Dal nostro inviato (nel futuro)

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da 330tr » 19/04/2014, 17:29

Arrivata la seconda parte!

Sesto. L'umore di Digit era nero. Aveva spremuto tutto ciò che poteva dal mezzo, aveva raggiunto il suo limite, ed era solo sesto. L'anno precedente aveva ottenuto la pole, con molta minor fatica mentale. Scese dalla vettura inerte col volto contratto, una maschera di rabbia travestita da insoddisfazione, mentre il dronevideo riprendeva la scena dall'interno dell'immacolato box. Con un gesto di stizza schivò tutti: uomini, droni meccanici, ingegnorgs (strani esseri iperspecializzati, metà uomo metà macchina, fisicamente collegati alle unità di controllo). Solo un miracolo avrebbe potuto portarlo nelle posizioni di testa il giorno successivo. Qualcosa di inaspettato e vagamente mistico effettivamente accadde. La domenica tutta la truppa del circus scrutava ammutolita ed ad occhi spalancati il cielo. Pioggia!! Com'era possibile?? Ceblestot 9 era fuori di sè, e sbraitava contro un ologramma. In breve fu circondato da un drappello di tecnici curiosi di tutte le squadre. "Cosa vuol dire che il meteo-controller ha subito un danno su tutta la regione??? Il contratto è chiaro!! Nei finesettimana MAI e poi MAI è prevista pioggia!! Da quando in qua si è vista una sola goccia di pioggia rovinare i weekend?? E adesso cosa succede? Pioggia! Di domenica! Sul circuito! E sta aumentando d'intensità!! Ma io vi faccio saltare tutti!!! Dovete provvedere immediatamente, ci sono miliardi di persone che pagano per vedere questo spettacolo! Provvedete subito, razza d'idioti!!" Una vocina flebile tentava di rispondere "..ma, capisco, suvvia, sia comprensivo..è un guasto grave, completamente imprevisto..non potremo ripararlo se non in capo a molte ore, forse qualche giorno.." "Qualche giorno???" Le vene di Ceblestot sembravano sull'orlo di esplodere, mentre con un pugno colpiva con violenza l'unità proiettrice, sfasciandola in un'esplosione di scintille, e facendo sparire l'ologramma del direttore del meteo-controller regionale. Bene. Vogliono lo spettacolo? Lo avranno. Si girò ancora paonazzo, mentre la folla lo osservava muta e quasi timorosa. I dronivideo si accalcarono svolazzando tutto intorno. "Sentite", disse, "Piove. E allora? Non mi direte che avete paura di due gocce d'acqua? Oggi cascasse il mondo si corre lo stesso, con o senza pista allagata. In bocca al lupo e buon lavoro. La partenza è confermata." L'annuncio ebbe la risonanza di una bomba. I più deboli corsero via disperati, i capisquadra circondarono Ceblestot 9 tentando di farlo rientrare dalla sua decisione...Non era possibile! Correre con la pista umida..non era mai accaduto!! Il vociare della folla arrivava in tutta la corsia box, e Digit apprese la notizia con un fremito di eccitazione. Pioggia!! Pioggia? Cose da pazzi..nessuno sa prevedere le interazioni delle monoposto con la pista bagnata...c'era il serio rischio di correre con mostri impazziti privi del necessario "grip".. Decise di fare qualcosa. Si diresse a passo risoluto verso il capannello. Facendosi spazio a gomitate riuscì infine a intrufolarsi, finendo faccia a faccia con l'iracondo Ceblestot 9. Improvvisamente tutti si ammutolirono. "Come pilota ritengo che prima di prendere qualsiasi decisione si debba ascoltare anche il nostro parere. Chiedo che sia convocata immediatamente la commissione piloti e che sia votata democraticamente per alzata di mano ..." Venne interrotto bruscamente "Voi non comandate proprio niente. Le decisioni non le prendete voi, ma chi tiene in piedi la baracca. Sono gli spettatori!! Cosa sono i vostri venti voti di fronte ai sei miliardi e sette di spettatori che si stanno per collegare?? Per cui niente riunione, niente commissione, niente di niente. Tutti ai vostri posti e che la procedura abbia inizio." Con un moto d'ira Digit ringhiò "Se le cose stanno così, molto bene. Vedremo chi guiderà democraticamente le vostre macchine." Detto questo girò sui tacchi e si mise a percorrere la corsia, richiamando tutti i piloti, che si ritrovarono semiclandestinamente in un'improvvisata nervosa commissione. Digit sapeva che i giovani non avrebbero potuto dare alcun contributo, quindi fece leva sul suo carisma di campione del mondo per arringare i piloti a disertare la corsa. Lo scontro con il despota l'aveva amareggiato a tal punto da rendere impossibile alcuna contrattazione; inizialmente l'unico suo scopo sarebbe stato quello di provare l'effettiva pericolosità scendendo in pista per una prova, ma l'assoluta chiusura, e i tempi tecnici ormai impossibili per procrastinare la messa in onda della gara non potevano portare che ad una sola conclusione. Sciopero!
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da 330tr » 19/04/2014, 17:48

Ecco la terza e ultima parte.

