Gatti..che passione!

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da sundance76 » 28/06/2012, 20:17

[quote="Jackie_83"]
La mia è morta il 4 di marzo, avrebbe fatto i 16 anni questo mese  :(

Abbiamo dovuto farle la puntura perchè quella che sembrava una semplice artrosi aveva finito per paralizzarla totalmente, che sofferenza!!  :(

Mi piacerebbe prenderne un altro ma...non sarebbe la stessa cosa :(

[/quote]

Ti capisco, mi dispiace.

Però vedrai che, se avrai un altro gatto, ti renderà meno doloroso il ricordo  :)
"Chi cerca di conoscere il passato capirà sempre meglio degli altri il presente e il futuro, e non soltanto nel nostro piccolo mondo di effimere quanto amate frenesie corsaiole." G. C.

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da Jackie_83 » 28/06/2012, 21:02

Mi piacerebbe molto, sto tentando di convincere mia madre ma per ora non ne vuol sapere...è ancora troppo scossa  :(

Quando passi così tanto tempo con un animale è come perdere una persona cara, mia mamma ha speso un sacco tra medicine e veterinario per provare di salvarla, ma contro il trascorrere del tempo non c'è cura

Mi consola un pò giusto il fatto che siam riusciti a farla campare bene e a lungo...

Ma prima o poi ce la farò  ;)
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da Pennywise » 26/07/2012, 17:25

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da duvel » 31/12/2012, 13:49

I gatti mi sono sempre piaciuti, pur non avendone avuto mai nessuno...
Normalmente sono conosciuti per essere animali piuttosto indipendenti e non troppo attaccati al "padrone" come i cani, per esempio.
Però leggete qui

http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/2012/28-dicembre-2012/gatto-visita-tomba-padrone-ogni-giorno-un-piccolo-dono-2113334883026.shtml

una bella storia :)
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da sundance76 » 31/12/2012, 15:26

Prima di avere gatti, anche io ero diffidente verso questi animali. Ma poi ho cambiato diametralmente parere. Non potrei vivere senza gatti.

Anzi, sono in ansia perchè due miei vicini confinanti hanno trovato tre loro gatti avvelenati, e un altro è scomparso (probabilmente è morto anche lui). Non si sa precisamente cosa sia successo. Io li conoscevo, erano gatti tranquillissimi, due erano piccoli e l'altro era la mamma di uno dei piccoli (e di quello scomparso). A volte sconfinavano nel mio giardino e allora davo da mangiare anche a loro.

Che bestialità uccidere così degli animali inoffensivi...  :'( Quello più piccolo era un amore, tutto bianco, sempre con la faccia un pò spaurita..

E ora temo anche per i miei, che durante il giorno sono liberi di gironzolare nel giardino (e quindi di sconfinare).
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da duvel » 31/12/2012, 15:50

No personalmente non sono mai stato diffidente verso i gatti, ogni animale ha la sua indole.
Quel che mi pare strano è che mi sembrano piuttosto, come dire, troppo timorosi....e dire che un gatto *****, con la sua agilità e artigli, farebbe a fette chiunque in tre secondi!
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da Powerslide » 31/12/2012, 17:58

L'avevamo trovata nel 1956 nell'androne di casa. Avrà avuto un mese o poco più. Era una soriana stupenda dal pelo fulvo e tigrato.

Io andavo pazzo per i gatti. Da bambino, soprattutto durante le vacanze al mare, spesso "salvavo" qualche gatto randagio e furastico e, con lui in braccio, mi presentavo a mia madre, già tutto graffiato dal trovatello, per offrirgli ospitalità. Ovviamente mia madre si disperava, mentre io non riuscivo a capire perchè il sanguinario felino non apprezzasse del tutto i miei sforzi. Ma tant'è, alla fine tutti accettavano il latte ed il cibo che veniva loro offerto. Alla fine però sembravano molto felici di tornare nei giardini e negli orti che erano il loro regno. Tutta questa felicità mi rendeva un poco triste, ma contento per la buona azione compiuta.

