“Uomini o dei, pazzi o sognatori…”

-in occasione del centenario della prima Parigi Pechino-

E' una mattina del 31 gennaio nella fredda Parigi del 1970, immersa nel pieno inverno, quando il giornale "Le Matin" svegliò la popolazione parigina con un articolo che cambiò la storia dell'uomo stesso. "La macchina è fatta per le grandi distanze, non per correre in angusti tracciati", era questa la provocazione, forse scritta per riempire le pagine di una giornata monotona, che portò dei pazzi sognatori, degli irrazionali pionieri del rischio, dei cavalieri medioevali sputati fuori dalla logica temporale senza cavallo e senza elmo, alla ricerca di un animale selvatico in acciaio da domare e sfidare fino al limite possibile. Dovevano essere una quarantina i romantici provenienti da tutta Europa, ma si ritrovarono solo in cinque a lottare contro la natura e il destino. Attraversare mezzo mondo diventa un impresa epica e forse era questo il senso di questo raid, da ovest a est e da est a ovest, una cosa da pochi eletti; acrobati di mostri infernali; che decisero di mettere da parte la loro stessa vita per inseguire qualcosa di inspiegabile all'uomo mediocre, colui che non fa parte di quella cerchia di uomini straordinari che noi chiamiamo dei, coloro che verranno ricordati per sempre per aver fatto qualcosa che nessun altro ha saputo fare e la loro memoria rimarrà per sempre, a testimonianza che l'uomo ha saputo controllare l'incontrollabile e che il progresso sia una corsa alle stelle, infinita, frutto soltanto di uomini coraggiosi e disposti a tutto; capaci di sognare l'impossibile.

Un triciclo, che sembra più un carretto da gelati; un Itala, guidata dall'italiano Scipione Borghese, uno di quelli che potrebbe stare a casa a contare lire, ad abbandonarsi alla monotonia di una vita agiata, ma non è così, perchè Scipione non è un uomo qualsiasi e preferisce buttarsi nel rischio; dandosi all'impresa, insomma; vuole entrare nella storia. Nella vita è tremendamente meticoloso, concetto che applicherà anche alle corse. Prende la sua Itala, ascolta il parere dei rivali che vorrebbero una macchina leggera e poco potente e ovviamente fa l'opposto, appesantisce la macchina, la rende potente e capace di sprigionare ben 40cv e fa sostituire i parafanghi con assi in grado di aiutarlo nei passaggi difficili. Oltre all'italiano vi erano anche due francesi: Victor Colignon e Georges Cormier, ma non è finita qui, perchè ne manca ancora uno all'appello, il più matto di tutti; uno di quelli che mille ne pensano e mille ne fanno, un tale di nome Charles Godard, che andò da Jacobus Spijker, olandese di Amsterdam, costruttore di macchine da sogno, e si fece prestare un auto e 2000 franchi per l'iscrizione, presentandosi come pilota Spyker, si avete capito bene: Spyker, ma non voglio bruciarvi il finale di questa storia, così vi dirò soltanto che le auto del signor Spijker venivano chiamate Spyker, dal 1903, per evitare problemi di pronuncia legati al nome.

Eccoli qui i cinque pionieri che arrivarono a Pechino, chi prima e chi poi, provvedendo ognuno ai rifornimenti e alle sostituzioni di materiale per rimanere in gara, usando stratagemmi degli del miglior avventuriero, perché tanto il loro destino e quello delle loro auto non verrà scordato facilmente, entrato di prepotenza nelle memorie dei contemporanei che si spingevano da tutte le parti d'Europa e dell'Asia ad aspettarli all'arrivo nelle maggiori città del mondo, perché l'evento aveva ormai assunto un importanza mediatica degna di smuovere le folle, come un evento sovrannaturale e sconosciuto alla mente dell'uomo, anche perché a bordo della Itala c'era Luigi Barbini, inviato del Corriere della sera, che scriveva da ogni parte del globo le gesta di Scipione, stringendo con lui una grande amicizia destinata poi a sciogliersi con la fine della storia che vi sto raccontando. Luigi ne narrò gli stratagemmi e la precisione con cui il pilota italiano studiò il tracciato; misurando con un asta la carreggiata del percorso per vedere i punti più ostili in sella ad un cammello con il quale faceva quello che noi oggi chiamiamo “breafing”, le deviazioni di mille chilometri, quando ormai la vittoria era sicura, per andare a vedere il gran ballo a San Pietroburgo ed infine il percorso scelto dal principe, che si portava a bordo un funzionario della Transiberiana per non rischiare incidenti con i treni, visto che Scipione usò in gran parte il tragitto della linea ferroviaria più lunga del mondo per arrivare fino a Pechino. Arrivarono il 10 agosto del 1907 a Parigi, dopo sesanta giorni di viaggio, con la fatica che pulsava fuori dalle vene, ma non è finita qui, perché mentre il “Contal” andava smarrito per sempre nel deserto del Gobi e il suo equipaggio veniva messo in salvo da dei nomadi mongoli e le due De Dion, che piano piano arrivarono a Parigi con un abisso di distacco, al punto che non ci fu nessuno ad aspettarle, c'era un uomo, quello mezzo matto che guidava la Spyker , che tenne fede alle sue promesse, vendendo pezzi di ricambio e della stessa macchina, chiedendo prestiti a chiunque per arrivare in fondo, o meglio, imbrogliando mezzo mondo, per arrivare al suo scopo, perché ormai aveva capito che poteva arrivare secondo e anche senza i pezzi di ricambio inviatigli da Jacubus, abbandonati da un inviato che si ammalò durante il trasporto; Godard non molla, fino a quando, esattamente venti giorni dopo l'Itala, la sua Spyker fece ingresso a Parigi, con a bordo un collaudatore. Ma Charles Godard dove era finito? Semplice, al confine tedesco era stato arrestato per truffa e il pioniere pronunciò quella profezia che in molti conoscono:”La mia impresa era scritta nel destino. Sarà ricordata. Rivivrà per sempre”; parole dette al vento, fino ad un giorno del 1999, ben 73 anni dopo, quando un olandese: Victor Muller, spinto dal destino o dal fato, fece rinascere come una fenice dalle ceneri il nome Spyker, producendo macchine “per pochi eletti”, fino all'ingresso in formula 1 al Gp di Cina 2006, disponendo di un tester francese come Premat, il primo ad entrare in pista, mentre qualcuno, accendendosi un sigaretta tra due pompe di benzina assisteva dalle nuvole all'avverarsi della sua profezia.