Nuovamente sconfitto. All'interno del morbido involucro poteva sentire le gocce rimbalzare sul guscio esterno opaco della macchina. Tentò di dominare la propria ira respirando profondamente. Doveva calmarsi, altrimenti avrebbe combinato qualche guaio grosso alla prima curva. Via! Le venti vetture schizzarono brutalmente riempiendo l'aria di violente vibrazioni, sollevando una nube di vapori che si innalzò a doppia spirale verso i lati della pista. Digit percepì immediatamente che qualcosa non andava. La vettura si intraversava ad ogni curva, rendendo le classiche spezzate degli inconsueti archi difficilmente manovrabili. Cominciò a sudare copiosamente, nel terribile tentativo di correggere costantemente le traiettorie, a questo punto tutte da improvvisare, cercando di prevedere come e dove la vettura si sarebbe potuta trovare al termine della curva..una difficoltà improba. Oltretutto la vista tra i vapori sollevati risultava quasi nulla...un vero incubo...riusciva a malapena a trovare qualche punto di riferimento sulla pista, per il resto guidava alla disperata, incollato alla terrificante visione della vettura che viaggiava scivolando come impazzita di fronte a lui. Decise che non poteva continuare così. Aveva bisogno di spazio, voleva vedere la pista di fronte a sè. Il modo migliore per uscirne incolume sarebbe stato quello di stare davanti. Con una manovra che successivamente avrebbe giudicato follia pura si incollò alla macchina che lo precedeva in quello che, ne era quasi certo, era un brevissimo rettilineo in salita, per poi scartare a destra senza decelerare, privo di qualsiasi punto di riferimento. Vide la pista sotto di lui staccarsi, mentre il veicolo proseguiva a folle andatura verso l'alto. Un brivido di terrore lo fulminò quando si accorse, nell'infinitesimo lasso di tempo che il tutto accadde, che la vettura non veniva "risucchiata" verso la pista come accadeva normalmente...probabilmente il velo d'acqua impediva la normale interazione col veicolo, il quale per un istante che sembrò lungo come l'eternità, veleggiò ad altezze sconosciute, superando col suo balzo due monoposto sotto di lui...finalmente una minima interazione si percepì, e l'auto ricadde verso il suolo, con una tale violenza da sfiorare il manto producendo numerose scintille. In un bagno di sudore freddo Digit strinse le dita tentando disperatamente di decelerare la vettura, facendola al contempo intraversare lungo una strana parabola. Riuscì perfettamente nell'impresa, trovandosi sparato lungo le successive S, dove superò le ultime due vetture ritrovandosi in testa. Ebbe un sussulto di esultanza, ma riuscì a dominarsi, mantenendo il controllo della situazione, ed abituandosi via via a quel nuovo modo di guida, fatto tutto di intraversamenti...certo, non era un sistema affatto economico di guidare, e i tempi sul giro sarebbero stati terribilmente alti, ma nessuno dietro di lui pareva reggere il passo. "Stavolta non ce n'è per nessuno", pensò mentre nello stesso istante la sua TF14/f1 cominciava a vibrare in maniera inconsueta. Un segnale di pericolo si accese sulla placca di comando, e Digit strinse i denti. Maledizione. Era appena alla fine del primo giro, e riuscì per il rotto della cuffia a infilarsi nella corsia box, dove già allarmati lo aspettavano i droni meccanici. Il contatto nella ricaduta aveva allentato uno dei sotto-gravitatori..niente di serio, ma quando ripartì era quasi ultimo e staccatissimo dalla testa. Doveva ricominciare tutto daccapo. Un moto di nausea lo attanagliò, ripensando all'incubo di dover superare nuovamente tutti gli altri tra le nuvole di vapore, mentre la pioggia continuava a martellare il veicolo con intensità addirittura crescente. Si ributtò in pista, deciso a dimostrare a tutti chi fosse il più forte, deciso a ribadire il suo ruolo, contro chi aveva votato per correre, contro Ceblestot, contro il temporale, contro quella pessima macchina, contro...era bastato pensare. Questione di un istante. L'urto contro lo schermo magnetico protettivo, reso meno efficace dalla pioggia, era stato così violento da provocare un terribile squarcio sul fianco della vettura, che roteava impazzita a oltre 400 km/h per poi ricadere più e più volte, rimbalzando malamente, schiantandosi infine inerte, dopo aver lasciato una scia di rottami, parecchia centinaia di metri più avanti. Lo schermo antigravitazionale aveva parzialmente ceduto, lasciando il pilota in balìa delle terribili accelerazioni centrifughe, ma la cosa più preoccupante era l'esposizione alle radiazioni ustionanti del processore gravitazionale, ora completamente esposto. In un istante accorsero i droni di salvataggio, mentre i dronivideo svolazzavano imperterriti trasmettendo al mondo le terribili immagini della scena dell'incidente. Fu così che i telespettatori si accorsero con orrore di ciò che accadeva. A causa delle radiazioni emesse, i droni non appena si avvicinavano, venivano disattivati. Accorsero altri droni, ma in breve fu chiaro che non era possibile l'avvicinamento da parte di mezzi elettromeccanici...i droni accorsi tentavano disperatamente di avvicinarsi, ma dovevano in breve allontanarsi semiparalizzati, pena la completa disattivazione. Nel frattempo ognuno poteva solo immaginarsi quale sofferenza dovesse provare il pilota, ancora vivo e urlante, ma impossibilitato a fuoriuscire dal cockpit danneggiato. Incredibile. Era una situazione al quale il circus non era preparato...il tempo necessario a far partire una spedizione umana di recupero e sarebbe stato troppo tardi. Fu solo in quel momento di panico generale che ci si accorse che una vettura ritardataria si era fermata a bordo pista, e il pilota era accorso, violando tutti i regolamenti, verso Digit. Si tuffò sul pilota incastrato, impavido, noncurante delle radiazioni, e lo trascinò lontano dai rottami, malconcio ma in salvo.


Il racconto finisce qui. Il Nostro Inviato dal Futuro, dalla cronaca dell'epoca, è riuscito a dare un nome al salvatore; pare si trattasse di Artaria 7, una giovane pilota dal luminoso futuro, che convolerà infine a nozze con Digit 5. Entrambi avranno una numerosa prole che tutt'ora (nel futuro) calca le piste di tutto il mondo. Che storie incredibili e che strani personaggi, nel futuro!
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da Powerslide » 19/04/2014, 18:02

Un futuro che certo spaventa e personalmente m'intriscisce.
Spero proprio che non sarà mai così.

Strano però, mentre scrivevo mi son reso conto che la cosa non dovrebbe minimamente interessarmi :shock:
Eppure .... :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen:
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da chicco67 » 19/04/2014, 18:03

C'è chi sostiene che la storia è ciclica e questo racconto ne pare dimostrazione! Veramente bello :-)

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Rivoglio il regolamento tecnico F1 del '76!!
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da 330tr » 20/04/2014, 17:12

chicco67 ha scritto:C'è chi sostiene che la storia è ciclica e questo racconto ne pare dimostrazione! Veramente bello :-)


Grazie! Molti dicono così; io penso che la storia non si possa appiattire, sia "tridimensionale", e che quindi l'idea del ciclo sia un'approssimazione; si potrebbe forse fare un paralellismo con la "spirale", dove alcuni avvenimenti paiono ritornare, ma sempre su piani differenti..

Powerslide ha scritto:Un futuro che certo spaventa e personalmente m'intriscisce.
Spero proprio che non sarà mai così.


Se avessi davvero la certezza che tra un paio di millenni non ci saremo autoestinti sganciandoci qualche atomica, sarei piuttosto sorpreso... :? (ok, non ho grandissima fiducia nell'essere umano.. "Diciamocelo chiaramente. L'homo sapiens ha deluso..." cit.) Immagine
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da 330tr » 12/05/2014, 23:28

Per la prima volta in vita mia stasera stavo dando un'occhiata al G.P. di Francia 1980. Sono rimasto a bocca aperta davanti a Gilles Villenuve che parte ultimerrimo con un catorcio a pedali e al primo giro ha già compiuto 600 sorpassi, si precipita come un indemoniato su qualsiasi cordolo intraveda per tentare di mantenere il passo dei primi. Che spettacolo. Che meraviglia. Che tempi.
Ma ciò non è bastato, ho ereditato dalla giornata una certa amarezza sulle attuali condizioni del Belpaese e la sua tecnologia. Proprio in quel mentre mi è arrivato un messaggio dal Nostro inviato nel Futuro, che è riuscito, ancora una volta, a distrarmi da un Gran Premio. Sarà un problema mio, ormai mi lascio distrarre anche dalle meraviglie storiche. Le "meraviglie" contemporanee mi sfuggono direttamente. Fatto sta che mi arriva questo racconto breve che vi giro.
Ogni riferimento a personaggi o cose accadute in quel futuro è perfettamente veritiero. Qualsiasi paragone a elementi di questo presente sarà punita con durezza dalle forze del futuro, quindi ... all'occhio!