Micia, era stata così subito battezzata, era stracontenta di aver trovato una casa calda ed accogliente. Mia nonna le mise davanti una ciotola con un po' di minestra avanzata dalla sera prima e lei se la sbafò in un lampo. Si acciambellò quindi vicino ad un termosifone e si addormentò beatamente.
Eravamo un po' tutti preoccupati per come mio padre avrebbe accettato la nuova venuta. Era solo questione di attendere. Purtroppo si realizzarono le più cupe previsioni: "Un gatto in casa?! Non se ne parla neppure!" e così dicendo prese in braccio Micia, che si era alzata e gli era andata incontro ad annusarlo con la coda in sù, e la riportò davanti al portone.
Non erano ancora gli anni della contestazione giovanile, ma in quell'occasione scoppiò una vera rivolta. Io piangevo e gridavo che non gli avrei voluto più bene e che era lui a doversene andare e non Micia; mio fratello, di otto anni maggiore di me e già liceale, prese immediatamente le mie difese (unica volta nella vita) ed anche mia madre contestò (unica volta nella vita) l'operato del marito. Mia nonna continuava a cucinare, ma dall'atteggiamento si capiva che non sposava assolutamente il comportamento del genero.
Davanti a quell'ammutinamento generale ed inaspettato mio padre fu costretto ad un'onorevole ritirata: "Vabbè, ma solo per stanotte. Domani se ne deve andare!".
Mia madre e mio fratello scesero subito per recuperare Micia e l'indomani passò senza che mio padre facesse menzione della sua minaccia, anzi divennero amici e Micia scelse sempre il grembo di papà per farsi un pisolino. Lui faceva il seccato per quella intrusione, ma si capiva lontato un miglio che fingeva.
Quando il secondo giorno mia nonna presentò a Micia ancora la minestrina, lei fece una cosa molto buffa: afferrò uno straccio per la polvere vicino alla scopa e ricoprì la ciotola. Infine si seddette fissando mia nonna negli occhi. Si capirono e da quel giorno i pasti furono sempre a base di carne bollita.

Un anno dopo cambiammo casa. C'era un po' di preoccupazione per come la gatta avrebbe accettato il trascloco. "Si affezionano alla casa molto più che al padrone", si sentiva dire in giro. Per Micia nulla di più falso, il nuovo appartamento le piacque da subito e non manifestò alcun turbamento, anzi, dette sfogo alla sua curiosità esplorandolo meticolosamente e scoprendone trucchi e risorse.
Una di queste era il poter percorrere tutta la balaustra del terrazzo, costeggiando anche un pezzo della facciata, per poi entrare dalla finestra nella camera di mio fratello. A me faceva un po' senso: eravamo al sesto piano ed io ho sempre sofferto l'altezza. Micia per nulla, anzi era uno dei suoi giochi preferiti.

Altro sport preferito era quello di darci la sveglia la mattina: si metteva dietro ad ogni porta e cominciava a miagolare finchè qualcuno non le apriva. Allora si fiondava sul letto facendo le fusa e leccandoci la punta del naso. Poi scappava davanti ad un'altra porta e ricominciava il rito. Il perchè la domenica continuasse a dormire resta e resterà un mistero.

I bambini sono dei rompipalle ed io non sfuggivo certo alla regola. Un pomeriggio mi ero messo in testa di misurare la febbre a Micia. Scovai il termometro e la convinsi a rimanere dieci minuti immobile con lo strumento sotto l'ascella. Non mi stupì tanto il fatto che lei ci restò, quanto fui preoccupato che avesse 38.2!!!!
Prima che potessi somministrale un'aspirina intervenne per forrtuna mia madre ad impedirmelo. E così quel giorno imparai che i gatti hanno un grado in più degli umani.
Era una micia bellissima. Dovrei ancora avere una sua foto da qualche parte, se la trovo la posto.

Nella primavera del 1959, credo fosse il ponte del 25 aprile o del 1 maggio, dovemmo partire in spedizione per il mare poichè l'appartamento che fino ad allora ci veniva affittato per la stagione non era più disponibile e bisognava trovarne un altro. Restarono a casa solo mia nonna e Micia. Partenza in treno di prima mattina e rientro per la sera. I miei erano favorevoli a cambiar località, pur restando in Liguria, io e mio fratello assolutamente no. Bocciammo tutte le alternative che ci venivano presentate con le scuse più varie ed alla fine i genitori capitolarono e trovammo casa nello stesso paese di sempre.
Nel viaggio di ritorno ricordo che ero un po' stanco, ma felice di aver risolto un problema che mi angustiava. Già, anche ad 11 anni e mezzo si possono avere dei problemi.
Il tragitto dalla stazione a casa in taxi me lo gustai come sempre: gli occhi appiccicati al guidatore, affascinato dalla guida.
Suonammo alla porta, ma quando nonna venne ad aprire aveva il viso sconvolto.
Non sentii cosa disse, ma dall'atteggiamento di tutti capii che era accaduto qualcosa di terribile. Continuavo a tirare mia madre per un braccio. Alla fine lei si voltò, mi strinse a sè e disse: "La Micia è scappata."

