video gare complete e highlights da youtube

Estratti della carta stampata e suggerimenti sui libri relativi al mondo dei motori

da gianlem » 13/07/2012, 19:27

la scena per i commissari di percorso intervenuti sul posto fu davvero impressionante...infatti, al 17" secondo del filmato si vede un commissario mettersi le mani sulla faccia e scuotere il capo...
" meno calcio e più automobilismo in televisione..perchè nelle nostre curve non c'è violenza, solo puzza di gomma bruciata.."
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da fabioRSY91 » 14/07/2012, 1:07

se è quello in primo piano a me sembra che abbia fatto uno starnuto
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da 330tr » 14/07/2012, 9:37

:'( Terribile...immagini mai viste. E interessantissime...inquadrano crudamente un'altra epoca. Ma dico..possibile che fossero tutti così pazzi e avventati?? Eppure alla loro destra c'è un rettilineo infinito...e le bandiere gialle?? Ed esporne una colorata di un bel rosso invece?? Cmq chissà quanti filmati inediti ci sono..alcuni è davvero meglio che lo rimangano (si parlava di uno terribile su Cevert), non aggiungono niente sulle dinamiche, risvegliano solo dolore in chi ha conosciuto gli uomini e insulse curiosità morbose..
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da fabioRSY91 » 14/07/2012, 10:44

già ci sono due o tre foto terribili su Cevert ... va bene capire la dinamica dell'incidente ma vedere cadaveri e corpi straziati meglio di no ...
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da sundance76 » 14/07/2012, 11:26

Io vidi una (o due, non ricordo) foto dell'incidente di Cevert, ma per fortuna non sono mai riuscito a distinguere nulla in quell'immagine.
"Chi cerca di conoscere il passato capirà sempre meglio degli altri il presente e il futuro, e non soltanto nel nostro piccolo mondo di effimere quanto amate frenesie corsaiole." G. C.

https://www.youtube.com/watch?v=ygd67cDAmDI
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da Die Mensch-Maschine » 14/07/2012, 13:23

Per non parlare di certe foto che girano in rete dell'incidente di Koinigg.
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da groovestar » 14/07/2012, 13:41

povero Tom. Imbarazzante l'organizzazione di quel GP ed è brutto veder via un povero pilota caduto trasportato come se fosse un giocattolo rotto da buttare...

ricorda le brutte immagini di Tomizawa e Simonceli
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da Pennywise » 16/07/2012, 8:54

No comment.  :thumbdown: :thumbdown: :-\ :-\
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da Powerslide » 16/07/2012, 10:53

