Per molti, la ATS D6 non è un'auto molto conosciuta; di quel periodo si ricordano più facilmente altre monoposto anche se chi ha seguito la F1 di quegli anni non può non ricordarsene. La D6 era direttamente deriavata dalla Ats del 1983 che si era distinta per un'innovazione che nel giro di pochi anni venne utilizzata da ogni progettista: il telaio in fibra di carbonio che inglobava anche la carrozzeria formando un unico elemento.
L'aspetto globale di questa vettura è essenziale, con forme compatte e ben raccordate. Il sistema costruttivo della scocca impose forme semplici ed arrotondate per il musetto e il telaio, quest'ultimo ingloba, formando un tutt'uno, anche un roll-bar pressocchè a punta dietro l'abitacolo del pilota in luogo di quello tradizionale tubolare. Il cofano motore è basso giovandosi delle ridotte dimensioni del 4 cilindri BMW e contenute sono pure le pance laterali, con sfogo d'aria superiore e restringimento posteriore con il classico disegno a "coca cola", allora innovativo. L'alettone anterione è costituito da un'ala di corda considerevole ed un piccolo flap di forma rettangolare, mente quello posteriore è piuttosto massiccio (come quelli di tutte le altre monposto di quel periodo) per la presenza di alette supplementari in posizione laterale. Tuttavia questo elemento, che disturberebbe le linee e il disegno generale della vettura, viene ben camuffato alla vista dalla sua colorazione nero opaco.
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I colori della Ats sono infatti quelli ormai tradizionali del team tedesco: il giallo e il nero (nella fattispecie il carbonio del telaio lasciato a vista) che nella D6 si raccordano piacevolmente con le poche scritte dello sponsor conferendo all'insieme un risultato molto valido esteticamente. In particolare tutta la zona inferiore era nera mentre la parte gialla brillante ricopriva (eccetto intorno all'abitacolo) la parte superiore di corpo vettura e pance laterali. Di scritte ve n'erano poche: sul musetto solo il numero di gara e lo sponsor ATS in nero oltre al marchio della BMW; sulla parte laterale dei cassoni la scritta ATS era gialla su campo nero mentre nella parte superiore, appena sopra l'entrata dell'aria, c'erano i loghi ATS e Schell.
Dal punto di vista delle prestazioni questa monoposto potè sfruttare la straordinaria potenza del BMW mancando però un poco dal punto di vista telaistico ma soprattutto per quanto riguardava l'affidabilità generale. Infatti in prova spesso si distinse con eccellenti risultati ma in gara non riuscì a concretizzare a dovere le premesse per problemi di vario genere.