M.era davvero stanco. Quella giornata pareva non dovesse mai finire. Dopo 16 ore di lavoro aveva le mani distrutte, le dita indurite e callose parevano deformarsi ogni giorno in maniera più preoccupante. Finalmente il fischio di fine turno arrivò a sollevarlo da quella pietosa condizione. Quella domenica aveva sperato che il turno sarebbe stato dimezzato, ma dall'alto i capi avevano deciso altrimenti. M. stancamente uscì dal fabbricato, salutando con un cenno i suoi disgraziati colleghi. Si avvicinò alla vettura biposto, una luccicante Trams, imposta dalle direttive della casa madre. In soli cinque anni sarebbe riuscito a ripagarsela. In cambio era richiesto semplicemente un minimo di sacrificio, qualche foro in più nella cintura, un po' di malnutrizione...cose alla quale ormai tutti erano abituati.
Arrivò a casa, con passo malfermo. Ad aspettarlo i figli, come sempre in silenzio, malinconici. I suoi ricordi di ragazzo erano così diversi...lui, che non avrebbe mai smesso di correre, di parlare, di respirare la vita. La moglie rientrò poco dopo. Aveva fatto la spesa. Oggi pane nero, alcune aringhe e il brodo avanzato dal giorno prima. Per fortuna c'era l'olovisione. Ormai nessuno più faceva caso al fatto che pure questo oggetto fosse imposto, dall'alto, come un minimo sacrificio da affrontare, per rinsaldare i legami familiari ed aiutare l'economia nazionale. Così dicevano. Come al solito scorrevano le immagini della quotidianità. Stasi, stasi, stasi. L'economia è positivamente ferma, la recessione è solo un lontano ricordo. Le previsioni per l'anno a venire sono entusiasmanti. “Già”, pensò M., “Come dicono ogni anno.” Rabbrividì per quel suo pensiero anticonformista. Le notizie finirono. Ora c'era la solita carrellata pubblicitaria, per reclamizzare tutte quelle vetture superlussuose color tristezza, stelle a punte, cerchi...negli occhi della sua infanzia ricordava perfettamente che c'era stato un altro colore, emozionale, passionale, rutilante, rampante. Tempi andati. Si trattenne dal commuoversi, per evitare di farsi notare dai suoi cari, già così perennemente depressi. Poi, si chiedeva, a chi le avrebbero vendute tutte quelle vetture? Con il 95% della popolazione in condizioni di indigenza? Il suo cervello continuò a rimuginare su quella domanda, quasi come fosse un ingranaggio bloccato, in attesa di una minima goccia d'olio per potersi rimettere a funzionare. La goccia arrivò guardando con curiosità il volto della moglie, concentrato sulle immagini. Già. Perché non l'aveva mai fatto? Perché non aveva mai staccato lo sguardo da quell'aggeggio infernale? Desiderio. Gli occhi di sua moglie brillavano di desiderio, nello scorgere quelle forme lussuose. Il desiderio delle cose impossibili da ottenere. M. si immerse profondamente nei suoi pensieri, tentando di elaborare una seppur debole teoria sul marketing, cosa assolutamente astratta e incomprensibile per lui, ma eletta a scienza e insegnata negli istituti esteri, per chi poteva permetterselo. Sentì che un giorno sarebbe arrivato a comprendere il legame tra il desiderio instillato nelle menti, impossibile a realizzarsi, e la condizione disperata di quella società. Quella breve notte riuscì ad addormentarsi con difficoltà. E quella domanda, insinuataglisi nella mente, continuò a perseguitarlo nei giorni successivi. Ebbe timore di poter mostrare agli altri sintomi di stranezza. La società non avrebbe tollerato ulteriori espressioni di non-condivisione, in un momento così cruciale, per la storia del paese. Tutti erano chiamati a dare il proprio contributo, a fare sacrifici per la sicura rinascita. Era di nuovo sera. Ancora i figli depressi. Ancora quella cena misera, a base di polenta e castagne. Rivedere le immagini di quelle vetture color polvere stavolta gli fece un effetto completamente diverso. Sbottò, spingendo da parte la moglie, scorta ancora ad ammirare vogliosa quelle forme metalliche. Corse in cantina. Da qualche parte doveva ancora averle...eppure, aveva un ricordo....Eccole!! Allora ricordava bene!!
Ritornò a casa, guardando i volti sconvolti dei suoi familiari fissarlo. Passò davanti, e si recò in camera da letto. Era squallida, piccola, spoglia. Avrebbe sistemato lui le cose. Prese quei vecchi poster che conservava dai tempi del padre, e cominciò ad appenderli. Ed ecco una rossa Lancia Fulvia di Munari, a fianco una multicolore Stratos sponsorizzata Alitalia, poi un'Alfa 33 di De Adamich, affiancata da una Ferrari 512 M anonima, poi una F1, una 126 C2 dell'82, la n. 28, poi ancora uno scatolone, la 126 Ck di Villeneuve, e ancora una Lamborghini Miura gialla, così come la Sharknose del belga in Belgio, e quell'altra Alfa antica con Nuvolari, e poi...e poi... Irruppero in cinque. Strapparono i poster, tra le grida di tutta la famiglia “Co...come hanno fatto?” fu l'ultimo pensiero di M, prima di sentire cadere sulla sua testa un colpo micidiale.
S. B., M. M, M. R. e altre circa mille personalità di spicco erano appena uscite da un convegno con tema sulle politiche per la rinascita. Molti ancora pasteggiavano con le modeste tartine al caviale, mentre sorbivano da delicati calici il Dom Perignon di trent'anni addietro. Ottima annata. Tutta l'atmosfera era alla improntata ad elegante sobrietà.
“Oggi sono state spese parole importanti”, cominciò S., “Certo, Sarà dura stringere ulteriormente la cinghia”, e mimò il gesto di tirare una immaginaria cintura, scuotendo la voluminosa epa di fronte ai divertiti ex commensali. “Ma dobbiamo capire che è per il nostro bene. Abbiamo afferrato già da tempo che il nostro paese non è in grado di potersi confrontare ad armi pari con il resto del mondo. E, con spirito di abnegazione, sono decenni che abbiamo intrapreso la via del rilancio passando attraverso la terzomondializzazione, trasformando il paese da consumatore a esclusivamente produttore con manodopera a bassissimo costo. In questo modo, pur chiedendo minime rinunzie a parte della popolazione, siamo stati, tutti noi qui riuniti, in grado di mantenere uno stile di vita dignitoso. Se solo penso a quanto la corruzione abbia fatto male a questo paese!” Tutti gli astanti annuirono assumendo aria indignata. “Beh, adesso è tardi, vi saluto, devo fare un tagliando. Come si dice, ogni ottant'anni un controllino non fa male. A presto.”
Tutti si avviarono verso le voluminosissime vetture color tristezza.
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da Powerslide » 03/08/2014, 14:27