Non ritengo corretto misurare gli accadimenti di un’altra epoca con il metro di oggi.
Casomai è giusto paragonare proprio i metri di giudizio per vedere se la società si è mossa nella direzione di un aumento di civiltà, che però non va confusa con un maggior tasso d’ipocrisia (cosa sempre possibile e pericolosa).
Rivedendo oggi il filmato, si son poste molte legittime domande sull’intervento dei soccorsi a Tom Pryce: se non fosse il caso di fermare la gara, di porre maggior cautela nell’attraversamento della pista, di trattare con maggiore umanità il corpo del pilota anche se ormai si trattava di un cadavere.
Domande più che lecite alla luce dell’odierna morale, ma completamente distanti dal comune senso delle corse automobilistiche di quegli anni.
Tutto nasce però da una concezione già allora datata negli anni: la sacralità dell’evento.
Può una corsa essere “sacra”? Basta rileggere gli articoli sulle gare degli anni ’30 o di quelle del primo dopoguerra, per trovarli intrisi di valori ormai desueti come patria ed eroismo. Validi o meno che fossero son poi quelli che reggevano il mondo di allora e a cui, pur non sposandoli, dobbiamo riconoscere il merito di aver portato le corse ad un livello tale di “evento” da renderle “famose” (e purtroppo sfruttabili da Bernie & Co.).
Quando leggiamo le gesta di Nuvolari o il bellissimo “La Sfida” del nostro Pedro ci esaltiamo per quelle imprese, ma ci nascondiamo come allora le piste fossero sporche di sangue o come l’Henaudiers fosse costellato di croci. Nessuno mai però prese in considerazione l’esposizione di una bandiera rossa.
Il concetto era semplice: correre significa rischiare consapevolmente la vita nell’anelito di raggiungere una meta e ciò va rispettato e non sprecato. Concetto giusto, valido? Non saprei, va da sé però che se non lo fosse sarei costretto a non accettare i morti sul Bianco o quelli che ci lasciano le penne esplorando esclusivamente per diletto una grotta sottomarina.
Personalmente ho comunque trovato più duro un altro filmato sull’incidente di Pryce: quello che inquadra Zorzi e i …. soccorsi al commissario “responsabile” della disgrazia, un ragazzino olandese di 19 anni.
Nelle prime immagini si vede Zorzi girare intorno all’auto ferma a bordo pista che si affanna quando esce la prima lingua di fuoco. Pochi secondi dopo ecco arrivare un commissario con un estintore in braccio seguito da un burattino che ruota in aria perdendo i vestiti e che atterra contro la rete a non più di 10 metri di distanza.
Il pilota lo vede benissimo, lo guarda, e così il commissario che fino ad un attimo prima aveva stupidamente corso con lui attraversando la pista. Ambedue proseguono nell’opera di spegnimento come se nulla fosse accaduto.
Arrivano poi degli addetti in uniforme (polizia, esercito, vigili del fuoco?) che imballano il cadavere in un sacco nero, lo legano ad una barella e, oh issa, lo fanno passare sopra la rete, e dietro c’è il pubblico, mentre altre braccia in uniforme lo prendono e lo fanno sparire su una vettura.
Vederle oggi sono un pugno allo stomaco, ma ricordo che allora non offesero la mia morale.
Come ho più volte detto l‘unica corsa in cui “maledissi tutti” fu in occasione della morte di Williamson: allora sì che si pospose una vita ad un concetto, in quell’occasione, falso e becero.
Oggi critichiamo spesso gare noiose, interventi eccessivi di SC, spettacolo degno del wrestling. Oggi le gare sono solo spettacolo e businnes. Il concetto di ”sacralità” è scomparso.
Abbiamo certamente salvato molte vite e quindi qualsiasi prezzo pagato non è stato eccessivo. Però questo senso d’insoddisfazione resta e una certa atmosfera epica, che ricerchiamo nelle cronache di un tempo, ci manca.            
Io non accetto che per trovare l’effetto suolo si debba strisciare per terra. Secondo me è assurdo, è immorale da un punto di vista tecnico. (Mauro Forghieri)
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da Niki » 16/07/2012, 11:32

Quoto Power in toto. Quella di Pryce fu la prima morte a cui assistetti nella mia carriera di telespettatore di gran premi. Ci rimasi male, all'epoca avevo 17 anni e una cosa del genere suonò strana. Quello che mi sento di dire è che all'epoca era tutto più genuino, anche gli incidenti e le possibili morti.
Ora è tutto confezionato e politically correct: si corre ma non si devono neanche mostrare gli incidenti. Questo è legato a triplo filo al fatto che una immagine sbagliata potrebbe far risentire l'audience con tutto quello che ne consegue.
E' impossibile guardare quelle immagini, a parte l'incidente di Williamson che a mio parere è stato il più vergognoso mai accaduto in una competizione sportiva, con i parametri di oggi.
Rimango comunque del parere che fosse infinitamente migliore quell'epoca, e quelle precedenti, che quella di oggi.
Immagine
il riportatore seriale di notizie, l'orgoglione (cit.)
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da jackyickx » 16/07/2012, 12:43

Nelle occasioni citate si cercò, per gli standard dell'epoca, di far qualcosa. Con Williamson ci provò solo Purley. Mentre assistevo a quell'esercizio di codardia mi veniva voglia di stare lì, scavalcare le reti e correre ad aiutare David, che di sicuro, con la macchina di nuovo rovesciata nel senso giusto, si sarebbe ancora buttato nelle fiame a salvare Roger. Forse Roger sarebbe morto lo stesso, ma l'umanità ne sarebbe uscita ingigantita.
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da 330tr » 16/07/2012, 15:34

