Giulio Borsari - La Ferrari in tuta

Aneddoti, immagini, informazioni inerenti le vecchie stagioni

da sundance76 » 04/01/2026, 0:15

"John Surtees e Jacky Ickx sono i due uomini che un errore di Giulio Borsari ha fatto arrivare ad un passo dall’aldilà.

Si era nel 1963 e John andava fortissimo. Non dimentichiamo che allora era in piena attività un certo Jim Clark. Surtees ha avuto l’handicap di “convivere” con Clark, che l’ha certamente impegnato nel portare al limite la sua capacità di guida, ma che d’altra parte gli ha anche tolto molte possibilità.

Surtees provava spesso. Allora non c’era Fiorano e si era quindi costretti ad usufruire di questa o di quella pista. Quel giorno eravamo a Monza: si provava la “158”, la macchina destinata l’anno dopo a dare a John e alla Ferrari la vittoria nel campionato mondiale. Si operava sui puntoni di reazione di reazione per variare la convergenza posteriore. Si agiva sulle filettature degli “uniball” o perni sferici fissati a loro volta da una ghiera.

Dopo numerosi interventi – Surtees era un collaudatore molto fine – mi distrassi e lasciai lenta la ghiera del puntone di sinistra. John partì con l’ok usuale e con l’usuale “a fondo”. Noi seguivamo con le orecchie il rombo della macchina. A Monza bisogna sempre seguire il rombo del motore perché è la spia che tutto va bene. D’improvviso, dopo circa ottocento metri dalla partenza, quando la macchina aveva appena imboccato il curvone sopraelevato, il rombo cessò.

Questo voleva dire che era successo qualcosa. Per un attimo il sangue mi si gelò nelle vene, perché Monza è superveloce e fa paura. Assieme al collega Ener Vecchi e all’ingegner Forghieri mi precipitai sul luogo, rassegnato all’incidente e a qualsiasi conseguenza. John era in piedi fuori della macchina. Intatto.

Stava togliendosi il casco e guardava la macchina che non appoggiava più correttamente sulle quattro ruote. I miei occhi volarono sulla sospensione posteriore sinistra. In un attimo capii tutto: non c’era più la ghiera con l’autobloccante. Il puntone di reazione si era staccato dal perno. Fu come se la 158 avesse avuto il telaio tagliato a metà di colpo.

John era calmissimo, mi guardò con qui suoi occhi azzurro-grigi, abbozzando un sorriso quasi fanciullesco. Io avrei voluto sparire dalla faccia della terra.

A salvarlo fu la curva sopraelevata. Non è vero che fosse pericolosa, era invece più sicura di tutte le altre. La sopraelevata di Monza salvò la vita o parecchi piloti. Ne ricordo due: Castellotti e Moss.

Castellotti, durante il Gran Premio d’Italia del 1956, subì il dechappamento di una gomma all’uscita della sopraelevata verso il rettilineo di arrivo. La sua macchina – una Ferrari-Lancia ad 8 cilindri – girò come una trottola, ma poi si fermò nel prato.

Per Moss invece il fatto successe alla 500 miglia del 1958. Guidava la Maserati sponsorizzata dalla Eldorado e in piena curva, mentre in alto sfiorava con le ruote di destra il guard-rail, quella monoposto bianca, con una grande pinna sulla coda, si mise a carambolare impazzita. Per la gente che lo stava vedendo era una cosa da far rizzare i capelli. Anche per il grande Moss non fu un’esperienza piacevole. Quando la Maserati si fermò ai piedi di quel muro che andava su quasi in verticale, egli uscì dall’abitacolo e per qualche secondo si appoggiò alla carrozzeria tenendosi la testa tra le mani. Una gomma era scoppiata ma la sopraelevata lo aveva salvato.

Sarò sempre grato a John Surtees per aver capito la mia confusione e la mia vergogna e per non avermi detto assolutamente niente. Per essersi limitato ad un comprensivo (anche se incredibile) sorriso".



Con Ickx fu diverso.

Il mio errore consistette nel non credere a quello che mi aveva detto – insistendo – il pilota. E il risultato fu che Jacky finì all’ospedale con una gamba rotta. Si era durante le prove del Gran Premio del Canada 1968.

Dopo qualche giro, Ickx si fermò al box e mi disse che in una curva l’acceleratore era rimasto bloccato. Allora feci un rapido controllo dai collettori di aspirazione al pedale acceleratore. Tutto in ordine. Ickx ripartì.

Al giro dopo si fermò e mi ripeté che l’acceleratore gli era rimasto ancora bloccato in una curva veloce. Non sempre si prende alla lettera quello che dice un pilota. In quel momento io non credetti a Jacky Ickx. Controllai ancora di nuovo, o feci finta di controllare. Comunque mi resi perfettamente conto che la ghigliottina dei collettori aspirazione scorreva perfetta. Indugiai un tantino nell’operazione per cercare di aiutare psicologicamente Jacky poi gli diedi l’Ok.

“Vai tranquillo”, gli dissi.

Dopo qualche minuto udii l’altoparlante della pista: “Attenzione, attenzione… “. Sul momento non gli feci molto caso. “Incidente a Ickx…”.

Mio Dio!

Sentii un brivido lungo tutta la schiena. Con una macchina di servizio mi precipitai là dove era uscito. Jacky era stato sbalzato dall’abitacolo ed era disteso sull’erba. Però era cosciente. Mi riconobbe subito. Credo che mi abbia detto: “Hai visto Giulio che avevo ragione!”. O qualcosa di simile. Lo caricarono su un’autoambulanza e lo portarono in ospedale.

Quando ebbi la Ferrari tutta per me, ritornai con la mano su quella ghigliottina: era bloccata al massimo. Una boccola di riduzione nel condotto di aspirazione montata con tolleranza sbagliata, nel momento di tutta apertura, era salita tra il collettore e la saracinesca bloccando il comando e non permettendo la decelerata. Le prime due volte, Ickx era riuscito a stare in strada, alla terza era uscito rovinosamente con l’acceleratore bloccato al massimo. All’indomani lo vidi capitare ai box tutto allegro e con una gamba ingessata.

“Non prendertela, Giulio, sono cose che capitano”.

Allora Ickx era soprannominato “Pierino il terribile” e mangiava spaghetti crudi”.

(Giulio Borsari, "La Ferrari in tuta")
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"Chi cerca di conoscere il passato capirà sempre meglio degli altri il presente e il futuro, e non soltanto nel nostro piccolo mondo di effimere quanto amate frenesie corsaiole." G. C.

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da Niki » 04/01/2026, 20:55

Bell'articolo.
Netta la differenza di onestà assoluta tra una persona come Borsari che ha sbagliato per distrazione ed assassini conclamati come Chapman e Williams che mandavano i propri piloti al macello sapendo di farlo, per interesse personale.
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da 330tr » 04/01/2026, 22:36

Bellissimi ricordi!
Dire che le sopraelevate di Monza fossero sicure..oddio..terrore solo a guardarle e miracolo ci sia scappato il morto solo in un film...
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da leon_90 » 09/01/2026, 23:39

Grazie Sun
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