La FF verde smeraldo, un colore fuori listino, con interni in pelle anilina cuoio toscano, si fermò poco dopo aver oltrepassato l'arco d'ingresso.
L'uomo guardò spaesato dal parabrezza, spense il motore che detestava lasciare in moto quando non serviva, e scese.
Vincenzo Capella aveva alzato la sbarra con gesto automatico, ma ora guardava la scena dal gabbiotto con aria smarrita. Si accorse che le gambe cominciavano a tremare.
Wolf, il pastore tedesco, figlio e nipote di tanti precedenti Wolf, si avvicinò, annusò il visitatore e prese a scodinzolare. L'uomo gli diede distrattamente una carezza e si voltò verso il custode.
< Gli uffici? >- chiese con fare un po' brusco.
< La prima palazzina a destra > - borbottò Vincenzo Capella e si accorse che la voce gli usciva stridula.
< La macchina? > - chiese ancora.
< La metta pure dove le è più comodo Commendatore. >
< La metta lei. Le chiavi sono nel cruscotto. >
S'incamminò con passo fermo continuando a guardarsi attorno con curiosità mista ad apprezzamento.
Per essere fine aprile faceva ancora un po' freddo e gli ultimi giorni erano stati piovosi, ma l'impermeabile bianco, la giacca a quadretti con sotto il gilet giallo lo facevano stare bene.
Entrò nella palazzina, un lungo corridoio con pareti azzurre, gli uffici che si aprivano sulla sinistra, a destra delle vetrate che davano su un giardino aldilà del quale si intravedeva via Abetone Inferiore.
Percorse tutto il corridoio ed entrò nell'ultimo ufficio, l'unico ad avere la porta di fronte. Era grande e vuoto, lui tolse l'impermeabile e l'appese, poi girò attorno alla scrivania e si sedette in poltrona.
Aggrottò per un attimo la fronte quando vide la fotografia quasi sullo spigolo sinistro del ripano: un Luca improvvisamente invecchiato assieme a una giovane e bella donna che teneva in braccio un bambino. Non era a colori e qualcuno con un pennarello bianco aveva scritto "Lupo" sopra la testa del bimbo, seguito da un cuoricino. Di fianco alla fotografia ve ne erano altre tre, queste a colori: un uomo, una giovane donna e due ragazzine. L'uomo ne osservò i lineamenti e gli occhi s'illuminarono di un sorriso furbo immaginando chi fossse il papà.

Guardò il telefono sulla destra: rosso, piccolo e leggero rispetto a quello cui era abituato e nessun tasto. Gli parve un citofono. Lo sollevò, udì un ronzio e subito una voce femminile che diceva:
< Sì? > - con timbro squillante.
< Può venire un attimo. >
< Certo, subito Avvocato > - ma il tono era divenuto incerto.
Federica Azzolini aveva 35 anni splendidamente portati: bruna capelli corti, snella, una camicia di seta avorio che fasciava una quarta naturale di seno e due gambe tornite e diritte ben evidenziate dalla gonna nera qualche dito sotto al ginocchio.
Bussò, entrò e la cartelletta gialla che stringeva in mano le cadde insieme alla mascella. Restò a bocca aperta mentre il viso impallidiva a vista d'occhio. Non aveva mai visto quell'uomo di persona, ma lo conosceva bene.
Il Commendatore guardò Federica e le labbra si atteggiarono ad una smorfia di compiacimento. Fece la voce accattivante e quasi sussurrò:
< Come si chiama signorina? >
< Federica Azzolini > - fece lei col fiato mozzo e le ginocchia malferme.
< Si sente bene Federica? > - aggiunse lui quasi premuroso.
Lei fece sì col capo e s'inchinò a raccoggliere i documenti. La scollatura fu un poco più in mostra e l'uomo vi puntò lo sguardo. Poi tolse gli occhiali e fece per pulirli dandosi un contegno.
< Come mai lei è qui, Commendatore? > - bisbigliò mentre il viso riaccquistava un minimo di colore.
< Sono già stato a Fiorano, ma a casa mia! nel mio ufficio! ho trovato dei giapponesi che quando mi hanno visto, prima hanno sbarrato gli occhi poi si son messi a ridere dandomi delle pacche sulle spalle e, credo, scattando delle foto con una macchina veramente piccola e sottile. Le donne, si sono avvicinate a me e si sono messe in posa prendendomi sotto braccio. Veramente imbarazzante.>
< Dei selfie >- disse lei soprappensiero.
< Vabbè, poi mi spiegherà. Ora passiamo alle cose importanti. Mi chiami il dott. Gozzi per piacere.>
Lei ebbe un sussulto.
< Il dott. Gozzi è mancato pochi mesi fa, Commendatore... >
Lui sentì una stretta al cuore e istintivamente tolse gli occhiali e si massaggiò la sella del naso.
< Allora mi chiami l'ingegner Forghieri per cortesia. >
La donna rimase immobile e l'uomo la guardò con aria interrogativa e un lampo d'angoscia.
< No, no! Lui è vivo, solo che non lavora più da noi .... da lei, volevo dire. >
< Questo lo so, ma lo potrà rintracciare spero. >
< Lo chiamo e glielo passo. C'è altro Commendatore? >
< Chi si occupa dei motori adesso? >
< Produzione o GES? >
< Corse, Federica, corse! > - quasi sbuffò lui.
< Marmorini, l'ing. Luca Marmorini. >
L'uomo cercò sulla scivania, non trovò e allora sfilò dalla tasca interna della giacca una stilografica. Prese un foglio e scrisse il nome con l'inchiostro violetto.
< Bene, rintracci Forghieri e me lo passi. >
< Certo Commendatore > - si voltò e uscì mentre lui le osservava compiaciuto i fianchi e lo spacco della gonna che risaliva a mezza coscia.