[quote="Powerslide"]
Non ritengo corretto misurare gli accadimenti di un’altra epoca con il metro di oggi.(...)
Tutto nasce però da una concezione già allora datata negli anni: la sacralità dell’evento.
(...)[/quote]
Condivido in pieno, è sbagliato riflettere con i criteri attuali rivedendo immagini di quell'ormai lontano passato...la mia domanda è però adesso un'altra: siamo sicuri che si trattasse di "pensiero da cavalieri del Rischio" che eseguono un rito sacro, dotato di una celebrazione tradizionale impossibile da interrompere? O, diversamente, poteva trattarsi di pensiero "debole", di una egoista non-accettazione dell'accaduto in nome della competizione più individualista immaginabile? E perché questo accadeva in misura molto minore negli Stati Uniti, dove ad ogni incidente accorrevano mezzi di salvataggio, si fermavano i piloti ecc, insomma, dove vigeva uno spirito più "comunitario" rispetto alla vecchia Europa???
Facciamo un parallelo: 1973 Salt Walther (indy 500) vs. Roger Williamson (F1 GP Olanda). Perchè i due mondi reagiscono così diversamente di fronte a degli incidenti?
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da Powerslide » 16/07/2012, 16:08

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[quote="Powerslide"]
Non ritengo corretto misurare gli accadimenti di un’altra epoca con il metro di oggi.(...)
Tutto nasce però da una concezione già allora datata negli anni: la sacralità dell’evento.
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Condivido in pieno, è sbagliato riflettere con i criteri attuali rivedendo immagini di quell'ormai lontano passato...la mia domanda è però adesso un'altra: siamo sicuri che si trattasse di "pensiero da cavalieri del Rischio" che eseguono un rito sacro, dotato di una celebrazione tradizionale impossibile da interrompere? O, diversamente, poteva trattarsi di pensiero "debole", di una egoista non-accettazione dell'accaduto in nome della competizione più individualista immaginabile? E perché questo accadeva in misura molto minore negli Stati Uniti, dove ad ogni incidente accorrevano mezzi di salvataggio, si fermavano i piloti ecc, insomma, dove vigeva uno spirito più "comunitario" rispetto alla vecchia Europa???
Facciamo un parallelo: 1973 Salt Walther (indy 500) vs. Roger Williamson (F1 GP Olanda). Perchè i due mondi reagiscono così diversamente di fronte a degli incidenti?
[/quote]
Impossibile paragonare un incidente avvenuto in un catino con uno in uno stradale. Lì occorre fermarsi e basta qualunque sia il pensiero che ognuno ha in testa.
Alla prima domanda può rispondere quanto oggi dicono gli ex campioni ormai in pensione (non tutti, ma la maggior parte di loro): una gara senza rischio perde più della metà del suo fascino. Non dico che sia universalmente condivisibile, ma il fatto che deglli arzilli vecchietti ancora pensino così dovrebbe far riflettere. Certo sono stati e sono ancora un po' matti, ma raffrontando il tutto ad un altro sport motoristico che ha mantenuto un discreto peso di rischio, il motociclismo, viene da chiedersi: chi ed in nome di cosa si farebbe trasportare a 300 all'ora da un veicolo dall'equilibio instabile? Eppure ... No, non credo si tratti di un pensiero debole.
Io non accetto che per trovare l’effetto suolo si debba strisciare per terra. Secondo me è assurdo, è immorale da un punto di vista tecnico. (Mauro Forghieri)
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da 330tr » 16/07/2012, 16:49