Sono certo che quello fu il mio primo dolore paragonabile al lutto.
Abitavamo in periferia con prati e campi di calcio tutt'attorno. Passai mesi a cercare Micia lì ogni giorno. Ed ogni giorno la speranza si affievoliva, finchè la rassegnazione subentrò.

Solo molto tempo dopo, certo più di un anno, mi venne detta la verità: Micia non era scappata. Passando dal terrazzo alla camera di mio fratello era volata giù dal sesto piano: chissà, forse un soffio di vento le aveva fatto sbattere la finestra sul muso e lei aveva perso l'equilibrio. Non era morta e quando mia nonna era corsa giù, miagolava e la guardava anche se non poteva muoversi. L'aveva messa delicamente nel carrello della spesa e l'aveva portata alla facoltà di veterinaria.
La radiografia rivelò tre fratture della spina dorsale. Una puntura pose fine alle sofferenze.

Non volli più gatti, nessuno nella mia testa poteva sostituire Micia.

Rientrai in contatto con loro qualche anno più tardi quando mio fratello e sua moglie si presentarono al mare con una micina. Era tigrata grigia ed ancora molto piccola. Non era loro, ma di una loro amica che gliel'aveva affidata per una notte. Fui contento di quella presenza in casa, anche se di quella notte non conservo un buon ricordo: mi svegliai verso le sei del mattino che non riuscivo a respirare. Non capii cosa fosse, ma mi vestii ed andai a camminare sulla spiaggia. Tutto tornò normale e non ci feci più caso.

Passò ancora qualche anno, ormai avevo la patente. Una sera a casa di un'amica tornò a mancarmi il fiato, a tapparsi il naso e ad avere gli occhi gonfi ed arrossati. Pensai ad un inizio d'influenza e rimediai con un paio di bicchieri di whisky. Il risultato fu un rientro a casa in cui stabilii un tempo che non riuscii più ad avvicinare da savio. Tutto passò e non ci feci più caso. Non potevo sapere di aver passato la serata seduto sul cuscino preferito del gatto della mia amica, morto quasi un anno prima.

Dopo molti di questi episodi e dopo quasi altri 10 anni, mi decisi ad andare in un centro contro asme ed allergie. Allergia al pelo di gatto con conseguente asma fu la diagnosi. "Impossibile - replicai io - ho sempre vissuto con i gatti!" e spiegai la mia storia.
La dottoressa annuì e disse: "La sua è un'asma psicosomatica, dovuta al trauma infantile che ha subito. Se i suoi le avessero detto subito la verità, forse oggi lei non sarebbe qui. O forse no, chi può dirlo."

Ormai da una ventina d'anni, la mia asma psicosomatica si è trasformata in cronica, complici certamente le molte, troppe Marlboro fumate.
Però ancora oggi se un micio mi si avvicina non riesco a fare a meno di fargli una carezza.
Mi fa male lo so, ma non riesco a farne a meno.
Idem per le Marlboro.
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da sundance76 » 31/12/2012, 18:55

Poverina  :'(  Però ha avuto una vita piena del vostro affetto e ne è stata consapevole fino all'ultimo.
Bella testimonianza Power, buon anno.
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da Niki » 31/12/2012, 23:04

buon anno
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da sundance76 » 31/12/2012, 23:23

:thumbup:  :thumbup1:
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da Aviatore » 20/05/2013, 14:10

Il 16 maggio scorso il mio Milosh (il gattaccio di Bosnia  :asd: ) ha compiuto i suoi primi 10 anni.
Lo abbiamo giustamente festeggiato a dovere per tutta la giornata
:thumbup:
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da Uitko » 20/05/2013, 15:31

Non vi avevo mai presentato il mio "Diablo"...
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da Powerslide » 20/05/2013, 17:25

Ma con un musetto così da buono non può essere un .... Diablo  :D
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da Baldi » 20/05/2013, 17:35

Con quelle zampone lì, quel gatto non graffia. Da i ceffoni!  :D
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da Niki » 20/05/2013, 17:42

E lo metti solo ora?!?!
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