Aprì ad uno ad uno i cassetti della scrivania, ma non trovò nulla d'interessante tranne alcuni depliants. Ferrari Enzo campeggiava sulla copertina: non gli piacque il nome e ancor meno la linea. Ferrari LaFerrari: nome orrendo, ma linea migliore anche se il muso non lo convinceva appieno. Ibrida e con un motore elettrico? Scosse la testa e sbuffò. Scorse velocemente le caratteristiche. Rimase molto perplesso, ma ancora di più quando lesse che il motore era un 12 V di 65°. Anche sulla Enzo era uguale. Cercò altri depliants, ma non ne trovò.
In quel momento il telefono ebbe un leggero trillo e una luce arancione cominciò a lampeggiare.
< Pronto? >
< Sono Federica, Commendatore. L'ing. Forghieri oggi non è all'Oral ..... >
< Dove? >
< Nel suo ufficio alla Oral Engineering di cui è cofondatore assieme a ....... >
< E cosa fa alla Oral? >
< Progetta motori, credo ........ >
< E allora? >
< Mi hanno detto che da gennaio non va più tutti i giorni in ufficio e ..... >
< Bene, bene. Me lo rintracci e gli dica di venire subito qui > - tagliò corto. Poi aggiunse:
< Chi è adesso a capo del reparto corse? >
< Da una settimana c'è il dott. Marco Mattiacci, prima c'è stato per molti anni il dott. Stefano Domenicali. >
I nomi non gli dicevano nulla. Rimase pensieroso qualche secondo.
< Questo Mattiacci che ruolo ha nell'organigramma? >
< E' capo del team di Formula 1 > - fece lei, ma la voce cominciava ad incrinarsi.
< Cosa progetta? >
< No, non è un tecnico, è ..... organizzativo. >
< Federica, venga qui per piacere. >
< Subito Commendatore. >
Bussò ed entrò. Ad un cenno di Ferrari chiuse la porta alle spalle e si avvicinò alla scivania.
< Segga - fece lui e lei sedette stirando la gonna sulle gambe - Se il dott. Mattiacci non progetta, mi può dire l'organigramma? >
< Dunque: James Allison è il Direttore Tecnico, Pat Fry è Direttore dell'ingegneria, Luca Marmorini è Responsabile Power Unit ..... >
< Della? >
< Della power unit .... del motore insomma. > - il labbro inferiore cominciò a tremarle, tutta la sua professionalità cedette e scoppiò in un singhiozzo ripetuto.
< Signorina Federica, la prego! > - fece lui smorzando il tono.
< Signora > - fu l'unica cosa che le uscì dalla bocca e subito si sentì ancora più stupida.
< Signora o signorina per me non è un problema, anzi sarebbe strano che una bella ragazza come lei fosse ancora zitella a trent'anni. >
< 35 > - borbottò lei tirando su col naso, ma in modo discreto.
< Complimenti Federica, proprio non li dimostra, sembra una ragazzina. >
Lei borbottò un qualcosa che poteva suonare come un grazie e tentò disperatamente di riassumere un contegno.
< Si calmi, la prego! Non è colpa sua se qui sono così tanti ...... >
< Non ho finito d'illustrarle l'organigramma, Commendatore .... >
< Lasci stare, tanto comincio a capire. Come si dice: tanti galli a cantare .... - e lasciò la frase in sospeso - Senta - continuò - ma qui chi è il capo? Oltre me intendo. >
< L'Avvocato Luca Cordero di Montezemolo è il Presidente, ma la FIAT ha come amministratore delegato il dott. Sergio Marchionne ...... >
< Basta! > - scattò lui
Lei s'interruppe di colpo, aspettò un istante e aggiunse:
< Poi come vice Presidente della Ferrari c'è l'ing. Piero ..... ehm ... suo .... >
< Figlio > - aggiunse lui e gli occhi si addolcirono.
< Sì, certo, ma questa settimana è a Dubai per lavoro. >
Ferrari aggrottò la fronte e lei gli lesse nel pensiero:
< Sì, a Dubai perchè noi ...... >
< Vabbene, vabbene. Ora vada e mi cerchi subito Forghieri. >
< Certo, Commendatore, subito. > - si alzò ed uscì quasi correndo.

Ferrari rimase solo nello studio e si guardò ancora intorno: bello, grande, ben arredato, le pareti azzurre ma, ... ma mancava di qualcosa. Qualcosa d'indefinibile, ma terribilmente importante. Aveva l'impressione di essere immerso in un'atmosfera posticcia, frutto di un'originale di tanti, troppi anni prima.
Guardò il muro alle spalle: invece della consueta strategica finestra c'era una foto gigante dove, su un podio molto affollato, tre tizi si versavano dello champagne in testa. Portavano delle orrende parrucche rosse. Le labbra del Drake si piegarono verso il basso come era solito fare quando qualcuno gli regalava dell'aceto balsamico non di Modena.
Bussarono alla porta e lui disse avanti.
Federica si affacciò, i lineamenti distesi e un'aria di ritrovata sicurezza ed efficienza:
< Commendatore, ho rintracciato l'ing. Forghieri. Era a casa a Modena, sta arrivando. >
Modena, pensò, ma qualcosa non gli quadrava. Poco male, ora aveva altre preoccupazioni.
< Cosa gli ha detto? >
< Che il mio Capo lo voleva vedere con la massima urgenza > - disse lei schiudendosi in un sorriso.
< Brava! Brava Federica! > - fece lui ammiccando.
Sembrava molto rinfancata e disse:
< Commendatore, posso farle una domanda? >
< No Federica, meglio di no se riguarda me - e lo disse con tono buono, quasi paterno - Non saprei bene cosa risponderle. >
E lasciò il concetto a mezz'aria.
< Veramente volevo chiederle se posso dire che lei è qui ..... >
< Forse per adesso è meglio di no. Perderei troppo tempo a rispondere alle cento domande che ognuno vorrebbe farmi. >
< Capisco - rispose lei - Se le servo mi chiami. E quando arriva l'ingegner Forghieri vuole che l'accomagni o lo faccio entrare da solo? >
Ferrari sorrise.
< Da solo, Federica. Da solo > - rispose lui con un ghigno sulle labbra.

Bussarono alla porta, lui non rispose, ma la porta si aprì.
Forghieri si affacciò e restò lì sospeso tra il corridoio e l'ufficio.
< Vieni Mauro e chiudi la porta. >
< Mo, mo, mo Ferrari > - balbettò lui. Fece un passo avanti e chiuse la porta. Adagio, molto adagio per non fare rumore.
< Mo, mo!! Basta con 'sti mo !! > - Si alzò e gli andò incontro.
< ... Ferrari .... > - riuscì a dire. Poi lo abbracciò e scoppiò a piangere.
< Spiegami una cosa >
< Spiegamene tu cento! >
< Dopo, dopo, ora le cose importanti. >
< Quali? >
< Come quali! Perchè le mie macchine non sono competitive in nessun GP? >
< Ma non sarebbe meglio che tu facessi questa domanda a chi lavora qui? >
< Dopo. Prima voglio la tua opinione. >
< Si dice che la power unit non sia adeguata a quella Mercedes ed anche inferiore ai Renault > - disse Forghieri calcando molto sulla elle come era solito fare.
< Intendi il motore? >
< Sì, ecco oggi ci sono più componenti che contribuiscono a dare potenza: il motore endotermico, il turbocompressore, un ERS composto da due Emmeugi, l'H e il K. I due MUG, che signif.... >
< Basta Mauro!, Un altro momento > - scosse la testa e per la prima volta sembrò confuso. Si pulì gli occhiali e aggiunse:
< A proposito, perchè le mie GT hanno un 12V 65° e non 60°? >
< Non lo so. In principio fu Barnard a volerlo sul F1 credo per motivi aerodinamici, poi arrivò anche sui 12 di serie. E' un piccolo mistero e credo che ormai rimarrà tale. >
< Mmm. Senti con chi mi consigli di parlare, qui ci sono più capi che operai. > - E sbuffò.
< Io direi di parlare prima con .... > - Forghieri non riuscì a concludere la frase che la porta venne spalancata.
Luca Cordero di Montezemolo entrò, stupito che nel suo ufficio ci fossero due persone alla sua scrivania. Poi realizzò, sbiancò e lentamente si afflosciò contro la porta richiudendola con la schiena.

