono mai riuscito a capire il perché di questa esclusione.
Infortunio ? Postumi di un incidente ? Non sono riuscito a capirlo.
Nei registri di gara, Chris Amon risulta iscritto sulla Ferrari 512S numero 21, assieme a Peter Schetty e Arturo Merzario, ma accanto al suo nome c'è un asterisco, è l'indicazione che non ha partecipato né alle prove né alla gara, ma non c'è nessuna spiegazione sul perché.
Chissà, forse un perché neppure c'era: solo uno dei tanti misteri di Maranello...
Nelle prove il più veloce dei ferraristi è Ickx, "l'enfant du pays": terzo tempo.
Dominano Rodriguez e Siffert che si strappano più volte la "pole": alla fine Pedro scende sotto il limite di 3'20": 3'19" e 8 decimi ad oltre 254 Km/h di media.
Un giro pazzesco, incredibile, oltretutto in alcuni tratti la pista non era perfettamente asciutta.
Quasi 11" sotto il record della Formula 1 su questo circuito, la media più alta mai realizzata, non solo a Spa, ma nel mondo intero fatta eccezione per gli "ovali" americani.
La corsa sarebbe stata poi ricordata per le sportellate che si scambiarono Pedro e Jo all'Eau Rouge, ma anche il duello nelle prove fu qualcosa di unico, irripetibile.
Il primo chilometro di quella gara fu infinitamente più emozionante degli altri 999 !
Al via pioveva piano, una pioggia sottile che annunciava il sole, Siffert e Rodriguez partirono bene, Jo forse rubò la partenza di un battito di ciglia, anche Ickx forse cercò l' anticipo, poi esitò per paura di aver esagerato e restò indietro.
Le due Gulf-Porsche 917 si presentarono appaiate all'Eau Rouge e fecero qualcosa più che sfiorarsi, rischiando di finire fuori entrambe.
Nello stesso punto, per aver tentato una manovra molto simile, quindici anni dopo avremmo perduto per sempre Stefan Bellof.
David Yorke, ai box, impallidì.
Poco dopo sul rettilineo di Masta, Ickx, ispiratissimo, attaccherà addirittura le due Porsche: per qualche secondo i tre bolidi si apriranno a ventaglio ad oltre 340 Km/h facendo trattenere il respiro agli spettatori.
Non so se i più giovani di voi hanno presente quel tratto di pista.
Si vede bene nel film Grand Prix e occorre fare mente locale che le staccionate sul ciglio della strada non è che ce le avessero messe per girare il film, e dove s'interrompevano era per far posto ad un palo del telefono od a un canale di drenaggio dell'acqua.
Immaginate per un attimo due Gulf Porsche 917 ed una Ferrari 512 con il motore a pieni giri occupare l'intera carreggiata, le prime due affiancate ed una pronta a inserirsi (dove ?).
Non bastassero i pali del telefono e le staccionate, sul ciglio della strada, rialzato di un metro circa dove s'interrompeva il fosso di scolo che correva ai bordi della carreggiata, c'erano gruppetti di spettatori e non era raro che qualche temerario si rannicchiasse (acqua permettendo) nel fosso stesso per ottenere un'inquadratura da brivido che quella volta, con quei tre mostri che sollevavano nuvole di "water spray" ed il sonoro del Giorno del Giudizio, deve essere stata davvero indimenticabile. scared
Ammesso che al temerario sia restato, al momento giusto, sangue nelle vene sufficiente a schiacciare il pulsante di scatto.
All'inizio Pedro Rodriguez prese il comando, Siffert e Ickx lo seguivano ad un ritmo da Gran Premio, più che da 1000 Km..
La pista si stava asciugando (già, dimenticavo, pioveva in alto verso Blanchimont e la Source... scared) così i tempi migliorarono via via, il record sul giro crollava ad ogni passaggio.
Rodriguez dava letteralmente spettacolo, ma Ickx non era da meno tanto che, dopo diversi giri, riuscì a sorprendere il grande Jo Siffert e a conquistare il secondo posto.
Il primo stop per rifornimenti e cambio gomme arrivò nell'ordine prestabilito: Rodriguez, Ickx, Siffert, ma nessun team decise di sostituire il pilota.
Era una scelta importante che avrebbe condizionato la gara, e forse nessuno ancora pensava quanto...