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Non ritengo corretto misurare gli accadimenti di un’altra epoca con il metro di oggi.(...)
Tutto nasce però da una concezione già allora datata negli anni: la sacralità dell’evento.
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Condivido in pieno, è sbagliato riflettere con i criteri attuali rivedendo immagini di quell'ormai lontano passato...la mia domanda è però adesso un'altra: siamo sicuri che si trattasse di "pensiero da cavalieri del Rischio" che eseguono un rito sacro, dotato di una celebrazione tradizionale impossibile da interrompere? O, diversamente, poteva trattarsi di pensiero "debole", di una egoista non-accettazione dell'accaduto in nome della competizione più individualista immaginabile? E perché questo accadeva in misura molto minore negli Stati Uniti, dove ad ogni incidente accorrevano mezzi di salvataggio, si fermavano i piloti ecc, insomma, dove vigeva uno spirito più "comunitario" rispetto alla vecchia Europa???
Facciamo un parallelo: 1973 Salt Walther (indy 500) vs. Roger Williamson (F1 GP Olanda). Perchè i due mondi reagiscono così diversamente di fronte a degli incidenti?
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Impossibile paragonare un incidente avvenuto in un catino con uno in uno stradale. Lì occorre fermarsi e basta qualunque sia il pensiero che ognuno ha in testa.
Alla prima domanda può rispondere quanto oggi dicono gli ex campioni ormai in pensione (non tutti, ma la maggior parte di loro): una gara senza rischio perde più della metà del suo fascino. Non dico che sia universalmente condivisibile, ma il fatto che deglli arzilli vecchietti ancora pensino così dovrebbe far riflettere. Certo sono stati e sono ancora un po' matti, ma raffrontando il tutto ad un altro sport motoristico che ha mantenuto un discreto peso di rischio, il motociclismo, viene da chiedersi: chi ed in nome di cosa si farebbe trasportare a 300 all'ora da un veicolo dall'equilibio instabile? Eppure ... No, non credo si tratti di un pensiero debole.
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Sì, ma..continuo a notare delle differenze; continuo a vedere un bisogno egoistico di adrenalina, di velocità, una passione solitaria in nome della realizzazione del proprio ego, ma con uno spirito differente al di qua e aldilà dell'altlantico.
Nel bellissimo documentario di Fangio Una vita a 300 all'ora (qui il linkhttp://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-ebd80a75-211c-4847-becd-fdf392d9c109.html) Fangio parla di come si rischi la vita: ma fino agli anni '60 di rischiava per il proprio paese (la sacralità, il sacrificio per la patria), dai '70 si rischia e si muore per uno sponsor...riconosce una cesura, segnala la fine dell'epoca eroica e l'inizio dell'individualismo "amorale", cioè privo di radici sentimentali/romantiche..Negli Stati Uniti è tutto più palese: l'automobilismo è in primis un business. E' tutto esplicito, si parla di soldi; vengono segnalate le vincite, viene pubblicizzato a quanto ammontano i premi eccetera. Riconosciuto questo il pilota diventa una specie di lavoratore libero professionista o salariato prima che eroe solitario senza macchia, e si riconosce in una casta, forse più compatta e empatica verso il prossimo...ma forse le mie sono speculazioni completamente aberranti!
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da Powerslide » 16/07/2012, 17:48

[quote="330tr"]
...ma forse le mie sono speculazioni completamente aberranti!
[/quote]

Assolutamente no, qusto è un  posto in cui ciascuno ha pieno diritto ad esporre il proprio pensiero dando il suo contributo.

Tornando a bomba: è strano come io venga da un'epoca in cui le corse in USA fossero ritenute più pericolose e meno rispettose dell'incolumità del pilota di quelle europee.
Effettivamente la prima Indy che vidi in tv (non ricordo l'anno ma dovremmo essere nella seconda metà dei '60) si svolse così: pronti, via, botto multiplo con rogo ed almeno un morto. Sospensione della gara e poi restart.
Oggi probabilmente la gara verrebbe cancellata ed i piloti si esibirebbero schierati in qualche giro in omaggio al collega scomparso.
In quegli anni no, perchè il rischio di morire era accettato, era un evento drammaticamente messo in preventivo.
Tempi forse più crudeli, ma, come dice Niki, certamente meno ipocriti.

Oggi in compenso si fanno disputare discese libere con materiali che solo una decina d'atleti riesce veramernte a governare. Poi se qualcuno cade si girano le telecamere finchè si è certi di non trasmettere immagini che potrebbero offendere lo spettatore  :'(
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