< Luca! Luca! >
< Tenga ingegnere > - disse Ferrari porgendo a Forghieri un bicchier d'acqua preso dal dispenser e ricominciando a dargli del lei benchè l'intruso non fosse in grado di ascoltarlo.
< Luca! > - ripetè l'altro tenendogli il capo e dandogli dei buffetti sulla guancia neppure tanto lievi.
Montezemolo aprì gli occhi per subito richiuderli. Ferrari sbuffò e Forghieri pensò bene di assestare altri due schiaffi.
< Oddio > - biascicò il Presidente sbattendo le palpebre. Infine si puntellò sui gomiti e riuscì a sedersi sul pavimento.
Si guardò intorno e chiuse gli occhi. Forghieri alzò nuovamente la mano ma Montezemolo gli afferrò il braccio scuotendo la testa.
< Cosa sta succedendo? > - chiese con voce fioca e smarrita.
< Sta succedendo che le mie macchine fanno pena!! Ecco cosa sta succedendo!!! >
< Ferrari cosa ci fa lei qui? >
< Avrei voglia di farti la stessa domanda! Ma una volta non mi davi del tu? >
< A volte ... non so .... non ricordo. Ora mi viene spontaneo il lei > - e si passò la mano tra i capelli per assestare il ciuffo.
< Bene!!! Adesso sediamoci e parliamo! >
Montezemolo si alzò sorretto da Forghieri e si accomodò su una delle due sedie davanti alla scivania.
< Si può sapere perchè le mie macchine non vanno? > - disse Ferrari con voce bassa e cupa.
< Mi dicono sia per la power unit. >
< E ancora non si è riuscito a rimediare? >
< No. >
< Perchè? Non c'è più nessuno qui che sappia costruire un motore? >
< Guardi .... guarda ... ho appena sostituito Domenicali con Mattiacci e lui ha appena deciso di mandar via Marmorini e sost ...... >
< Non m'interessa chi sostituirà chi, m'interessa sostituire il motore!!! > - urlò Ferrari calando il consueto pugno sulla scivania.
Una delle tre foto cadde e Montezemolo si affrettò a raddrizzarla.
< Tutti tuoi? > - disse indicando le foto e calmandosi un po'.
< Sì - disse con malcelato orgoglio - Li ho avuti da tre donne diverse. >
< Socc'mel! > - escamò Ferrari in risposta.
< Ho avuto quattro compagne diverse, ma .... >
< Arisocc'mel! Ma perchè sulla foto del piccolino c'è scritto "Lupo"? >
< L'ho scritto io .... >
< Ma perchè? >
< Si chiama così ... >
< Vuoi dire che l'hai fatto registrare come Lupo?! >
< Sì ... >
< Aspetta Luca. Tu sei il Presidente qui, vero? >
Montezemolo annuì. Ferrari alzò gli occhi al cielo, poi prese i due depliants dal cassetto e li fece scivolare sulla scrivania:
< Ora mi spiego questi ... Spero tu sia più bravo a fare il presidente che non a scegliere i nomi>
< Io ho vinto più mondiali con la Ferrari di quanti non ne ... non... > - s'interruppe di colpo fulminato dallo sguardo del Drake:
< Si ricordi, Presidente, che è più facile cucinare piatti prelibati quando si dispone già di ottimi ingredienti e di ottime ricette che altri hanno comperato ed inventato. > - la voce del Vecchio era un sibilo sommesso e strisciante.
Intervenne Forghieri che riportò la discussione sul tema principale:
< Non si possono fare interventi sulla powe... sul motore fino alla prossima stagione. >
Ferrari strabuzzò gli occhi:
< Cosa significa? >
< I regolamenti attuali lo impediscono > - disse velocemente Montezemolo.
< Chi li ha fatti? >
< La FIA >
< Chi è a capo della FIA? > - righiò Ferrari con tutto il fiato che aveva in corpo.
< Jean Todt >
< Chi? Il navigatore? Quello che poi a capo della Peugeot sconfisse la Lancia? > - Ferrari sembrava incuriosito.
< Sì, lui. Poi però è venuto da noi e con lui abbiamo vinto 5 titoli mondiali con Schumacher e poi un altro con Raikkonen. Ma nell'ultimo Todt non c'era più. Comunque è stato anche Direttore Generale e Amministratore della Ferrari. >
Ferrari aveva fatto un sorriso sentendo dei mondiali vinti, ma ora sembrava riflettere sui nomi dei due piloti. Non gli veniva in mente nulla,
< E uno che qui ha avuto quegli incarichi e quei successi, uno che pure ha messo il culo su una macchina da corsa, uno così è riuscito a partorire una tale str... > - si morse le labbrà e tirò un altro pugno sulla scrivania. Questa volta le foto sobbalzarono ma non ne cadde nessuna.
< E noi abbiamo .... e tu hai accettato un simile regolamento?!!! >
< Noi, io .... > - Montezemolo fu interrotto da Forghieri:
< E' una cosa complicata, Ferrari, e non si può spiegarla in due parole. Facciamogli riprendere un po' di calma. In fondo ..... >
< Giusto, tanto i problemi non si risolvono in due minuti. Tanto qui finisce come nel '88 che Ron Dennis vince tutte le gare! >
< No, non tutte: a Monza abbiamo fatto primo e secondo! >
< E' vero - intervenne Forghieri - con Gerhard e Michele! >
< Abbiamo....??? > - sussurrò Ferrari rivolgendosi ad entrambi.
Nessuno rispose, ma si vedeva che negli occhi del Drake c'era felicità.
< Intanto è possibile vedere 'sta macchina? >
< Certo! - fece eco Montezemolo felice di avere un attimo di tregua - Certo, una è montata ed è a Fiorano. >
< Bene, facciamola girare. > - e allungò la mano verso il telefono.
Montezemolo lo fermò:
< Non si può > - fece con voce sommessa.
< Cosa vuoi dire?! >
< I regolamenti lo proibiscono > - bisbigliò il Presidente.
Ferrari gettò un'occhiata a Forghieri che annuì, si tolse gli occhiali e si massaggiò la sella del naso con un profondo respiro.
< Ecclestone .... > - bisbigliò Montezemolo, ma lasciò la frase a metà.
< Ingegnere, mi parli di questo motore. Solo del motore, intendo! > - disse Ferrari rivolgendosi a Forghieri,
< E' un 1600 6V di 90° ... >
< Perchè 90? >
< E' imposto dal regolamento. >
Ferrari alzò gli occhi al cielo:
< Ah e cosa altro sarebbe imposto? >
< Ah, tante cose: l'alesaggio, l'altezza dell'albero motore, il numero massimo di giri, il fatto che debba essere monoturbo, il consumo totale e quello istantaneo. Inoltre ...... >
< Basta Mauro!! > - era talmente esasperato che lo chiamò per nome.
Montezemolo intanto ascoltava tentando d'intervenire in qualche modo.
Ferrari infine si rivolse a lui:
< Sì può almeno ascoltarlo in moto? >
< Oh, certo! >
< Il suono? Meglio di no - disse Forghieri - Meglio di no, mi dia retta > - e scoppiò a ridere.
Ferrari rimase stupito, poi cominciò a ridere anche lui e a Montezomolo non parve vero di unirsi a quella risata.
< Vado al Cavallino a mangiare qualcosa - disse il Vecchio guardando l'orologio. - Vi inviterei con me come ai vecchi tempi, ma ora ho bisogno di restare un po' da solo a riflettere. Comunque grazie, grazie di cuore a tutti e due per quello che avete fatto. Stare in Ferrari non è e non è mai stato facile per nessuno, Neppure per me, credetemi. >
S'infilò l'impermeabile, fece un sorriso ed uscì.
I due si guardarono negli occhi, stupiti dall'essere più stupiti che il Drake avesse pronunciato la parola "grazie":
< Ti ha spiegato qualcosa? > - fece Montezemolo.
< No, ha detto che prima occorreva risolvere il problema delle sue F1. >
S'incamminarono nel corridoio, da una finestra lo videro uscire dal cancello e attraversare la strada. Un pilastro lo nascose per un attimo. Il Vecchio non riapparve mai dall'altra parte.
I due si guardarono negli occhi.
< Mauro, vieni un attimo in ufficio. >
Si sedettero.
< Una tua consulenza ogni tanto .... credi sia una cosa che si possa fare? >
< Credo di sì. > - rispose Furia con un lampo negli occhi.
< Federica, mi chiami Jean Todt subito. >
< Certo Avvocato > - disse lei con voce squillante.
< E subito dopo mi chiami Bernie Ecclestone. >
Dopo meno di un minuto il telefono cominciò a ronzare e la lucina arancio ad ammiccare.
< Jean, sono Luca. Telefonavo per avvisarti che questa è l'ultima volta che la Ferrari ......... >
Forghieri non ascoltava. Aveva preso un foglio dalla scrivania e una matita dal taschino. Guardava controluce l'altezza della mina e intanto pensava, pensava.