(...continua...)

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Spa Francorchamps (terza ed ultima parte)

Mentre il tempo si schiariva definitivamente, una delle gomme della 917 di Rodriguez cominciò a deteriorarsi.
Forse fu a causa della pista ormai asciutta, forse fu semplice fatalità, un detrito, una imperferzione nello pneumatico, fatto sta che il messicano fu costretto ad una fermata che, per quanto rapida, gli costò il primo posto a vantaggio di un Ickx letteralmente scatenato che era riuscito a rintuzzare gli assalti sempre più insistenti di Siffert.
Il distacco fra il pilota di casa e l'asso svizzero, oscillava attorno ai 2", variando di pochissimo da giro a giro con un ritmo di gara sempre elevatissimo.
Intanto, una volta ripartito dai box, Rodriguez si scatenò letteralmente in un inseguimento forsennato.
Ad ogni passaggio la sua Porsche 917 dava lavoro ai cronometristi ufficiali abbassando il tempo sul giro che, anche per il progressivo asciugarsi della pista, presto arrivò ad sfiorare quello della sua "pole", poi lo superò, infine fece fermare le lancette su un impossibile: 3'16"9/10: vale a dire quasi 3" sotto la "pole position" !
Questo era Pedro Rodriguez a Spa.
Pedro , Siffert e Jacky Ickx quel giorno cambiarono letteralmente il volto alle corse di durata, aumentando la suspence vissuta a Monza e facendo assomigliare la gara più ad una batteria della F.3 che ad una 1000 Km: dopo quasi due ore Ickx guidava la corsa con soli 2" su Siffert, mentre Rodriguez si era riportato in terza posizione, ma era ancora staccato nonostante l'eccezionale recupero.
Qui entrò in gioco il regolamento.
Da diversi anni,in pratica dal '52 quando Levegh aveva corso da solo una 24 Ore di Le Mans perdendola ad un'ora dalla fine, era stato progressivamente introdotto un limite alla durata complessiva dei turni di guida di uno dei piloti, ed anche di ciascun turno.
Al successivo rifornimento Surtees sostituì Ickx, Redman prese il posto di Siffert mentre John Wyer e David Yorke decisero di far proseguire Rodriguez fino al massimo consentito dal regolamento.
Qui arrivò la prima sorpresa: Redman si dimostrò più veloce di Surtees, che a sua volta si attestò su tempi di quasi 1" più lenti del suo compagno Ickx.
In breve la corsa cambiò volto: la Gulf-Porsche tornò in testa quasi subito, mentre, sotto gli sguardi prima sorpresi, poi sempre più imbarazzati, la Ferrari di Surtees venne progressivamente distaccata mentre Ickx ai box si sbracciava incitando inutilmente l'ex campione del mondo di F1.
La Ferrari di John Surtees sarebbe stata anche raggiunta e superata dallo scatenato Rodriguez se non avesse dovuto cedere, sotto minaccia di squalifica, il sedile a Leo Kinnunen, molto meno a suo agio a Spa di quanto non lo fosse stato alla Targa.
Non bastasse la scarsa attitudine del finlandese alla pista velocissima, poco dopo la Porsche numero 25 venne costretta al ritiro dalla rottura del cambio.
A questo punto tutto fu deciso dalla strategia di gara.
Al Team Wyer, già al successivo rifornimento, Siffert riprese il volante, mentre alla Ferrari, per una decisione che lasciò (e lascia tuttora...) perplessi, venne lasciato proseguire Surtees.
Qui la Ferrari perse definitivamente la gara ed Ickx la pazienza.
Il pilota belga si aggirava per i box come morso dalla tarantola gesticolando e discutendo con chiunque gli capitava a tiro.
