Un missile, un dardo che fende l'aria a velocità pazzesca. La Brabham BT52 è passata alla storia e si è inserita a pieno titolo tra quelle auto che ogni appassionato non può che ricordare e apprezzare. Una monoposto che stupì tutti sin dal primo momento della presentazione e che ancora oggi resta unica nel suo genere.
Terminata l'epoca delle minigonne, con l'introduzione del fondo piatto, nel 1983 si videro le più disparate soluzioni tecniche alla ricerca della competitività. La strada della Brabham e del suo leggendario progettista Gordon Murray è una soluzione estrema con la riduzione al minimo indispensabile dei pontoni laterali che divennero semplici carenature con la caratteristica forma ospitando i radiatori in posizione a freccia. Tale impostazione è stata resa possibile dalla particolare architettura del motore BMW. Ad esaltare le sue linee penetranti un musetto stretto, a punta, spiovente appena sporcato dalle protuberanze per l'attacco della sospensione; un telaio affusolato, un alettone anteriore fortemente a freccia e una colorazione sobria bianco-blu che assecondava l'andamento a salire della carrozzeria.
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La vista laterale mostrava un cuneo, la vista dall'alto una freccia pronta a scoccare. Ad esaltare il tutto, la consapevolezza che quelle forme nascondevano un motore brutale e potentissimo, il BMW 4 cilindri turbo che, con circa 600 CV, fu il primo motore sovralimentato a conquistare il titolo mondiale. L'insieme dava l'idea di un vero purosangue, agile ed aggressivo, degno erede di certe monoposto anni '70 quando ancora non esistevano le minigonne.
Nella colorazione originaria l'auto era tutta bianca con la grossa scritta dello sponsor Parmalat sulle fiancate, la parte superiore del muso era blu (eccetto una sottile linea bianca al centro) proseguendo con una fascia oltre all'abitacolo per chiudersi dietro al roll-bar. Blu erano pure i bordi delle piccole pance laterali. Davanti al posto di guida e sulle paratie degli alettoni le scritte degli sponsors Fila, Santàl e Michelin. A stagione inoltrata la colorazione si invertì di posizione come in un negativo creando un effetto decisamente migliore ed molto più elegante.
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Bellissima... e pure vincente! Dopo un esaltante testa a testa con la Renault di Prost, il brasiliano Nelson Piquet riuscì a conquistare l'iride e anche il secondo pilota, l'italiano Riccardo Patrese potè avere le sue soddisfazioni. Nonostante tutto questo, la strada scelta tecnica con pance laterali ridottissime ebbe in futuro pochi proseliti; una soluzione del genere con radiatori particolarmente alti, davanti alle ruote motrici non poteva durare a lungo. La stessa Brabham, nel corso degli anni, aumentò progressivamente la lunghezza dei cassoni fino a soluzioni più classiche per le maggiori esigenze di raffreddamento e non si rividero più saette del genere.