Vincenzo Capella era uscito per fumare una sigaretta. Guardò a destra verso la palazzina degli uffici e si stupì di non vedere la FF dove l'aveva posteggiata. Non l'aveva vista uscire. Scosse le spalle e sbuffò il fumo verso il cielo d'aprile.
Ultima modifica di Powerslide il 04/08/2014, 13:04, modificato 2 volte in totale.
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da Baldi » 03/08/2014, 15:33

...battuto il precedente record di applausi detenuto da Fantozzi quando dichiarò: "La corazzata Potemkin è una cagata pazzesca"

Basito!

:clap:
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da sundance76 » 03/08/2014, 16:26

Power, ma non è che presto vedremo qualche tuo bestseller in circolazione? :dance: :clap: :dance:
"Chi cerca di conoscere il passato capirà sempre meglio degli altri il presente e il futuro, e non soltanto nel nostro piccolo mondo di effimere quanto amate frenesie corsaiole." G. C.

https://www.youtube.com/watch?v=ygd67cDAmDI
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da 330tr » 03/08/2014, 18:22

:clap: :clap: :clap: :clap: :clap:

Che emozione!!!!! Mi è scesa una lacrimuccia...
Mi unisco a Sundance e rilancio; i tuoi scritti meritano ben più ampia platea!! E ribadisco i complimenti per lo stile SUPERBO.
In quanto al contenuto..magari!! Spesso mi sono chiesto e continuo a chiedermi davvero se non sia possibile un qualche tipo di ritorno del vecchio Furia tra le antiche e gloriose pareti..ma credo che sia troppo tardi. La cosa che continuo a non capire è la coltre di indifferenza scesa su Mauro all'interno del cavallino. Perlomeno mi aspettavo qualche ricordo, riconoscimento. ..invece non lo hanno nominato nemmeno quando è uscita la FF, ribadendo che è stata la prima e unica Ferrari mai vista dotata di 4wd..
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da Niki » 04/08/2014, 12:50

Bello.
Quoto 330, magari fosse...
Accontentiamoci di quello che abbiamo avuto, direttamente o indirettamente.
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il riportatore seriale di notizie, l'orgoglione (cit.)
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da luigi_1111 » 04/08/2014, 14:29

:clap: :clap: :clap: :clap: :clap: :clap: :clap:
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da Powerslide » 04/08/2014, 16:57

Grazie per tanta benevola considerazione. :oops:


P.S. La frase è quella sempre usata dal Drake in risposta alle lettere che riceveva dagli appassionati. 8-)

In quanto al pubblico ..... pochi ma buoni :clap:
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da Baldi » 05/08/2014, 10:56

ehm.... un "progetto è in corso d'opera.

Faticosamente ma c'è.




Quindi propondo di non mettere più nulla qua dentro :oops: e "scervellarsi" (voi che potete e soprattutto ne avete le doti) di realizzare altre perle del genere e lunghezza che preferite e conservarvele gelosamente alla bisogna.

Per ogni info in pvt :D


Ognuno è ben accolto, ovviamente!
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da 330tr » 09/09/2014, 17:41

Baldi ha scritto:.....
Quindi propondo di non mettere più nulla qua dentro :oops: e "scervellarsi" ...


Chiedo scusa se non ho seguito l'avviso, ma certe cose fluiscono spontaneamente dalla tastiera e seguono il filo della cronaca, pur essendo legate a epoche diversissime...


Premesso che mi piacerebbe davvero conoscere il pensiero e le reazioni del Drake sullo stato attuale della Ferrari (oh, se mi piacerebbe... ;) ), posto qui sotto a tal proposito un'antica storia, proveniente da un futuro non lontanissimo, sul'origine di un famoso marchio.