Quando, dopo circa un'ora, riprese il volante, il belga era ormai lontano e Redman non ebbe difficoltà a gestire un netto vantaggio fino alla fine.
La rabbiosa reazione di Ickx servì soltanto a concludere la gara con un amarissimo secondo posto,ad oltre 2'30" dai vincitori, ma ancora a pieni giri, evitando l'umiliazione del doppiaggio.
Fra l'altro la classifica finale, che vedeva nelle prime otto posizioni, quattro Porsche 917 (1°,3°,5°,6° posto) e quattro Ferrari 512S (2°,4°,7° e 8° posto), sarebbe suonata come una condanna per le scelte di Maranello in fatto di piloti, infatti, fino a poco dalla fine, la quinta posizione, davanti alla 512S ufficiale di Schetty e Merzario, era stata occupata dalla 512S gialla, proprietà di Jacques Swaters e della sua Ecurie Francorchamps, ed affidata al barone Hughes de Fierlant ed al giovane inglese Derek Bell, che due anni prima aveva corso, senza fortuna, due Gran Premi iridati (Monza e Watkins Glen) con la Ferrari F1.
Bell si era dimostrato nettamente più veloce non solo del compagno, com'era naturale essendo De Fierlant era un gentleman driver, ma anche sia di Peter Schetty che di Surtees, piloti ufficiali della Ferrari, e se avesse fatto coppia con lui Ickx avrebbe forse potuto vincere.
All'epoca Jacky Ickx aveva il soprannome di "Pierino la peste" per i suoi atteggiamenti non sempre concilianti e per un carattere che lo portava a parlare troppo (e con troppa gente), secondo quanto prevedeva la liturgia di Maranello.
Quella volta, Pierino Ickx non fece eccezione: alla stampa ed alla televisione belga parlò chiaro dicendo che aveva perso la corsa per colpa di Surtees e delle scelte dei box Ferrari.
In Belgio, all'epoca, Ickx aveva una cassa di risonanza non trascurabile anche perché era figlio di Jacques Ickx, giornalista e storico dell'automobile, amico personale di Gianni Agnelli.
Inutile dire che l'uscita di Jacky provocò una lieve alterazione d'umore ad un signore anziano, in un'ufficio dalle pareti azzurre, a Maranello, un paese dalle parti di Modena.
Intanto il nome di Derek Bell era finito sul taccuino di John Wyer.
Non sarebbe, tuttavia, servito a molto l'interessamento del "guru" della Gulf Porsche, senza il coraggioso intervento di uno sconosciuto eroe.
Nel finale della gara, infatti, Bell fu costretto ad uno stop per il rifornimento (ora si direbbe uno "splash & go") necessario a concludere la corsa.
Al momento di ripartire la gialla Ferrari fu improvvisamente avvolta dalle fiamme.
Bell cercò di aprire la portiera, ma l'azionamento gli restò in mano: era chiuso dentro una macchina in fiamme: la temperatura della benzina incendiata è di circa 1000 °C, all'interno dell'abitacolo della 512 S, presto sarebbe stato l'inferno.
Fu allora che un meccanico, rimasto anonimo, si lanciò fra le fiamme e riuscì ad aprire lo sportello dal di fuori, permettendo al pilota di mettersi in salvo lamentando solo qualche lieve ustione al volto.
A causa di questo inconveniente, fortunatamente a lieto fine, la Ferrari gialla finì alle spalle della terza 512S ufficiale evitando un altro sbalzo all'umore, già compromesso, del signore anziano di cui si parlava prima.

(...continua...)

La prossima volta, se ne avrete voglia, l'appuntamento è a Le Mans, passando per il Nurburgring...