da sundance76 » 06/07/2026, 19:12
L'ARNALDO, LA VESPA E LA FIONDA DEL CUGINO
Cavallari racconta
“Per Bologna mi muovevo in Vespa. Che era diventata la Vespa dell’Università. Nel senso che spesso me la dimenticavo lì e la usavano un po’ tutti. Accadeva pure che uscivo da casa convinto che la due ruote fosse parcheggiata fuori. E invece non c’era. Accadde anche quella volta. M’infuriai con me stesso. Il solito confusionario.
Dove sarà la Vespa?
Avevo un impegno in centro. Dovevo sbrigarmi, m’incamminai. Via Rizzoli. Sbucai dall’angolo di un caseggiato e vidi mio cugino Danilo. Il damerino era appena uscito da un portone e stava salendo sulla mia Vespa. Lo sotterrai con una lavata di testa collerica. Indietreggiò.
- Calmati, ho solo accompagnato una ragazza. Stavo tornando a casa.
- Siediti dietro – gli imposi.
Inforcai il manubrio e partii schiumando rabbia. Non completammo più di duecento metri. Da un passo carraio sbucò una Lancia Appia. Come se niente fosse. Impatto tremendo. La parte anteriore della Vespa si accartocciò contro un passaruota dell’auto ed entrambi fummo catapultati oltre il cofano, sull’asfalto. Un volo incredibile. Mi rialzai pieno di botte. I pantaloni strappati. La pelle scorticata, ma nessuna conseguenza grave.
Mio cugino, seduto per terra, si lamentava.
Dall’Appia scese una donna costernata.
- Scusate, scusate ragazzi, proprio non vi ho visto. Scusate, scusate…
Fu altrettanto dolorosa la constatazione dei danni. La ruota anteriore della Vespa era divelta. Il parafango deformato. Il paragambe ammaccato.
E quella roba lì? La sella era in posizione verticale, con le sottostanti molle ammortizzanti esposte e allungate di un mezzo metro. Guardai mio cugino che si teneva sofferente le parti basse e realizzai. Nell’impatto, Danilo con il basso ventre era finito contro il sedile anteriore. Poi, nella fase di decollo, cosce e testicoli avevano agganciato le molle trascinandole con loro. Come gli elastici di una fionda. Una forza di propulsione tale da scardinare il sedile. Una fionda fatta di parti delicate, delicatissime. Una dinamica devastante.
Danilo per quindici giorni non uscì di casa. I testicoli infiammati. Due palle da tennis. Gambe larghe, ghiaccio e l’Arnaldo che infieriva sadicamente: - Sai che si può rimanere impotenti?"
("Una vita nel sole - i rally, il pane, le donne", di Arnaldo Cavallari, campione d'Italia rally 1962, 1963, 1964 e 1968)
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"Chi cerca di conoscere il passato capirà sempre meglio degli altri il presente e il futuro, e non soltanto nel nostro piccolo mondo di effimere quanto amate frenesie corsaiole." G. C.
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