-----------------
Il piccolo Francesco era cresciuto in un mondo smaterializzato.
I suoi genitori avevano assistito all'ultima guerra, quella che aveva portato al completo smantellamento degli Stati Nazionali. Nulla più rimaneva delle organizzazioni geograficamente individuate sotto le quali suo bisnonno era vissuto.
Il Dio denaro aveva infine vinto, ma nella vittoria aveva in gran parte distrutto la sua stessa creatura. Le spinte centrifughe disgregatrici delle nazioni erano state incoraggiate e armate dalle grandi multinazionali, che intravedevano nella funzione regolatrice delle organizzazioni territoriali una limitazione al loro potere, da demolire definitivamente.
La sua nazione in particolare era stata particolarmente sfortunata, e la prima a crollare. A seguito della Grande Privazione - la pauperizzazione forzata della gran parte della popolazione allo scopo di renderla mera produttrice a basso costo - il popolo si era sollevato contro lo Stato Nazionale, che si era disgregato passando dapprima attraverso le Unioni Federali, poi organizzazioni di microstati, per le città stato, e infine in un’amalgama senza nome, distretti semideserti, enormi città sparse senza inizio né fine, porzioni di territorio, signorie senza padroni rette soltanto dal debole potere dei vari controllori locali, signorotti alle dipendenze delle caste economiche, emissari dei potentati stranieri ancora in grado di generare beni e servizi e di disporre di forze dell’ordine private a protezione dei loro beni.
La distruzione di ogni forma di controllo aveva portato all'espansione disordinata e caotica dell’edilizia, fomentata dalla casta dei costruttori, che senza freno costruivano disseminando il paesaggio di orribili e bassi blocchi costruiti indiscriminatamente sul territorio. Inizialmente ognuno di questi nuovi distretti era reso autonomo, indipendente e protetto, ma col tempo bande di predoni anarchici facevano razzie, rendendo la popolazione soggetta a continui trasferimenti in zone ritenute più sicure. Soltanto poche famiglie riuscivano ad assoldare guardie private per la propria sicurezza, e a loro volta si condensavano in nuovi gruppi abitativi, destinati però sempre più a migrare seguendo le microindustrie che nascevano e morivano a seconda dei periodi e delle opportunità sull’intero sconquassato territorio. La parola “precario” aveva ormai preso il posto della parola “cittadino”, tanto da rendersene un sinonimo. I campi avevano smesso di essere coltivati, a favore delle microcoltivazioni di fanghi algali, ben più produttivi e nutrienti. Il territorio assomigliava sempre più ad una vasta distesa cimiteriale, dove la natura non più controllata dall’uomo riprendeva lentamente possesso delle terre, seppellendo tra rovi e arbusti le antiche rovine abbandonate. Ora gran parte delle terre emerse erano sprofondate in questo caos medievale post-economico. E pareva ormai soltanto un miraggio raggiungere l'aldilà dell’Atlantico, per ora in salvo dalle devastazioni. Gli Stati Uniti del Nord avevano sigillato le frontiere, ed era impossibile non solo l’emigrazione, ma anche il semplice attraversamento del confine senza speciali permessi. Il terrore per la denazionalizzazione del resto del mondo li aveva isolati, rendendoli un’enorme isola militarizzata in mezzo ad un mare di frantumaglia informe in continua guerriglia. Eppure molti sostenevano che proprio da lì fosse partito il cancro della dematerializzazione capitalistica.
Francesco aveva 17 anni. Erano anni che aveva un chiodo fisso, un desiderio terribile. Aveva sentito che qualcun altro ci aveva provato. Ma nessuno poteva dire se ce l’aveva mai fatta. Aveva rubato un grosso pacco di fibra di vetro, una bombola d’ossigeno, delle resistenze, un pacco di gallette, un paio di litri d’acqua. E si era nascosto nel carrello del grande aereo mimetico, da dove quel signore scortato era uscito, e da dove sarebbe rientrato nel giro di qualche ora.
Si svegliò completamente bagnato, la pelle tesa e indurita, i muscoli contratti, un dolore alla testa lancinante. Ma vivo. Il suo ultimo ricordo era legato al rumore e al freddo micidiale che pareva volesse aumentare all’infinito.
Vagò a lungo, senza meta, come un lupo sperduto nell’immensità di una foresta. Conosceva poche parole di quella lingua, non essendo mai potuto andare a scuola, ma in poco tempo imparò a sopravvivere e comunicare, e riuscì infine a dirigersi a Nord e raggiungere la sua meta; arrivò in Candia, dove abbracciò i suoi lontani parenti. Erano passati tre lunghi anni di infinite tribolazioni.
Suo zio era concessionario di automobili. La sua famiglia lo era da generazioni. Molto tempo prima, e questo lo scoprì in seguito, importavano automobili europee, auto di lusso. Ora ovviamente non era più così, la chiusura delle frontiere aveva reso l’ultimo Stato completamente avulso dal resto del mondo già da molto tempo.
Francesco non riusciva a smettere di visitare il magazzino accanto alla grande officina, sommersa da un marasma di ricambi contemporanei e di antichi cimeli di vecchie glorie.
Un giorno un luccichio lo abbagliò, e intuì la presenza di un oggetto nascosto sotto varie cianfrusaglie. Lo liberò e raccolse, sentendosi irresistibilmente attratto da esso. Lo rigirò a lungo tra le sue mani, ripulendolo e lucidandolo alla bell’e meglio.
“Zio, cos’è questo?”, domandò indicando il rettangolino giallo, con all’interno l’effige di un animale nero ritto sulle zampe posteriori. E superiormente tre strisce colorate.
Lo zio parve traballare, sbiancando, come colpito da un improvviso malore. Francesco lo afferrò per un braccio, temendo di vederselo crollare da un momento all’altro. “Niente, non è niente. A volte i ricordi sembrano investirti come gigantesche ondate, e immergerti risvegliando con violenza terribili dolori mai sopiti. Quello? Non è nulla, non è più nulla. Credevo di non possedere più niente di... Puoi tenerlo, se vuoi. Anzi, mi piacerebbe davvero che lo prendessi tu. Solamente scorgerlo mi procura una grande sofferenza.”
Francesco non ebbe il cuore di chiedere di più, e strinse l’oggetto portogli dalla grossa mano dello zio.
Passarono gli anni. Francesco aveva legato ad una catenella il simbolo, tenendolo sempre al collo; l’aveva eletto a suo portafortuna. E la fortuna davvero pareva averlo toccato. La concessionaria, passata sotto il suo controllo, aveva assunto tutt’altro aspetto, passando da grande e confusionaria rivendita a florido punto di riferimento per l’intera regione. Lo zio era morto da qualche tempo, senza figli, lasciandogli in eredità una sconfinata passione per il mondo della locomozione su ruota, ma al contempo un vuoto incolmabile; un’enorme mancanza, un grande tassello mancava alla sua conoscenza della storia dell’auto. Qualsiasi riferimento alle creazioni del vecchio mondo parevano essere state cancellate. “Praticamente mai esistita”, rispondevano in coro tutti gli appassionati e i mezzi di informazione interpellati sulla storia dell’auto europea. I suoi ricordi di ragazzo si spingevano nel rimembrare quelle ridicole e silenziose carriole grigie, tutte uguali, che circolavano ai suoi tempi. Mezzi privi di valore, cancellati dalla storia. Ma che significato mai poteva avere quel simbolo che ora portava addosso e che aveva turbato così profondamente suo zio? Che cosa nascondeva? Che terribile segreto celava in sé?
Un giorno, finalmente, trovò un vecchio, ultracentenario, che lo mise sulla buona strada. Il suo ricordo era strano e confuso, probabilmente frutto a sua volta di racconti di altri. Pareva quasi più mitologia che realtà, ma qualcosa dentro di sé gli diceva che il vecchio non mentiva. Francesco cercò pazientemente di ricostruire le scalcagnate memorie dell’anziano; pressappoco parlava di auto a petrolio o simili, che venivano costruite aldilà dell’oceano. Vetture veloci, potenti, pericolose...vetture da sogno per la vita di tutti i giorni, e vetture da corsa per ricordare di essere vivi. Poi un giorno tutto cambiò. Il marchio venne sradicato dalla sua terra d’origine e portato proprio nel Nord America, dove nel tempo avrebbe subito un lungo declino, fino alla malinconica chiusura. Il suo ricordo soltanto era resistito sino alla Rivolta Patriottica, dove sarebbe stato distrutto assieme ad ogni altra forma di sentimentalismo legato alla vecchia Europa.
Francesco decise che era il momento di mettersi all’opera e partire. Decise che era il momento di ricercare l’origine di quel mito, e di trovare al contempo la sua origine, sperduta in una terra senza più connotati.
Una terra spogliata e abbandonata, e proprio per questo pronta a rinascere più rigogliosa che mai.

Si recò all’ambasciata per il rilascio dei permessi. “Firmi qui!” gli ordinò una voce perentoria. Francesco prese una penna a cui era particolarmente affezionato, dallo strano inchiostro viola, e scrisse a chiare lettere nome e cognome. Un nome americanizzato, un cognome che, ironia del destino, sarebbe passato alla storia. La voce tuonò nuovamente. “Bene, è tutto a posto, ha il permesso. Le auguro un buon viaggio, signor Frank Ferrari.”
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